Aberlour A’Bunadh #47 (60.7%, OB, 2014)

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Aberlour A’Bunadh batch #47! E sullo sfondo un volume a caso di Judge Dredd perché I AM THE LAW e decido io che diavolo mettere sullo sfondo. E giusto per fare il trasgressivo oggi non ho nemmeno messo l’immagine della bottiglia: andatevela a vedere su whiskybase!

Colpevolmente non avevo ancora recensito questo che è uno dei più famosi e accessibili sherry monster sul mercato: l’Aberlour A’Bunadh. Questo whiskettino è sicuramente nella top ten per gli OB coi nomi più originali, un po’ come il nome di questo famoso negozio di animali. Esce in lotti: ad oggi siamo già al batch #58, e invece io che ho la velocità recensiva di Thiago Motta agli ultimi Europei di calcio mi appresto a provare l’Aberlour A’Bunadh batch #47, imbottigliato nel 2014. A’Bunadh nel caro e buon vecchio gaelico vuol dire origine, come ci raccontano tra gli altri quegli infaticabili beoni di whiskyfacile qui. E loro che di batches ne hanno recensiti parecchi, mica come il pigro sottoscritto. Ma torniamo a noi, vado a immergere naso e pensieri (sporchi) in questo rosso e carichissimo whiskettino. Continua a leggere

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Mortlach 1995 (55%, Ri, 2015)

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Mortlach 1995-2015 della Riegger’s Selection. Sullo sfondo, una biografia di Napoleone che dai, sta bene su tutto.

Oggi assaggio un Mortlach 1995 della Riegger’s Selection, imbottigliato a 55% nel 2015. Riegger, importatori di vino, alcolici e orsù, persino imbottigliatori della Foresta Nera. Recentemente la distilleria di proprietà Diageo ha lanciato una nuova linea di imbottigliamenti ufficiali che non ho ancora avuto la fortuna di assaggiare. Come posso dunque reagire a questa mia imperdonabile mancanza? Be’, in allegria ed euforia non posso che molto prosasticamente sbattermene e mi rivolgo invece a uno dei tanti imbottigliamenti indipendenti che escono da questa particolarissima distilleria. Particolarissima anche per il suo strano metodo distillazione, che grazie a un impianto vetusto ma ben attivo produce un malto distillato 2.81 volte. No, non sto straparlando né dando numeri come alla tombola di Capodanno (mai giocato alla tombola a Capodanno), e per saperne di più come al solito vi rimando alle erudite spiegazioni del Whiskyclub ItaliaContinua a leggere

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Ballantine’s Finest (40%, OB, 2017)

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Zombies have issues, come questo whiskettino.

OK, questo sarà un post contestabile e risibile e pure disprezzabile. Intendo più degli altri su questi schermi. Assaggio oggi uno dei più venduti e conosciuti blended whisky sul mercato, il Ballantine’s Finest. È la versione base del range di Ballantine, il secondo brand di whisky scozzese più venduto nel mondo. Nel mischione (termine ultra-tecnico per definire questo whiskettino) ci sono oltre 50 single malt e quattro grain whisky. Oh, io a prescindere sono un indiscutibile e ineluttabile fan dei mischioni (e degli aggettivi a casaccio), sia chiaro. Dell’età non sappiamo un bel niente, e ho l’impressione che ci siano dei whisky supergiovani qui dentro. Il che non è di per sé un male, ovviamente, come testimonia il personaggio in questo video.

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Intervista con l’Imbottigliatore: Tom Skowronek

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Parte della selezione di Tom di Anam na h-Alba alla Hanse Spirit di Amburgo.

Per l’attesissima e richiestissima rubrica Interviste Possibili oggi mi dedico a un imbottigliatore tedesco: Anam na h-Alba, marchio lanciato da Tom Skowronek. Le prime bottiglie risalgono al 2011, e ormai Anam na h-Alba è un affermato attore nel variopinto panorama degli imbottigliatori indipendenti tedeschi. Ho conosciuto Tom su uno dei tanti forum sul whisky quando abitavo in Germania, e l’ho finalmente incontrato all’ultima Hanse Spirit, il febbraio scorso. Proprio lì abbiamo parlato della possibilità di questa breve intervista e Tom è stato così gentile da non essere scoraggiato dalla mia maglietta di Guerre Stellari e dalla mia (a voi ben nota) logorrea. Di seguito dunque l’intervista tradotta dall’originale tedesco, con le mie domande in grassetto e le risposte di Tom in corsivo. Ogni tanto tra le risposte troverete le mie note inopportune, le classiche NdS: Note del Sottoscritto.

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Old Pulteney 2006 (59.6%, MoS, 2016)

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Olod Pulteney 2006-2016 di Malts of Scotland, un giovane e rosso virgulto che promette molte gioie. Un po’ come il Sole dell’Avvenire (tra l’altro, un bellissimo libro di Valerio Evangelisti). L’immagine a dx? Da whiskybase.

Old Pulteney è una distilleria che nonostante i miei tentativi non mi ha ancora conquistato. E io, ovviamente per dovere di cronaca, non mi perdo d’animo neanche se me lo chiede l’Europa e mi verso un ulteriore whiskettino nel bicchiere: Old Pulteney 2006-2016, imbottigliato dai tedeschi di Malts of Scotland. Un giovane virgulto della distilleria di Wick dunque, imbottigliato a un tremendo 59.6% di alcol e invecchiato in un barile ex-sherry. La distilleria è famosa e apprezzata da molti maltomaniaci per il suo carattere unico e per la grande qualità dei suoi malti. Del core range finora ho solamente assaggiato l’espressione base, che non mi era dispiaciuta ma non mi aveva nemmeno lasciato a bocca aperta come il finale de I Soliti Sospetti. Che sia la volta buona che assaggerò un Old Pulteney che mi sorprenderà come ha fatto Verbal Kint? O mi dovrò invece accontentare di un qualcosa di noioso e melenso come Avatar? Continua a leggere

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Glenrothes 1997 (55,3%, ANHA, 2016)

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Glenrothes 1997-2016 imbottigliato da Anam na h-Alba: The Colour of Magic! Sì, lo so, sto bestemmiando Terry Pratchett, ma il colore del whiskettino me l’ha davvero fatto venire in mente! Foto a dx, come da tradizione, da whiskybase.

Glenrothes, un altro frutto saporito e maltoso della bella Speyside scozzese. Oltre a una serie di imbottigliamenti ufficiali, il grosso della produzione va a finire in The Famous Grouse e Cutty Sark, mentre in questo caso ho sotto naso, oibó, un’edizione indie. Il poderosissimo whiskettino sotto esame è un Glenrothes 1997-2016 imbottigliato da Anam na h-Alba, imbottigliatori tedeschi della Ruhr, invecchiato in un attivissimo barile ex-sherry. Allora, avevo provato tempo fa un altro Glenrothes 1997-2016 invecchiato in sherry, e mi aveva entusiasmato come neanche la prospettiva di un nuovo film su Deadpool. A proposito, il film? Visto una volta: capolavoro. Visto due volte: meh. Spero che questo Glenrothes mi renda più duraturamente entusiasta. Continua a leggere

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Highland Park 21 Y.O. (40%, OB, ca. 2012)

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Highland Park 21 anni, più delicato e sofisticato che rude e smanacciante vichingo. Sullo sfondo, Vikings: The North Atlantic Saga, una bellissima monografia sull’incredibile avventura dei simpatici Norreni in Groenlandia, dalla scoperta di Erik il Rosso alla loro tragica scomparsa. Sì, mi affascinano le epopee tragiche. Ah, foto a dx da whiskybase.

Era da un po’ che non mettevo il becco in un qualche vichingone delle Orcadi. Quest’oggi ho deciso di investire tempo e neuroni su una versione più vecchiotta del nostro amato whisky nordico: un Highland Park 21 anni. Imbottigliato a 40%, fa parte del nutritissimo core range della distilleria di Kirkwall, e il loro  simpatico sito ci dice che è un whiskettino “dinamico”. Chissà che significa, mi pare la descrizione di un giovane milanese in carriera negli anni Ottanta, un dinamico personaggio in giacca e cravatta che parla a voce troppo alta con un enorme cellulare in mano, per intenderci. Non mi sarei aspettato un “dinamico” nella descrizione di un maturo whisky vichingo, ma sarò io che sono prevenuto e che mi fisso giusto un poco con gli aggettivi. Come se poi io non ne usassi tanti completamente a sproposito nelle mie parossistiche tasting notes (taaaac, dice il dinamico milanese di prima). Continua a leggere

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Balvenie 15 Y. O. Single Barrel (47.8%, OB, 2015)

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Balvenie 15 Single Barrel #2806! Sullo sfondo, Il Profumo di Suskind. Perché secondo me quel fino profumiere di Jean-Baptiste Grenouille non avrebbe esitato troppo a uccidere per questo naso.

Balvenie rilascia ogni anno delle edizioni di 15 anni single cask, invecchiate di solito in poderosi e attivissimi barili ex-sherry. Questo Balvenie 15 anni Single Barrel (cask 2806) ha ricevuto una hype fuori dal normale, neanche fosse la maglietta sudata di Justin Biber a un concerto pieno di dodicenni. Hype comunque superata da quella che si e’ creata furibonda attorno al cask 2807. Mi sono accaparrato con altri amici maniaci di Amburgo un sample di questa release ed ecco a voi miei cari lettori il mio umilissimo giudizio. Dunque dunque dunque, cos’abbiamo qui? Un 15 anni invecchiato solamente in un barile di quercia ex-sherry, sexy come Jessica Rabbit e il suo vestito rosso.  Continua a leggere

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Benromach Peat Smoke: 2005 vs 2006

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Benromach 2005 (a dx) vs Benromach 2006 (a sx). Sullo sfondo, Fleisch ist mein Gemüse di Heinz Strunk. Perché. mi chiederete? Sarà per la carnosità del whisky? Nah, è piuttosto perché avevo quello sottomano.

Oggi provo un paio di Benromach. Vi avevo già detto che mi piace questa distilleria? Ci sono anche stato, un paio di anni fa. Bellissima visita, buonissimi whiskettini, visto che ci avevan fatto provare, oltre al 10 anni ufficialmente incluso nel prezzo, anche il 15 anni, il 10 anni 100 proof e il Benromach Peat Smoke. Questa è una versione fortemente torbata del malto prodotto in distilleria: uno Speysider tobato? Ma non è questa forse un’aberrazione, un po’ come vedere Auriemma tifare per la Juventus? Be’, no. Già nel classico Benromach 10 la distilleria affumica parte del malto, e alcune distillerie (Ardmore, per esempio) usano la torba da sempre. Siccome il Benromach Peat Smoke cambia un poco ogni anno, con diversi gradi fenolici e con età differenti, mi son detto: perché non provare due versioni diverse, e vedere cosa cambia? Ovviamente sarebbe stato più interessante confrontare una delle prime edizioni con una delle ultime, invece ho sotto sample solo quella del 2014 e quella del 2015, quindi accontentatevi. In ogni caso il Fumo di Torba qui è in tutte le sue declinazioni un whisky giovane, molto torbato (ma va?), e invecchiato in una botte ex-bourbon (first fill, per giunta!). Lasciate ogne sherry, voi ch’intrate.

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Intervista con l’Imbottigliatore: Davide Romano

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L’offerta di Valinch & Mallet allo Spirit of Scotland 2017 di Roma.

Sono sopravvissuto all’ultimo whisky festival a Roma, lo Spirit of Scotland 2017. Penso ne farò un piccolo report non appena avrò tempo, nel frattempo se voi curiosoni volete più info ne trovate a iosa qui. Al festival, tra un dram e l’altro e prima di crollare mbriaco sfinito la sera, ho annoiato lungamente Davide Romano. Co-fondatore con Fabio Ermoli di Valinch & Mallet, italianissimi imbottigliatori indipendenti di rum e whisky, Davide si è coraggiosamente e pazientemente prestato a una breve intervista col vampiro (il vostro affezionatissimo qui). Sul loro bellissimo sito trovate informazioni su di loro, sul loro range e sulla loro filosofia, qui sotto invece trovate la mia prima “Intervista Possibile” (cit.).  Continua a leggere

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