La mia prima Islay – Parte 1: Arrivo e Ardbeg open day

P_20180601_185915_vHDR_Auto-01Come vi ho anticipato da qualche tempo – e come ha intuito chi segue la pagina feisbuc, sono tornato da un (troppo breve) giretto a Islay, la regina delle Ebridi. Ho deciso per una volta di non viaggiare solo come un cane come mio solito, ma sono riuscito a convincere altri quattro compagni ad aggiungersi a questa Compagnia del Whiskettino. Tra i compari di sventura spicca il celebre Jancarlo Magalli, già cooptato nelle mie disavventure durante la mia prima visita al Whiskybase Gathering di Rotterdam. Gli altri componenti della raccogliticcia Ciurma dello Schifo sono due miei amici storici: l’Esperto, che deve il suo nome alla rinomata modestia e al suo estremamente umile atteggiamento verso il mondo, e il Marcio, il cui nomignolo invece ricorda lo strano fenomeno di cui è affetto: col passare degli anni egli rimane esternamente eternamente uguale a se stesso, ma internamente marcisce inesorabilmente. Una specie di Ritratto di Dorian Gray delle interiora. A questo gruppo già ricco di imbecillità si è aggiunto per puri fini di sfruttamento del patrimonio un amico dell’Esperto, il Muschio (così chiamato per l’afrore emanato, affine a quello umido e parzialmente decomposto del muschio sfagno di cui Islay è così ricca).

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Glengoyne 21 Y.O. (43%, OB, ca. 2016)

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Glengoyne 21 con vista sulle Cliffs of Moher. Mica male.

Allora, allora, che dire… Oggi davvero non posso fare a meno di dedicarmi a un bel Glengoyne! Questo Glengoyne 21 anni (la nuova versione con l’etichetta nera) è figlio della famosa distilleria con un piede in due regioni – Glengoyne infatti come probabilmente ben sapete distilla nelle Highlands e matura nelle Lowlands. Possiamo dire che la distilleria soffre di un disturbo distillatico bipolare? Possiamo, perché questo è il mio blog e io come ben sapete sono stato campione regionale di freddure dal 1998. Sbam, proseguiamo. Allora, questo Glengoyne 21 anni è una delle espressioni più vetuste del core range (esiste anche un Glengoyne 25 anni che ancora non ho avuto la gioia di provare). Maturato esclusivamente e ultraselettivamente in soli barili ex-sherry, ha un 43% di grado alcolico e un’età che comunque incute un certo rispetto. Ciurma, avanti tutta che si beve! Continua a leggere

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Octomore ‘Comus – 04.2/167 ppm’ (61%, OB, 2012)

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Octomore Comus: non un whiskettino per deboli di torba.

Octomore è la versione più violenta e incazzusa di Bruichladdich, quella generata da esperimenti al limite della più estrema e bizzarra follia che hanno permesso alla distilleria di realizzare i whiskettini più torbati dell’Orbe Terracqueo. Quello che mi tracanno oggi non fa eccezione e so già che mi prenderà a mazzate il palato. Aspettate che arriva l’annunciatore, sentiamolo:

<<All’angolo sinistro, con 167 ppm di fenoli, alla domanda “Come ti senti oggi?” risponde sempre: “Cattivo come la fame”. Ecco a voiiiiii… Octomore Comus!>>

Octomore Comus – 04.2/167 ppm è un’edizione relativamente vecchiotta, imbottigliata nel 2012 e contiene un poderoso whiskettino invecchiato per circa 5 anni in barili ex-bourbon e poi rifinito in botti ex-Sauternes, e per la precisione Château d’Yquem, che la povertà a Bruichladdich a quanto pare fa schifo. Il fatto poi che questo sia uno dei vini preferiti da Hannibal Lecter di sicuro non è un caso.
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Lagavulin Distillers Edition (43%, OB, 2014)

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Che whiskettino portarsi dietro per una gita al parco? Be’, un Lagavulin Distillers Edition 1998-2014 non è una cattiva idea (l’etichetta che dice “2015” sta mentendo).

Io continuo con il mio programma di allenamento pre-gita a Islay, che ovviamente consiste in un tour de force strenuo e durissimo. E parte del training concerne una maggiore conoscenza del classico, intramontabile e roboante Lagavulin. Oggi in particolare mi occupo di una delle celebri e celebrate Lagavulin Distillers Editions: questo qui è un Lagavullo distillato nel 1998 e imbottigliato nel 2014 – l’indicazione sul sample è tragicamente e sinistramente sbagliata, ma essendo io l’allievo alticcio di Hercule Poirot me ne sono accorto. Rispetto al classico Lagavulin 16 anni ha una rifinitura ulteriore in barili ex-sherry (ex-Pedro Fucking Ximenez, per l’esattezza). Queste edizioni cambiano da anno ad anno, un po’ come le edizioni del Lagavulin 12, ma il metodo di produzione è analogo. Questa roba delle Distillers Edition, che aggiungono un’extra rifinitura all’edizione standard del malto, è uno dei marchi di fabbrica delle distillerie appartenenti al gruppo Diageo – come appunto la nostra cara, affezionatissima, diversamente giovane e sempiternamente adorata Lagavulin.  Continua a leggere

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Springbank 17 Y.O. Sherry Wood (52.3%, OB, 2015)

P_20180423_221659_LL-01Era da un po’ che non mi dedicavo alla mia Banca Primavera preferita! E oggi mi becco un’edizione speciale, un whiskettino invecchiato per ben 17 anni in barili unicamente ex-sherry (first fill e refill): ecco a voi, signore e signori, lo Springbank 17 anni Sherry Wood! Sono state prodotte meno di 10000 bocce di questa bellezza: io per non saper né leggere né bere, ho recuperato un sample ed eccolo qui adesso sotto le mie gengive (che bella immagine poetica). In ogni caso, ogni tanto Springbank rilascia whiskettini in cui specifica parossisticamente il tipo di maturazione (cfr. il più recente Springbank 14 anni Bourbon Wood, per esempio). Come sapete ho generalmente un debole irrevocabile e irreprensibile per i prodotti della simpatica combriccola di Campbeltown: vista poi la relativamente giovine età delle normali release e il prezzo di quelle più anzianotte, è con trepidante attesa e tenebrosa voglia che arraffo il bicchiere di questo Springbank che in Corea del Nord e in Missouri avrebbe già raggiunto la maggiore età.  Continua a leggere

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Intervista con l’Imbottigliatore: Martin Diekmann

P_20180504_114233_vHDR_Auto-01Torna oggi per la vostra gioia l’attesissima, inafferrabile e ineffabile rubrica “Intervista con l’Imbottigliatore”! E l’ospite odierno è Martin Diekmann, Megadirettore Clamoroso di Maltbarn, poderoso imbottigliatore della Germania del nord. In particolare, Maltbarn è di base a Stadland, in Bassa Sassonia, presso la foce del Weser. Un territorio fatto di bassopiani paludosi e ricchi di storia e di torbiere, quello del Wesermarsch. Un territorio che dal 2011 fornisce grazie appunto al lavorone di Martin whiskettini indipendenti, e proprio quest’anno Maltbarn ha celebrato la sua centesima bottiglia con un prepotente Sprinbank di 26 anni. Ho bevuto diversi suoi imbottigliamenti tra festival e cene eleganti senza Nicole Minetti. E senza eleganza, e senza cena. Ma in ogni caso, mi son generalmente piaciuti molto (qui trovate il resoconto di un blind tasting con suoi imbottigliamenti del 2016). Così, dopo l’uscita delle ultime bocce ho deciso di contattarlo ed eccovi il risultato, intervallato come al solito dalle mie temutissime Note del Sottoscritto (NdS). Continua a leggere

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Un paio di Supernovae

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Ho chiesto al mio amico astrofisico una concisa spiegazione scientifica sul nome scelto da Ardbeg per descrivere questi whiskettini e la sua risposta è stata: “Una supernova è un’esplosione stellare, la fine col botto di una stella massiccia. È anche fondamentale per la formazione di elementi vitali, e può avere la luminosità di una galassia intera. Detto questo, come nome per un whisky torbato non se ne poteva trovare uno meno ovvio e ruffiano?”. Be’, conciso è stato conciso, ma il problema rimane: che c’entrano ste robe da turbonerd coi nostri amati whiskettini? Be’ proprio nulla, a parte questa tremenda trovata pubblicitaria di Ardbeg che collega inimmaginabili esplosioni stellari alle edizioni più torbate della sua linea: le temutissime Ardbeg Supernova releases. Ecco oggi di supernove ne assaggio ben due che tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto è che two Ardbeg is megl che one.

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Kilkerran 12 Years Old (46%, OB, 2016)

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Kilkerran 12 anni: buono, migliore, ottimo (cit.)!

E finalmente ecco la mia non richiesta opinione su quello che dalla maggior parte dei mortali è considerato uno dei migliori bang for your buck sul mercato whiskettaro (whiskettistico? whiskettale?) degli ultimi anni. Il Kilkerran 12 anni è il primo prodotto del core range della rivitalizzata distilleria Glengyle. Questa antica distilleria di Campbeltown abbandonata nel 1925 fu rimessa in funzione nei primi anni Duemila grazie all’intervento della sempre ottima Springbank. Dal 2004 è ricominciata la produzione, e dal 2009 Glengyle ha cominciato a mettere sul mercato delle apprezzatissime bocce a tiratura limitata: la serie Work in Progress. I lavori in corso, finalmente, sono terminati nel 2015, perché dall’anno seguente la nostra cara distilleria lancia questo bambinone. Il qui presentissimo e simpaticissimo Kilkerran 12 anni. è costruito sulla base di un mix di barili ex-sherry (30%) ed ex-bourbon (70%), e adesso basta che vi ho annoiato abbastanza. Vado a bere. Continua a leggere

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Laphroaig 1998 (54.8%, MoS, 2016)

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Laphroaig 1998-2016: un capolavoro. Sullo sfondo, il Palazzo del Louvre.

Visto che ho recentemente organizzato con dei pazzi scatenati un weekend lungo a Islay a inizio giugno, non trovo di meglio da fare che immergermi nella Vorfreude e recensire un altro bel Laphroaig! Quello di oggi è un imbottigliamento indipendente un Laphroaig del 1998, imbottigliato nel 2016 da Malts of Scotland (questo qui, per intenderci). Malts of Scotland, di cui ho già recensito un paio di whiskettini, è un attivissimo imbottigliatore tedesco che dal 2005 ha messo in bottiglia un sacco di single casks (whiskybase parla di oltre un migliaio di imbottigliamenti, boia de’). Il Laphi di oggi ha dunque diciotto (o diciassette?) anni, non è filtrato ed è imbottigliato a grado pieno (54.8%) come parte del “Warehouse Range“, una collezione disponibile solamente nel negozio di Malts of Scotland a Paderborn. Che poi porca miseria, io ci andrei anche a Paderborn, ma si trova nel Triangolo delle Bermude tedesco, vicino al fantomatico comune di Bielefeld per intenderci! Insomma, visitare la loro “stylish warehouse” per ora è fuori discussione, vediamo di gustarci piuttosto questo sample scampato alle grinfie dei produttori.

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Per un pugno di Bruichladdich

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Come diceva il Saggio: Un deux troisTarari comme ci comme ça.

Oggi mi ributto su una serie di bottiglie che ad oggi sono tragicamente più o meno introvabili. Ma oh, io i sample ce li ho e allora tanto vale annoiare voialtri che mi leggete. I tre whiskettini di stasera son tutti molto diversi tra loro, e penso che questo possa essere utile per tentare di dare una flebile impressione dell’incredibile varietà offerta dai prodotti della distilleria. Tale varietà è presente già negli imbottigliamenti ufficiali (rappresentati infatti da ben 3 serie differenti – Bruichladdich, Port Charlotte e Polveredasparo Octomore). Oggi, invece, concentro me e il mio tartassato fegatazzo su tre imbottigliamenti indipendenti, che come accennato sono ormai irreparabilmente irreperibili: due Bruichladdich e un Port Charlotte. E allora visto che oggi me ne toccano ben tre, sotto con le mie irrintracciabili tasting notes.

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