Visita alla Teeling Distillery

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Il logo della fenice che risorge dal pot still è tamarro quanto un tatuaggio tribale ma ispira violenza sufficiente.

Torno a raccontarvi un po’ del mio viaggio in terre irlandesi che se no faccio passare troppo tempo e mi impantano. Dopo due settimane di gironzolamenti più o meno ricchi di alcol e pioggia, dopo camminate e cadute imbarazzanti nel fango e nella torba dopo essermi perso nella nebbia, dopo essere sopravvissuto indenne all ciclone Ophelia, son ritornato a Dublino. E proprio a Dublino mi son trovato a visitare una delle più attive tra le nuove distillerie nel dinamico panorama irlandese: Teeling! La distilleria è organizzata come un museo, e permette un fantastico tour nella storia della distillazione in Irlanda dagli inizi alla grande crisi del whiskey irlandese dell’inizio del Novecento, fino alla nascita della moderna Teeling. È una vera e propria full immersion nella tradizione e nella storia del whiskettino irlandese quella offerta, organizzata strabene e davvero molto interessante. Mi sono dunque lasciato guidare in questo viaggio nel tempo come se fossi stato in una puntata di Ciao Darwin, però senza donnine in vestitini succinti. Continua a leggere

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Fettercairn 1990 (51.1%, JWWW, 2014)

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Fettercairn 24 anni di Jack Wieber! Sullo sfondo Io, Claudio di Robert Graves. Perché? Be’, a dir la verità, non me lo ricordo, e questo davvero non depone a mio favore.

Jack Wieber è un imbottigliatore tedesco con base a Berlino. Dei suoi imbottigliamenti mi hanno sempre colpito le etichette, a volte un po’ retrò, a volte un po’ stravaganti, a volte semplicemente sature di sfide al buongusto e al buonsenso. Questo Fettercairn 1990-2014 fa parte della bella linea di imbottigliamenti “Great Ocean Liners“, che commemora i grandi transatlantici a vapore del passato, ai tempi di Leonardo di Caprio quando sbraitava che era il re del mondo. Io mi sono un po’ innamorato di questa linea e appena riesco ne arraffo sample con la stessa mania irresponsabile di Fassone e Mirabelli lo scorso calciomercato. Fettercairn è una di quelle distillerie un po’ così, ignorate dai più, ma che ogni tanto tira fuori delle gemme che non ti aspetti. Si trova nelle Highland, a… (rullo di tamburi d’ordinanza) Fettercairn. Di solito il suo distillato va a finire nei blended di White&MacKay, ma recentemente se ne esce pure con espressioni single malt (e. g., il Fettercairn Fior). Questo single cask di Boba Fett-ercairn, invece, dopo essere stato distillato nel 1990 ha passato ben 24 anni in un barile ex-bourbon prima dell’imbottigliamento. Bello no? Speriamo che sia anche buono, che non ho nessuna voglia di cambiare la mia idea sulla collezione Great Ocean Liners di Jack Wiebers Whisky World.

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Glen Keith 1967 Connoisseurs Choice (46%, GM, 2006)

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Glen Keith 1967-2006 di Gordon & MacPhail. Il Mago del Caos annoia i suoi seguaci con le sue tasting notes, mentre la Mummia delle sue chiacchiere se ne fa un baffo e si dirige inarrestabile verso il bicchiere. L’orco in primo piano, invece, oltre che fuori fuoco è pure astemio.

Sarà che col recente trasloco mi son reso conto dell’imbarazzante e nauseante numero di bottigliette e sample ancora da provare, ma mi sento in dovere etilico di dare una bella botta alla mia collezioncina. Ecco che quindi oggi mi dedico a una delle mie distillerie-feticcio: Glen Keith. In particolare mi butto su un vecchietto, un whiskettino distillato nell’ormai lontano 1967. Per dire, all’epoca era in pieno vigore democristiano il poco gaudente Moro III e Felice Gimondi vinceva spavaldo il Giro d’Italia. Di questi avvenimenti, però, il buon Glen e l’ottimo Keith (oggi mi sento in forma sulle freddure) se ne sbattevano altamente e distillavano il loro delizioso malto ignari delle italiche faccende. Imbottigliato da Gordon & MacPhail nel 2006, fa parte della storica serie Connoisseurs Choice, una delle più antiche collezioni di whiskettini dell’orbe terracqueo. Iniziata negli Anni Sessanta, questa fortunata serie continua tutt’oggi e regala a noi porci perle come questo Glen Keith 1967-2006 qui.

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Benromach 35 Y.O. (43%,OB, 2016)

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Annunciazione, annunciazione! Benromach 35 anni qui, mica cafonate!

Allora, nel marzo 2016 iniziavo questa mia avventura alcolico-bloggistica proprio con un articolo sul mio amatissimo Benromach 10 anni. Oggi ho deciso invece di provare uno dei più vecchi imbottigliamenti di questa distilleria: il grasso e lussurioso Benromach 35 anni. Ne ho arraffato un sample alla Hanse Spirit 2017 di Amburgo, e dopo vari tentennamenti in queste vacanze natalizie ho deciso di aver finalmente trovato la perfetta occasione per provarlo (da qui le statuette della foto, rubate al tradizionale presepe dei miei). E per perfetta intendo perfetta come l’interpretazione di Adriano Celentano in Segni particolari: bellissimo, o perfetta come la capigliatura di Ivan Zazzaroni. Questo trentacinquenne (quindi fortunosamente ancora più vecchio di me) è stato invecchiato per oltre tre decadi in barili di quercia (della cui provenienza non sappiamo nulla), ci dice la distilleria. Dovrebbe essere scevro di colore (mi pare che Benromach non colori come politica), ma sulla filtratura I know nothing (Ygritte et al., personal communication), come dico spesso con una cit. ormai abusata. Continua a leggere

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Lagavulin 16 Y.O. (43%, OB, 2016)

P_20170920_211406_SRES-01E ci siamo, finalmente volgo la mia attenzione su un’edizione del primo vero single malt di cui mi ricordi bevute consapevoli. Il whisky che mi ha fatto innamorare e da cui è scaturito questo sperperotremendodienergieedanaro noiosonerdismoalcolico pacato e morigerato interesse verso il mondo del distillato di cereali. Il Lagavulin 16 anni. Nella mia testa dopo questa premessa al solo nominarlo sarebbero dovuti scrosciare applausi telematici e arrivare ballerine e ballerini in vesti succinte a esaltare il pathos dell’annuncio come neanche nei momenti più bui di Ciao Darwin. Purtroppo non è successo, quindi vado avanti. Maturato per oltre 16 anni in un mix esplosivo di botti ex-sherry ed ex- bourbon, è un imbottigliamento storico ormai, ed è l’unico whiskettino della distilleria a non uscire in batches (il fratellino a grado pieno, infatti, consiste di edizioni limitate, come questo qui). Ormai avvolto in una mistica aura di perfezione e santità come nemmeno Paolo Brosio, fa venire l’acquolina in bocca solamente a pronunciarne il nome. Provate a ripetere liturgicamente (volevo infilare questo avverbio da qualche parte oggi) con me: La-ga-vu-lin, La-ga-vu-lin, La-ga-vu-lin… e adesso basta che devo andare a bermelo. Continua a leggere

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Nel frattempo al whisky festival #3: Whiskybase Gathering 2017

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L’altr’anno il Gathering di Whiskybase mi era piaciuto un botto, come da simpatico resoconto qui. Siccome poi quest’anno il lavoro e la vita mi ha portato più vicino a Rotterdam, mi son chiesto: perché non svegliarsi a un’ora imbarazzante di sabato, prendere un treno a casaccio dall’altra parte di Parigi per andare a sbevazzare whiskettini al Maassilo di Rotterdam? Quest’anno, purtroppo, il mio caro Jancarlo Magalli, fido accompagnatore dello scorso festival, non ha potuto partecipare, e ho dovuto assemblare al suo posto una truppa raccogliticcia di personaggi abbastanza disperati e disagiati da accompagnarmi in questo viaggetto. Per proteggere le loro identità, e perché anche nella realtà sembrano usciti da una pessima barzelletta (c’erano un italiano, un tedesco, uno svizzero e un greco…), mi riferirò a loro con nomi fittizi che non lasceranno trasparire per niente le loro origini e che ignoreranno finalmente i comuni e abusati stereotipi che associano le nazionalità al cibo. I componenti di questa spedizione guidata dal Vostro Affezionatissimo sono stati, in ordine di molestia: il tremendo Bratwurst, l’insopportabile Emmental, e il debosciato Gyros, che a dirla tutta ha passato l’intero festival strafatto in stato semimeditativo. Ordunque, immerso fino al collo nei ricordi dei danni fatti da questa gloriosa Compagnia del Cicchetto, ecco a voi la mia recensione del Whiskybase Gathering 2017 e dei suoi highlight. Continua a leggere

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Arran 10 Y.O. (46%, OB, 2015)

P_20170913_220415_vHDR_Auto-01Torno prepotentemente su un entry level, che non si vive di soli Karuizawa (come se ne avessi mai bevuti). Questo simpatico whiskettino nato sull’isoletta del Firth of Clyde è il prodotto base della variegata offerta della distilleria. Variegata perché, da brava distilleria giovane, ha passato e passa molto tempo a sperimentare con una pletora di cask finish (con risultati devo dire ogni tanto un po’ alterni, come per esempio in questo caso qui). L’Arran 10 anni, invece, è il frutto di una maturazione effettuata solamente in botti ex-bourbon, in cui il distillato spogliato di vari fronzoli e merletti dovrebbe farla da padrone. Stranamente stavolta non ho molte altre baggianate da dire, quindi per la vostra gioia spingo il piede sull’acceleratore e vado tremendisticamente all’assaggio.

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Bunnahabhain 1980 (46.6%, SD, 2014)

P_20171011_104450_vHDR_Auto-01Un nuovo Babadabubi, questa volta imbottigliato da Speciality Drinks nel 2014. Questo Bunnahabhain 1980 è un single cask (sì sì, ve lo do il numero del barile: 847945, giocatevelo adesso!) è stato maturato in un barile ex-sherry per oltre 34 anni e imbottigliato a 46.6%. Non so molto altro tranne che già solo leggendo queste informazioni sono pompato come dopo aver visto Thor Ragnarock. Dai, concedetemelo, è uno dei migliori film Marvel mai fatti e di sicuro il migliore su Thor! In ogni caso, è stato uno dei whiskettini che mi sono portato nel mio recente viaggetto in Irlanda e la foto che vedete è stata scattata agevolmente a Keem Bay, su Achill Island. Perché ve lo dico? Così, perché ho in fondo una vocazione da guida turistica con un pessimo senso dell’orientamento e perché davvero è uno di quei posti che lasciano senza fiato. E non per il mio scarso allenamento al trekking. Insomma, con un paesaggio così spero che il Babadabubi quinon deluda! Continua a leggere

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Balblair 2005 (46%, OB, 2016)

P_20170806_153433-02Oggi addento un Balblair 2005-2016, un whiskettino di 10 anni di una distilleria fin troppo trascurata (da me in primis). Balblair rilascia edizioni con il l’anno di distillazione, in generale tutte non filtrate, non colorate e imbottigliate a un buon 46%. Ho già assaggiato un loro ottimo vintage 1990 e oggi lascio l’anno di Ritorno al Futuro III per dedicarmi all’anno di Guerre Stellari III: La vendetta di quei porci dei Sith! Controllate pure, il titolo è quello. Maturato per una decina d’anni in barili ex-bourbon, è un whiskettino giovane e interessante e sono impaziente di assaggiarlo. Ora basta con le chiacchiere dunque, che il Lato Oscuro mi chiama. Come quando Anakin chiedeva al buon Sheev Palpatine: “E’ possibile bere questi whiskettini?” e lui, dall’alto della sua saggezza Sith diceva: “Non in un bar Jedi”.

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Bowmore 15 Y.O. Laimrig (54.1%, OB, 2014)

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Il Bowmore 15 “Laimrig” è un’ulteriore espressione quindicenne con rifinitura in sherry della più antica distilleria di Islay. Il curioso nomignolo che significa “molo” in gaelico non è l’unica cosa a distinguerlo dal già sbevazzato Bowmore 15 Darkest. A differenza del fratellino del core range, infatti, questa bestiaccia è imbottigliata a grado pieno, per un’esperienza goduriosa da farsi rizzare i peli della lingua (boh, sono andato a ruota libera qui). Il nome “Laimrig” richiama il molo dove in tempi non sospetti era scaricato l’orzo usato per la produzione del nostro amato distillato. Questa edizione del Bowmore portuale è invecchiata in botti ex-bourbon e poi ha subito una ripassata di almeno un anno in botti ex-sherry. È un imbottigliamento limitato a circa 18000 bottiglie, dicono i potenti mezzi dell’internette (e tu vai a fidarti), ma a dirla tutta sulla bottiglia non c’è scritto un bel niente. Quindi continuo a crogiolarmi nell’ignoranza più assoluta che tanto c’ho la bottigliazza davanti e vedo di godermelo anche senza ulteriori informazioni. Continua a leggere

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