Glendronach 15 Revival: Old vs New

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Il Glendronach 15 Revival è stato per qualche periodo una delle più grasse godurie a prezzo contenuto per gli amanti di whiskettini invecchiati in sherry. Grande fu lo scoramento della Gilda Spaziale e dell’Impero tutto quando la distilleria delle Highland decise di chiudere i rubinetti di questa spezia maltata, e molti corsero ai ripari conducendo raid impropri tra mille negozi e rivenditori, facendo piazza pulita delle bottiglie per fini beverini e, tragicamente, speculativi. Alla notizia che la distilleria avrebbe re-introdotto una versione moderna di questa sherry bomb ormai divenuta fossile fece venire un colpo al cuore agli appassionati come quando J. J. Abrahams annunciò Episodio VII. Ma sarà all’altezza dell’originale, si chiedevano in molti? Sarà vera gloria o solo una trovata commerciale acchiappapolli? A me l’ardua sentenza!

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I 10 migliori whisky torbati – sotto i 50 euro

 

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Judge Death prende il posto di Judge Dredd per questa rubrica fumosa.

Torna una delle rubriche meno richieste e più arroganti di A Song of Ice and Whisky: oggi vi propongo infatti la listazza dei 10 migliori whisky torbati sotto i 50 euro! In questo caso il Vostro affezionatissimo si rimette il caschetto da Giudice e, chiedendo aiuto al più orripilante sbirro di Mega-City One, si infila in un tortuoso percorso affumicato, ricco torba e di mostri mutanti delle paludi scozzesi. Il Giudice Dredd non ama i discorsi fumosi e così chi ho al mio fianco in questa avventura è l’amabile Judge Death. L’immagine che potete ammirare qui sopra lo ritrae in un momento di relax, mentre si reca a fare il bagno a Bibione.  Continua a leggere

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Dalmore King Alexander III (40%, OB, 2012)

P_20190217_211852_LL-01Oggi mi sento senza alcun motivo di umore regale, e che c’è di meglio di un whiskettino dedicato a un re vero per coronare questa giornata? Dalmore King Alexander III è un’edizione speciale della distilleria che ha quell’istrione di Richard Patterson come master distiller. Il buon signor Alessandro III MacAlexander (o Alaxandair III Mac Alaxandair) fu bellamente re di Scozia nel XIII secolo, Tra una riconquista dell’Isola di Mann e l’altra, il buon Re Alessandro fu salvato da Colin di Kintail dalla furia di un enorme cervo incazzato durante una partita di caccia (e vorrei vedere voi come reagireste, se un Re Alessandro III qualunque tentasse di farvi la pelle). Dopo questo episodio il re concesse al Clan Mackenzie di usare il simbolo del cervo dalle corna a dodici punte come simbolo della casata. Furono proprio i discendenti questo Clan ad acquistare nella seconda metà dell’Ottocento la distilleria (oggi di proprietà di Whyte & Mackay), e ad adornare con questo cervaccio tutte le bottiglie di The Dalmore. Proprio in ricordo di questo fiabesco episodio è stata fatta questa edizione speciale, una delle più pregiate nel variegato core range di The Dalmore. Questa bottiglia è infatti l’elaborato frutto di ben sei cask finish: malti di età differenti maturati in botti ex-vino, ex-Madeira, ex-sherry, ex-Marsala, ex-porto ed ex-bourbon. E boja fauss, come esclamerebbe a questo punto Re Alexander! Continua a leggere

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Un tasting con Grant Macpherson

P_20190218_205349_LL-01Che io sia un fanboy della peggior specie delle distillerie di Campbeltown che non sono Glen Scotia è ormai cosa nota. Ergo, quando sul sito della distilleria hanno lanciato la bomba che Grant Macpherson, sales manager di Springbank per il Regno Unito, era stato spedito in giro nelle terre d’Oltralpe (Oltralpe per noi italici, dico) ho importunato un po’ tutti per capire i suoi spostamenti e riuscire ad andare a una sua degustazione. Dopo aver rotto le scatole a ufficio marketing, pagina Facebook ufficiale e persino perfetti sconosciuti che avevano come unica colpa l’aver creato un gruppo per questo “France Tour”, sono riuscito a rintracciare il povero Grant che mi ha detto che avrebbe tenuto una degustazione quella sera stessa in una enoteca alla Défense, l’Apogé. Come negarmi dunque la possibilità di bere dei whiskettini il lunedì sera?? Mi fiondo come un segugio e, dopo una breve introduzione sulla storia di Springbank e Kilkerran, si parte decisamente col programma beverino! Continua a leggere

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Bowmore 1997 (47,4%, V&M, 2018)

p_20181124_194232_ll-02.jpegAllora, all’ultimo Milano Whisky Festival mentre mi stavo stordendo col panettone al whisky di quegli istrioni di DolceMenteWhisky, sono casualmente capitato con il mio più vago fare da gnorri al banchetto di Valinch & Mallet, presenziato con maestria dal buon Davide Romano. Visto che Davide aveva argutamente alzato l’hype prima del festival pubblicando su Feisbuc questo imbottigliamento fatto per il terzo anniversario di Valinch & Mallet, io mi son precipitato da lui a elemosinarne un bel sample, così da gustarmelo in più sobrie situazioni (cioè non barcollando tra uno stand e una masterclass). In questo momento sono a Colonia dalla famiglia della mia dolce metà, ed essendo io un blogger compulsivo ho arraffato un paio di bottigliette prima di partire nel caso avessi avuto tempo e voglia di assaggiare qualcosa di buono la sera. Ebbene, eccomi qui, in compagnia di questo Bowmore di 21 anni! Distillato nel 1997 e imbottigliato nel 2018, ha passato tutto il tempo in un bel solido barile ex-bourbon. Bene, ha tutti i crismi per essere un bel modo per Davide Romano e Fabio Ermoli di festeggiare l’essere diventati ufficialmente whisky!

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Lochan Sholum 2003 (50.3%, MB, 2017)

P_20180504_114407_vHDR_Auto-01Qualche mese fa vi ho annoiato con una clamorosa intervista a Martin Diekmann, capo supremo e fondatore di Maltbarn. In concomitanza con l’intervistazza, ne approfittai per acquistare con un amico due bottiglie delle sue release dell’anno scorso. Una di queste è il misterioso, oscuro, tenebroso e un po’ losco Lochan Sholum 2003-2018, un whiskettino di Islay che ha passato 14 anni in una botte ex-sherry. Da quale distilleria viene? Be’, vi posso dire che viene dalla costa sud-orientale e inizia con la L. In particolare, è quella che non ama troppo avere il suo nome su bottiglie indipendenti… quindi forse forse la provenienza potete immaginarvela! Per sostenermi nella recensione di questo bell’imbottigliamento tedesco, ho chiamato il meno italiano degli attori italiani: abbiamo qui con noi la grande, poliedrica, multinazionale, fascinosa e poco toscana stella di Stanis La Rochelle!
Benvenuto Stanis, come ti senti?
Stanis: Che straordinario odore di whisky! Mi sento a casa! E vi invidio signori, sì! Voi artigiani che lavorate con mano e con occhio, con sapienza. Ed è per rispetto profondo della concretezza che trasuda da queste pareti che io mi sento di esprimere un mio umile pensiero: andatevene affanculo tutti! Appena posso la mollo questa intervista, sì! Sto scherzando! Sto scherzando! Sto in gran forma!

Cominciamo benissimo, vedo. Spero di essere all’altezza della professionalità e della scomodità del mio ospite odierno.
Stanis
Poi se sei in difficoltà, Seppia, mi guardi, eh? Io sono talmente vero in degustazione che porto con me questa specie di alone di credibilità che ti risucchia dentro.
Non sono così d’accordo che mi chiami “Seppia”, ma grazie in ogni caso del supporto.

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Clynelish 1996 (48%, LMDW, 2017)

Quando mi sono trasferito a Parigi a fine 2017 non ho potuto fare a meno di passare dalla Maison du Whisky, il leggendario negozio di Rue d’Anjou. Ammirato e con la lingua a penzoloni tra bottiglie incredibili e sensuali, addocchiai incuriosito la Collective Collection, una selezione di whiskettini fatta proprio dalla Maison. A differenza della collezione Artist (di cui ho recensito un ottimo Clynelish qui), ormai stabilmente sinonimo di whiskettini single cask di gran qualità e di gran classe, questa nuova selezione presenta assemblaggi di barili (da qui il nome). Consigliato da un ottimo commesso che mi fa snasare la sua bottiglia dall’armadietto, io mi butto su questo Clynelish del 1996. Il ventenne in questione è la bottiglia Collective Collection #1.3, ed è il frutto del matrimonio di due barili ex-sherry. E “Blessed Be the Fruit“, come direbbero a Gilead, ma probabilmente subito dopo mi fucilerebbero per aver bevuto dell’alcol. Sulla bottiglia, come sulle altre della collezione, c’è un dipinto: alcuni artisti contemporanei con background diversi hanno lavorato indipendentemente sulle etichette delle diverse bottiglie. Il Clynelish qui si becca un “October in Paris“, di James Purpura, un colorista americano che “dipinge la musica”, traducendo i suoni che ascolta in immagini. Ci fosse Bonolis a questo punto comincerebbe a ripetere “sinestetico” per una dozzina di volte, il Conte Mascetti invece indicherebbe lo scappellamento a destra. E il whisky? Sarà sinestetico pure lui? O magari solo si vede che stuzzica? Continua a leggere

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Intervista con l’Imbottigliatore: Fabio Rossi

p_20181110_192926_ll-01Bene, è passato un buon mese e mezzo dal mio ultimo post (le vacanze giustificano la mia pigrizia?) e quindi eccomi nuovamente qui a pestare tasti come se fosse antani. Oggi riprendo col botto, con un’intervistona da leccarsi i baffi! Alle mie noiosissime domande si sottopone infatti Fabio Rossi, patron di Wilson & Morgan.

Reduce dall’incetta di medaglie piovute all’ultimo Milano Whisky Festival, la ditta di questi poderosi e iperattivi imbottigliatori indipendenti è attiva dal 1992 e ha una interessantissima storia che risale al nonno di Fabio, Giuseppe, di cui potete gustarvi i dettagli qui. Dopo aver goduriosamente gustato a Milano diverse ottime bottiglie al loro fornitissimo stand ho contattato via mail Fabio Rossi che gentilmente si è sottoposto al mio imbarazzante interrogatorio. Io a questo punto evito di dilungarmi troppo nell’introduzione e riporto il più fedelmente possibile, come un cronista d’altri tempi, domande e risposte di questa nuova intervista con l’imbottigliatore.

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Caol Ila 1980 “The Smokery” (46%, Wy, 2013)

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Ogni tanto mi capita sotto le grinfie un sample di cui poi mi dimentico tragicamente, e questo è proprio il triste, tragico caso di questo Caol Ila imbottigliato da Wemyss Malt, da loro denominato “The Smokery“. Come la maggior parte degli altri imbottigliamenti della famiglia di imbottigliatori con sede a Edimburgo, è stato diluito a un onestissimo 46% di alcol prima dell’imbottigliamento. Dato l’esagerato ritardo della mia recensione, questo Caol Ila 1980-2013 è ormai di difficile reperimento, ma lo si può ancora scovare se guardate bene e se vi sentite cacciatori di whiskettini. Volete gli estremi del ricercato? Eccoli:

Barile di maturazione: ex-bourbon.
Numero di bottiglie: 322.
Età: 33 anni.
Segni particolari: Etichetta azzurro marcio.
Libidine: Garantita.

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Arran 1996 Sherry Wood (54%, CA, 2016)

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Arran 1996-2016 imbottigliato da Cadenhead! Sullo sfondo, il vecchio mulino di Vernon, costruito verso il XVI secolo su un ponte medievale del XII secolo.

Era da un po’ che non mi avventuravo sull’Isola di Arran per gustarmi qualcosa dell’eponima distilleria. E oggi lo faccio assaggiando sto sample che mi ero portato in un giretto in bici tra Giverny e la Val-d’Oise. Perché che cosa c’è di meglio di un superalcolico dopo qualche decina di km in bici? Be’, probabilmente la lista su cosa c’è di meglio per il corpo è molto lunga… ma alla fine me ne son bevuto solo metà sample, quindi non crocifiggetemi, pliiiis. E torniamo al whiskettino qui, questo bell’Arran del 1996, imbottigliato nel 2016 da Cadenhead dopo aver passato più di 19 anni in un barile ex-sherry (sherry fino, per i più precisini). Ci sono (c’erano) 258 bottiglie di questo pinguino imbottigliato a 54%, e io mi sono accaparrato in una succosa miniatura da scolarmi nei posti più scenici dei dintorni. Continua a leggere

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