Un blind tasting coi Sopranos (Parte Prima)

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“You woke up this morning, got yourself a gun. Mama always said you’d be the Chosen One.”

Avete anche voi un amico che vuole male al vostro fegato? Ecco, io ne ho diversi. Uno di questi è un tenebroso omone calabrese in trasferta permanente a Monaco di Baviera. Per proteggere la sua identità e per ricordare la sua sugosa passione naturalista per questo grosso carnivoro, lo chiamerò qui Orso Calabro. Con questo magnifico esemplare di urside qui ci siamo spesso ritrovati a dissertare su quanto clamorosamente fantastica e complessa sia la serie The Sopranos. Ricordo serate amburghesi passate a insultare Uncle Jun, a esaltare i capelli di Silvio Dante, a sognare la Meadow delle ultime stagioni. Complice dunque un recente acquisto in comune, il nostro eroe è stato così generoso da donarmi un massiccio set di otto (OTTO!) sample. Rimembrando romanticamente il nostro infognamento per la serie americana menzionata prima, ha subdolamente evitato di dirmi cosa fosse cosa e ha appiccicato su ogni bottiglietta un’etichetta col nome di un personaggio dei Sopranos. Conscio della mia incapacità, per sbeffeggiarmi pubblicamente mi ha invitato ad assaggiarli alla cieca e a pubblicare il risultato sul blogghettino. Accetto tremebondo la sfida e mi accingo a fare questo blind tasting a casa dei Sopranos! Continua a leggere

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Fettercairn Fior (42%, OB, ca. 2016)

P_20180823_190735_vHDR_Auto-02Oh ma c’è una distilleria che fa whiskettini con unicorni e non me l’ha detto nessuno? Il Fettercairn Fior è l’entry level di questa distilleria delle Highlands, ed è un NAS maturato in barili ex-bourbon e rifinito in botti ex-sherry. A differenza degli unicorni, questo Fior non è per niente raro, e sempre a differenza dei cavalli cornuti non è bianco ma di un bell’arancione. Probabilmente colorato e imbottigliato a un curioso 42%, il Fettercairn Fior prende il nome dal termine gaelico (ettepareva) per “vero, puro”. È stato lanciato nel 2010 per rilanciare il nome di questa distilleria di proprietà del gruppo White & Mackay che a dirla tutta non godeva di una fama troppo edificante. E allora beviamocelo sto whiskettino “vero e puro”! Continua a leggere

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Nel frattempo al whisky festival #4: Whisky Live Paris 2018

Il Whisky Live Paris è uno dei più grandi festival whiskettari in Europa, ed abitando qui a Parigi non potevo esimermi dall’ubriacarmi malamente dal visitare attentamente questo show pazzesco. A differenza di altri festival qui si paga un biglietto di ingresso più costoso: 60 euro per un “discovery pass” e 120 per l’accesso all’area VIP. Essendo io un povero ricercatore tirchiarello mi sono limitato al discovery pass, che includeva comunque accesso a moltissimi stand e… bevute illimitate! Insomma, mi ci fiondo con grande attesa. Organizzato benissimo, il festival si trova nella bella cornice della Cité de la Mode et du Design, un bell’edificio sul bordo della Senna. Ci sono molti stand dedicati alle varie distillerie e la prima che incontro è Belgian Owl, il whiskettino prodotto nella distilleria belga che da tempo immemore cerco di visitare. Purtroppo essendo io su alcune cose organizzato quanto Paperoga non riesco mai ad organizzare un weekend a Fexhe-le-Haut-Clocher… Ma anche per questo esistono i whisky festival! Quindi è proprio dal Belgio che parte la mia avventura al mio primo Whisky Live: e come vedrete, sarà un’avventura luuuuunga e beverina! Continua a leggere

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Una visita a Whisky Südholstein

P_20180816_141504_vHDR_Auto-01.jpegQuest’estate, mentre me ne stavo allegramente ad Amburgo, ho deciso di improvvisare una visita a un relativamente nuovo negozio del nord della Germania, Whisky Südholstein. Il piccolo negozio (finora principalmente un online shop) di Thomas e Sandra si trova nel ridente paesino di Büchen, nel Land del Schleswig-Holstein (i nomi facili erano finiti), e da Amburgo lo si può raggiungere in comodi quaranta minuti di treno. In stazione al mio arrivo trovo il buon Thomas ad attendermi, biondo e sorridente – lo riconosco perché indossa una fiammeggiante maglietta dell’Ardbeg Day 2018. Nel viaggio in macchina mi racconta di essere originario di Brema, ma di essersi trasferito nella piccola Büchen (circa 5600 abitanti) molti anni fa per lavoro. Qui ha conosciuto Sandra, che l’ha convinto a convertire la sua passione per il distillatazzo scozzese in un negozio online. Sandra era un’insegnante, e dopo aver lasciato il suo ultimo lavoro ha dedicato le sue energie a creare e organizzare il negozio. E nel frattempo si è pure appassionata di whiskettini (in particolare quelli di islay, dice)… e come darle torto? Continua a leggere

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Springbank 12 Y.O. Cask Strength (54.1%, OB, 2016)

P_20180823_223517_LL-01Come probabilmente sapete se mi leggete ogni tanto, io ho una fissa con la Banca Primavera di Campbeltown e trovo particolare godimento nei suoi prodotti. Uno dei miei preferiti per rapporto qualità/prezzo solitamente maestoso è lo Springbank 12 anni Cask Strength: ne avevo già recensita una versione qui (il batch #10 per la precisione), e oggi cerco di descrivere un altro batch, il 12. Ogni batch ha un miscuglio di barili un po’ diverso, questo in particolare è il frutto dello sposalizio di distillati invecchiati per il 65% in barili ex-sherry e per il 35% in barili ex-bourbon. Queste edizioni hanno ancora un’etichetta “vecchia”, cioè non sfoggiano quell’orribile nuova livrea che fa a gara in bruttezza con l’oggettivamente tremenda seconda maglia del Napoli del 2013/2014. In realtà di quello che il whiskettino indossa m’interessa relativamente, l’importante è quanto è buono, no? E SPOILER ALERT: questo qui è davvero godurioso.

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Tamdhu 2006 (64.3%, vW, 2015)

P_20180611_225119_NT-02Tamdhu non è proprio una delle mie “go to” distillerie, ma questo allegro Tamdhu 2006, un single cask imbottigliato da quegli olandesoni di van Wees nel 2015 mi ha sempre molto sconfinferato. Avevo assaggiato questo whiskettino “blind” nel vecchio gruppo di sostegno di appassionati di malto di Amburgo quando ancora vivevo nella bella città anseatica. Io come sapete alla cieca ne capisco quanto Paperoga di meccanica statistica, e l’avevo scambiato per un whiskettino molto più vecchio e mai e poi mai avrei pensato a una quantità di alcol così mastodontica e macistica. Quello che mi consola è che pure gli altri, pur disponendo di un palato molto meno ignorante del mio, non ci avevano preso manco per sbaglio. Insomma, mi è piaciuto molto, e visto anche il prezzo non proibitivo decisi di acquistarne una bottiglia. Qualche anno dopo la bottiglia sta finendo, e cerco malamente e maldestramente qui di raddrizzare e radunare le mie impressioni. Continua a leggere

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The Circus (49%, CB, 2016)

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Giusto per il nome me lo son portato dietro persino a Fontainebleau: dopo la scalata è una vera manna!

Un altro interessantissimo blended della Compass Box, questo The Circus che mi autosomministro oggi. Oltre alla bottiglia che come al solito è di un bello assurdo e impossibile, a noi whiskettari sbevazzanti interessa come al solito soprattutto il contenuto. Ecco a questo proposito l’ottima Compass Box di solito ci delizia sul suo simpatico sito con una ricetta dei componenti del whiskettino che nemmeno le ricette di mia nonna. Anzi, sicuramente meglio delle ricette di mia nonna, che molto spesso sostituiva la ricetta vera e propria con un giustificatissimo “lascia perdere che non sei capace, faccio io”. Leggendo quindi questa simpatica accozzaglia di dati uno si stupisce che, al contrario di quanto accade per le altre release della scatola col compasso, in questo caso la composizione del The Circus è avvolta dal mistero. Sappiamo che il 15.4% è un malto proveniente da Benrinnes invecchiato in barili ex-sherry (first fill), e il 26% è fatto da grain whisky, ma per il resto siamo avvolti da una nebbia più fitta che quella di una mattina di novembre nell’Astigiano. La storiella che ci sta dietro è che nemmeno loro sanno che cosa ci sia stato dentro i misteriosi vecchi barili che compongono il whiskettino qui presente e che li hanno trovati per caso. Ma forse, come insegna il Gran Maestro Giucas Casella, ci stanno ingannando e questa storiella non è altro che frutto di prestidigitazione.

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Bunnahabhain 1989 (40.3%, C&S, 2016)

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Per non farmi mancare niente mi son portato questo Bunnahabhain 1989-2016 fino in punta al Rocciamelone (qui a 3538 m). Mica male la vista… e nemmeno il whiskettino.

Di Babadabubi ne ho provati diversi, ma un single cask è un single cask, e questo Bunnahabhain, distillato nel 1989, selezionato da Andrea Caminneci e imbottigliato nel 2016 mi fa gola quanto una nuova stagione di Bojack Horseman. Caminneci era la mente che fino al 2017 si celava dietro alle serie di C&S Dram, ma che purtroppo ha deciso di smettere e di liquidare la sua attività. Oggi il tedeschissimo (ma di chiare origini italiane) Andrea lavora come responsabile vendite per il settore whisky presso la compagnia Schlumberger (importatore in Germania, tra gli altri, di Benromach e Kavalan) e ha portato con sé nel suo nuovo lavoro il marchio C&S Dram. Ecco dunque spiegata la continuazione degli imbottigliamenti C&S anche quest’anno, cosa che all’inizio mi aveva lasciato un più interdetto del vigile Paolini mentre ascolta il Conte Mascetti. Il gentile imbottigliatore teutonico responsabile di cotanto whiskettino ci somministra generosamente anche una pletora di informazioni: distillato il 20 ottobre del 1989 e imbottigliato il il 26 settembre del 2016 ha quindi passato oltre 26 anni in una botte ex-bourbon. Il grado alcolico in realtà è molto basso, giusto poco sopra uno striminzito 40%: dal momento che questo whiskettino non è stato diluito, il povero barile faceva probabilmente più acqua della difesa della Juventus a Cardiff. Continua a leggere

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Kavalan Solist Vinho Barrique (58.6%, OB, 2015)

P_20180806_230845_LL-01Purtroppo anche quest’anno le mie mete vacanziere mi portano troppo distante da Taiwan, dove avrei molto volentieri visitato anche la distilleria di Kavalan. Ho già assaggiato un paio di Solistsingle cask di grande qualità e prezzo altrettanto imponente – qui e qui, e per completare la serie non mi resta che cimentarmi nel Kavalan Solist Vinho Barrique. Imbottigliato nel settembre del 2015, era stato distillato il nel febbraio del 2012 e quindi ha passato i canonici tre anni in un barile che in cui avevano riposato vini bianchi e rossi (numero W120217023A, per i curiosi). La distilleria di Formosa fa spesso questo tipo di esperimenti, ma ovviamente essendo i solisti qui tutti provenienti da barili differenti, pure il risultato di cotali assoli sarà diverso. In ogni caso questo sample c’ho, quindi per ora devo accontentarmi di lui… e insomma, ci sono situazioni peggiori, dai. Nel bicchiere è più scuro di Carlo Conti, sembra quasi un porto. E invece no, è un whiskettino e io me lo scolo alla facciazza dei Toscani. Che, come tutti sanno, “con quella “c” aspirata e con quel senso dell’umorismo da quattro soldi, i Toscani hanno devastato questo Paese” (La Rochelle et al., 2007).

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Tobermory 10 Y.O. vs Ledaig 10 Y.O.

P1000095Be‘, tempo che mi beva un altro entry level va, che non si vive di soli single casks. Anzi, il Comitato sai che fa? Se ne beve due qui: un bel Tobermory 10 anni e un Ledaig 10 anni. Qualche anno fa avevo pure visitato la bella Isola di Mull in compagnia del mio immancabile compagno di sventure Jancarlo Magalli. La distilleria è piccola ma non minuscola (in realtà ha ben 8 alambicconi: 4 wash stills e 4 spirit stills) e impatta abbastanza la vita di Tobermory, la minuscola capitale dell’isola. Alla fine della visita ci avevano fatto provare le due espressioni base della distilleria: appunto il Tobermory 10 anni e il Ledaig 10 anni. Alle mie noiose domande sulle differenze nella produzione dei whiskettini, la guida (che avremmo rivisto completamente sverso la sera al pub) ci disse che sono maturati in maniera esattamente speculare, e pure invecchiati analogamente in barili ex-bourbon. La differenza sta nel malto torbato che va nel Ledaig, preso direttamente dalla vicina Islay. Mi scende una lacrimuccia nel ricordare la bella Mull, così piena di verde e di pecore e di zozze serate nei pub in cui i whiskettini e i birrini scorrono a fiumi. Ma bando alle ciance e alla nostalgia, che c’ho ben due recensioni da scrivere. Continua a leggere

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