Wolfburn “Hand Crafted” (46%, OB, 2016)

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Wolfburn Hand Crafted. Because the North remembers.

Stavolta niente whiskettini troppo anzianotti, che dopo un po’ annoiano: mi dedico al giovanissimo Wolfburn “Hand Crafted”, uno dei primi prodotti dell’eponima distilleria. Che poi non è vero che annoiano, è solo che in queste calde notte estive cariche di zanzare e calciomercato ogni tanto giova pure qualcosa di giovane e vibrante. In ogni caso, la distilleria, Wolfburn, è nuova di pacca: o meglio, attiva sin dal lontano e financo previttoriano 1822, fu tristemente chiusa e dismessa nel 1877. Nel 2013, però, dei prodi whiskettari hanno riaperto la distilleria di Thurso (cittadina portuale sulla costa settentrionale della Scozia), costruendo la nuova sede poco distante dal sito della vecchia Wolfburn, vicino al fiumiciattolo chiamato… [rullo di tamburi da logoro cliché]… Wolf Burn! OK, terminata la prefazione da wikipedia, dedichiamoci al whiskettino. Questo Wolfburn “Hand Crafted” ha solamente 3 anni, passati in botti ex-bourbon ed è stato imbottigliato a un ottimo 46% senza aggiunta di E150 e senza filtratura a freddo che dir si voglia.
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Laphroaig 10 Y.O. Cask Strength (59.2%, OB, 2016)

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Laphroaig 10 Cask Strength batch #008: un mostro di goduria che ritorna ogni anno. Sullo sfondo “Lui è tornato”, un libro su cui non posso ancora esprimere un giudizio visto che non l’ho ancora letto… ma il titolo mi sembrava appropriato.

Come ogni anno, Laphroaig rilascia gli imbottigliamenti del Laphroaig 10 anni Cask Strength, e finalmente riesco a recensire la versione 2016, ovvero il batch #008.

Ok, lo so, lo so che sono in ritardo e che è già uscita la versione 2017. Non posso farci niente però, ci sono troppi whiskettini da assaggiare… ah, che vitaccia!

Avevo già provato il batch #007 uscito nel 2015 e mi era davvero piaciuto, nonostante qualche cattiva recensione di alcuni miei amici whiskettari. Ma insomma, l’anno scorso durante le convulse settimane dopo la sua uscita, quando le bottiglie sparivano dal sito anglosassone come neanche la Gran Bretagna dall’EU, mi feci prendere la mano e ne ordinai una bottiglia. E sì, mi piacciono i passati remoti a caso. In ogni caso, me lo sono versato nel bicchiere alla faccia di Brexit.

Se non l’avete ancora notato sì, sto cercando in questo momento spudoratamaente di allungare il brodo per meri motivi grafici, quindi tollerate per favore questa frase insostenibile quanto la leggerezza dell’ essere e allacciatevi le cinture per la recensione.

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Nikka Taketsuru 21 Y.O. (43%, OB, ??)

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Nikka Taketsuru, un blended malt di 21 anni direttamente dal Giappone. Immagine a sx da whiskybase, e per i miei lettori più occhialuti: il WID sul sample è sbagliato, non è 45877, ma 45887.

Con queste calde serate estive non posso non pensare a viaggi e vacanze. E mi piacerebbe tantissimo tornare in Giappone e questa volta per un po’ di tempo, ma tra lavoro, cambio di città e vacanze gia’ programmate quest’anno pare chiaro che non succederà. Quindi come posso rimediare? Be’, qui non ci sono gli incredibili paesaggi giapponesi e nemmeno del ramen (per citare due robe a caso tra le tante), quindi non posso che consolarmi con l’alcol (sic). E oggi assaggio un Nikka Taketsuru di 21 anni che è più giapponese di Mai Dire Banzai. Avevo gia’ assaggiato il relativamente recente e poco caro Nikka Taketsuru NAS che non mi aveva conquistato del tutto. Oggi invece mi becco una delle versioni extralusso di questo blended whisky del Sol Levante, un blended malt (cioè un assemblaggio di single malts da distillerie diverse, in questo caso Yoichi e Myagikyo) di 21 anni (come sempre, il numero indica l’età minima del distillato presente all’interno della bottiglia). Vediamo come me la cavo. Continua a leggere

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South Shore Islay 8 Y.O. (48.8%, V&M, 2016)

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South Islay Shore 8 Years Old: a sx la foto della bella bottiglia direttamente da whiskybase. E sullo sfondo Il Re di Ferro, di Maurice Druon: perché Filippo il Bello avrebbe tranquillamente bruciato un paio di Templari in più pur di potersi scolare cotanto whisky.

Quest’oggi metto finalmente le mie grinfie su uno degli imbottigliamenti prodotti da Davide Romano e Fabio Ermoli. Mi trovo infatti di fronte al South Shore Islay, un single malt di 8 anni di cui però non ci dicono la distilleria. Le mie potenti facoltà investigative (che fanno apparire Rustin Cohle un povero mentecatto a confronto) mi hanno permesso di restringere la ricerca della distilleria d’origine a quelle della costa sud di Islay. In particolare, come già raccontato da Ben Altri (ad esempio qui e qui), le più classiche voci di corridoio sussurrano che si tratta di una distilleria che inizia con la L. e che non può essere nominata se non in imbottigliamenti originali della distilleria. E dunque di chi si tratterà? A voi, miei immaginari e immaginifici lettori, l’ardua sentenza. Io intanto mi ingurgito questo gioiellino come Rust si beve le sue birre: sparando vaccate filosofeggianti. OK, visto che sono fissato con lui quest’oggi, ho deciso che me lo porterò dietro nella recensione. Completamente senza motivo.

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C’eran tre piccoli Littlemill

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I tre piccoli porcellin… ehm, Littlemill che mi autosomministro oggi. Potete trovare le descrizioni su whiskybase qui, qui, qui e soprattutto qui! Sullo sfondo Mia suocera beve di Diego De Silva. Be’, il titolo mi sembrava abbastanza autoesplicativo.

Littlemill è una delle poche distillerie delle Lowlands scozzesi e una delle più antiche in assoluto. Questa introduzione sembra quella di un noioso tema delle medie, ma aspettate che la storia prende subito una piega (o una piaga?) decisamente più drammatica e pepata, e oserei dire finanche anche un poco tragica. Era il 1992, e in una notte uggiosa, con il cielo che piangeva lacrime amare quando dei malvagi e insensibili bulldozer si avvicinarono e demolirono la povera, innocente e inerme distilleria (come sempre trovate maggiori informazioni qui). THE END. E il lieto fine, direte voi? Non c’è, Littlemill rimane tristemente una distilleria chiusa e scomparsa. Ma molto romanticamente oggi invece dico chissenefrega, e penso piuttosto ai molti imbottigliamenti indipendenti che ancora escono e che ci permettono (ancora per un po’) di gustarci i frutti di questa piccola gemma. Quando si dice berci sopra, no? In particolare oggi mi dedico anima e fegato a tre Littlemill indipendenti, tutti poderosamente single cask, dai 18 ai 25 anni.

 

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Aberlour A’Bunadh #47 (60.7%, OB, 2014)

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Aberlour A’Bunadh batch #47! E sullo sfondo un volume a caso di Judge Dredd perché I AM THE LAW e decido io che diavolo mettere sullo sfondo. E giusto per fare il trasgressivo oggi non ho nemmeno messo l’immagine della bottiglia: andatevela a vedere su whiskybase!

Colpevolmente non avevo ancora recensito questo che è uno dei più famosi e accessibili sherry monster sul mercato: l’Aberlour A’Bunadh. Questo whiskettino è sicuramente nella top ten per gli OB coi nomi più originali, un po’ come il nome di questo famoso negozio di animali. Esce in lotti: ad oggi siamo già al batch #58, e invece io che ho la velocità recensiva di Thiago Motta agli ultimi Europei di calcio mi appresto a provare l’Aberlour A’Bunadh batch #47, imbottigliato nel 2014. A’Bunadh nel caro e buon vecchio gaelico vuol dire origine, come ci raccontano tra gli altri quegli infaticabili beoni di whiskyfacile qui. E loro che di batches ne hanno recensiti parecchi, mica come il pigro sottoscritto. Ma torniamo a noi, vado a immergere naso e pensieri (sporchi) in questo rosso e carichissimo whiskettino. Continua a leggere

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Mortlach 1995 (55%, Ri, 2015)

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Mortlach 1995-2015 della Riegger’s Selection. Sullo sfondo, una biografia di Napoleone che dai, sta bene su tutto.

Oggi assaggio un Mortlach 1995 della Riegger’s Selection, imbottigliato a 55% nel 2015. Riegger, importatori di vino, alcolici e orsù, persino imbottigliatori della Foresta Nera. Recentemente la distilleria di proprietà Diageo ha lanciato una nuova linea di imbottigliamenti ufficiali che non ho ancora avuto la fortuna di assaggiare. Come posso dunque reagire a questa mia imperdonabile mancanza? Be’, in allegria ed euforia non posso che molto prosasticamente sbattermene e mi rivolgo invece a uno dei tanti imbottigliamenti indipendenti che escono da questa particolarissima distilleria. Particolarissima anche per il suo strano metodo distillazione, che grazie a un impianto vetusto ma ben attivo produce un malto distillato 2.81 volte. No, non sto straparlando né dando numeri come alla tombola di Capodanno (mai giocato alla tombola a Capodanno), e per saperne di più come al solito vi rimando alle erudite spiegazioni del Whiskyclub ItaliaContinua a leggere

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Ballantine’s Finest (40%, OB, 2017)

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Zombies have issues, come questo whiskettino.

OK, questo sarà un post contestabile e risibile e pure disprezzabile. Intendo più degli altri su questi schermi. Assaggio oggi uno dei più venduti e conosciuti blended whisky sul mercato, il Ballantine’s Finest. È la versione base del range di Ballantine, il secondo brand di whisky scozzese più venduto nel mondo. Nel mischione (termine ultra-tecnico per definire questo whiskettino) ci sono oltre 50 single malt e quattro grain whisky. Oh, io a prescindere sono un indiscutibile e ineluttabile fan dei mischioni (e degli aggettivi a casaccio), sia chiaro. Dell’età non sappiamo un bel niente, e ho l’impressione che ci siano dei whisky supergiovani qui dentro. Il che non è di per sé un male, ovviamente, come testimonia il personaggio in questo video.

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Intervista con l’Imbottigliatore: Tom Skowronek

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Parte della selezione di Tom di Anam na h-Alba alla Hanse Spirit di Amburgo.

Per l’attesissima e richiestissima rubrica Interviste Possibili oggi mi dedico a un imbottigliatore tedesco: Anam na h-Alba, marchio lanciato da Tom Skowronek. Le prime bottiglie risalgono al 2011, e ormai Anam na h-Alba è un affermato attore nel variopinto panorama degli imbottigliatori indipendenti tedeschi. Ho conosciuto Tom su uno dei tanti forum sul whisky quando abitavo in Germania, e l’ho finalmente incontrato all’ultima Hanse Spirit, il febbraio scorso. Proprio lì abbiamo parlato della possibilità di questa breve intervista e Tom è stato così gentile da non essere scoraggiato dalla mia maglietta di Guerre Stellari e dalla mia (a voi ben nota) logorrea. Di seguito dunque l’intervista tradotta dall’originale tedesco, con le mie domande in grassetto e le risposte di Tom in corsivo. Ogni tanto tra le risposte troverete le mie note inopportune, le classiche NdS: Note del Sottoscritto.

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Old Pulteney 2006 (59.6%, MoS, 2016)

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Olod Pulteney 2006-2016 di Malts of Scotland, un giovane e rosso virgulto che promette molte gioie. Un po’ come il Sole dell’Avvenire (tra l’altro, un bellissimo libro di Valerio Evangelisti). L’immagine a dx? Da whiskybase.

Old Pulteney è una distilleria che nonostante i miei tentativi non mi ha ancora conquistato. E io, ovviamente per dovere di cronaca, non mi perdo d’animo neanche se me lo chiede l’Europa e mi verso un ulteriore whiskettino nel bicchiere: Old Pulteney 2006-2016, imbottigliato dai tedeschi di Malts of Scotland. Un giovane virgulto della distilleria di Wick dunque, imbottigliato a un tremendo 59.6% di alcol e invecchiato in un barile ex-sherry. La distilleria è famosa e apprezzata da molti maltomaniaci per il suo carattere unico e per la grande qualità dei suoi malti. Del core range finora ho solamente assaggiato l’espressione base, che non mi era dispiaciuta ma non mi aveva nemmeno lasciato a bocca aperta come il finale de I Soliti Sospetti. Che sia la volta buona che assaggerò un Old Pulteney che mi sorprenderà come ha fatto Verbal Kint? O mi dovrò invece accontentare di un qualcosa di noioso e melenso come Avatar? Continua a leggere

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