Bunnahabhain 1980 (46.6%, SD, 2014)

P_20171011_104450_vHDR_Auto-01Un nuovo Babadabubi, questa volta imbottigliato da Speciality Drinks nel 2014. Questo Bunnahabhain 1980 è un single cask (sì sì, ve lo do il numero del barile: 847945, giocatevelo adesso!) è stato maturato in un barile ex-sherry per oltre 34 anni e imbottigliato a 46.6%. Non so molto altro tranne che già solo leggendo queste informazioni sono pompato come dopo aver visto Thor Ragnarock. Dai, concedetemelo, è uno dei migliori film Marvel mai fatti e di sicuro il migliore su Thor! In ogni caso, è stato uno dei whiskettini che mi sono portato nel mio recente viaggetto in Irlanda e la foto che vedete è stata scattata agevolmente a Keem Bay, su Achill Island. Perché ve lo dico? Così, perché ho in fondo una vocazione da guida turistica con un pessimo senso dell’orientamento e perché davvero è uno di quei posti che lasciano senza fiato. E non per il mio scarso allenamento al trekking. Insomma, con un paesaggio così spero che il Babadabubi quinon deluda! Continua a leggere

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Balblair 2005 (46%, OB, 2016)

P_20170806_153433-02Oggi addento un Balblair 2005-2016, un whiskettino di 10 anni di una distilleria fin troppo trascurata (da me in primis). Balblair rilascia edizioni con il l’anno di distillazione, in generale tutte non filtrate, non colorate e imbottigliate a un buon 46%. Ho già assaggiato un loro ottimo vintage 1990 e oggi lascio l’anno di Ritorno al Futuro III per dedicarmi all’anno di Guerre Stellari III: La vendetta di quei porci dei Sith! Controllate pure, il titolo è quello. Maturato per una decina d’anni in barili ex-bourbon, è un whiskettino giovane e interessante e sono impaziente di assaggiarlo. Ora basta con le chiacchiere dunque, che il Lato Oscuro mi chiama. Come quando Anakin chiedeva al buon Sheev Palpatine: “E’ possibile bere questi whiskettini?” e lui, dall’alto della sua saggezza Sith diceva: “Non in un bar Jedi”.

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Bowmore 15 Y.O. Laimrig (54.1%, OB, 2014)

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Il Bowmore 15 “Laimrig” è un’ulteriore espressione quindicenne con rifinitura in sherry della più antica distilleria di Islay. Il curioso nomignolo che significa “molo” in gaelico non è l’unica cosa a distinguerlo dal già sbevazzato Bowmore 15 Darkest. A differenza del fratellino del core range, infatti, questa bestiaccia è imbottigliata a grado pieno, per un’esperienza goduriosa da farsi rizzare i peli della lingua (boh, sono andato a ruota libera qui). Il nome “Laimrig” richiama il molo dove in tempi non sospetti era scaricato l’orzo usato per la produzione del nostro amato distillato. Questa edizione del Bowmore portuale è invecchiata in botti ex-bourbon e poi ha subito una ripassata di almeno un anno in botti ex-sherry. È un imbottigliamento limitato a circa 18000 bottiglie, dicono i potenti mezzi dell’internette (e tu vai a fidarti), ma a dirla tutta sulla bottiglia non c’è scritto un bel niente. Quindi continuo a crogiolarmi nell’ignoranza più assoluta che tanto c’ho la bottigliazza davanti e vedo di godermelo anche senza ulteriori informazioni. Continua a leggere

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Bushmills Premium Tasting

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Sono stato in viaggio in giro per l’Irlanda e state tranquilli che oltre a vedere paesaggi incredibili o ad assistere al passaggio dall’ex-uragano Ophelia, ho avuto il tempo anche di dedicarmi a un passatempo a noi tutti carissimo. In altre parole, mi sono scolato anche diversi whiskettini. E quale posto migliore per cominciare una full immersion nella cultura del whiskettino irlandese se non da Bushmills, nell’Irlanda del Nord? Dopo giorni passati nel relativo isolamento della costa occidentale, mi dirigo volenteroso e ormai assetato verso, appunto, l’omonimo villaggio di Bushmills, poco distante dalle spettacolari quanto affollate pietrazze basaltiche della Giant’s Causeway (visitatele all’alba, ve ne prego, che ne vale la pena senza la massa che le attanaglia dalle 11 in poi). A questo punto mi sento pronto e d’animo abbastanza romantico per una sbevazzata in distilleria. Ora, Bushmills è la distilleria più antica d’Irlanda, essendo stata legalizzata già nel lontano 1608, e i tour standard in sostanza sono due: il tour classico, che con un moderato esborso di 8 sterline permette la visita in distilleria e di scolarsi tre whiskettini, e il più comprensivo “premium tasting“, che titilla il palato del bevitore con l’intero range della Bushmills. Indovinate quale ho scelto io? Ecco, appunto. Continua a leggere

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Glendronach Galore

P_20170910_202745_vHDR_Auto-02Glendronach, una delle distillerie che più fanno uso di barili saturi di torbido, violento, sozzo e deliziossimo sherry. Quest’oggi ho deciso che non me ne basta uno, ma come un ghiotto Whinny the Pooh davanti al suo miele saturo di stupefacenti, me ne verso ben tre. Son tutti versioni single cask del malto delle Highlands, famoso come accennato per i suoi invecchiamenti in cui lo sherry ha la moderazione di Ramsay Bolton. Ogni anno Glendronach rilascia questi imbottigliamenti speciali specificandone il vintage, e oggi assaggio tre millenovecentonovantatré. Come i celebri trentatré trentini che entrarono a Trento, trotterello verso i tre bicchieri da me predisposti. Non posso che quindi tacitarmi e andare deciso e con cattive intenzioni verso le mie multiple tasting notes di difficile pronuncia. E ho appositamente usato uno scioglilingua con molte “r”, visto che nella vita reale non riesco a dirle. Maledetto rotacismo.

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Spice Tree Extravaganza (46%, CB, 2016)

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Spice Tree Extravaganza: la bottiglia è bellissima, come tutte quelle della Compass Box. Sullo sfondo un complesso libro di Michael Cisco, complesso quanto il bouquet (oh sì, ho detto bouquet) di questo whiskettino.

Quei burloni della Compass Box rilasciano ogni tanto edizioni extra-lusso. In particolare, questo Spice Tree Extravaganza è una specie di upgrade del classico Spice Tree, già recensito su questi schermi in tempi non sospetti. I Compass Box sono apertissimi su come fanno i whisky (gran punto di merito per loro), e sul loro sito ci danno pure la ricetta usata per questo blend. È il frutto di una fantasmagorica combinazione di malti da Glen Ord (da barili ex-sherry – first fill), Benrinnes (da barili ex-sherry – first fill), Allt-A-Bhainne (da barili ex-bourbon), e da una combinazione di “hybrid casks” di blend precedenti (trovate la ricetta originale qui). A differenza del parente povero da cui prende il nome è un’edizione limitata a poche migliaia di bottiglie, ma in comune con il normale Albero delle Spezie è imbottigliato a 46%, senza filtratura a freddo né colorazione. Non so voi ma con queste info alla mano mi vien voglia di bermelo tutto d’un fiato. Insomma, una hype intensa quasi quanto quella che mi ha presto quando ho visto il trailer di Alien: Covenant… purtroppo.

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Migliori 10 whisky sotto i 75 euro (2017)

Da sempre sono stato stregato dal potere ipnotico delle liste. Da piccolo facevo liste per tutto, per i compiti da fare, per gli allenamenti, per i miei personaggi preferiti delle Tartarughe Ninja (Donatello rules, è inutile che cerchiate di convincermi del contrario)… E quindi non posso esimermi oggi dal somministrarvi una nuova lista non richiesta: quelli che, dal mio punto di vista, sono i migliori whiskettini sotto i 75 euro (soglia scelta completamente a caso).

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Il sempre accomodante Giudice Dredd risponde pacatamente a chi gli aveva contestato la lista dei migliori whiskettini sotto i 75 euro sul blog. Come per tutte le top ten che si rispettino, Dredd mode: ON!

Come nella lista precedente, sottolineo che questa è la mia personalissima opinione, e quindi prendetela con la stessa cautela con cui prendereste 300 come documentario storico. Dunque bando alle famose ciance e spariamoci insieme questa Song of Ice and Whisky’s List di whiskettini sotto i 75 euro del 2017.

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Benromach 15 Y.O. (43%, OB, 2016)

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Benromach 15 anni: strangolatevici come la povera Margherita di Borgogna, prima moglie di Luigi X l’Attaccabrighe. No, non sono i miei soliti blateramenti a caso, il tutto è parte della storia raccontata nel libro di Marcel Druon sullo sfondo, il secondo della serie “I re maledetti” (una sorta di Game of Thrones in salsa capetingia).

Era da un po’ che non mi dedicavo a Benromach, ma oggi recupero alla grande. Come un avvoltoio plano con le mie ancora sobrie grinfie sul più anziano prodotto del core range della distilleria: il Benromach 15 anni. Rilasciato per la prima volta nel 2015, è maturato in un poderoso mix di barili ex-bourbon ed ex-sherry (un po’ come il fratellino minore decenne). La più lunga maturazione porta, secondo quei bei sbrodoloni di Benromach sul loro sito, la naturale affumicatura a smorzarsi, e nello stesso tempo rinforza lo sviluppo del legno e dei suoi aromi. Io però son scettico di natura, e di quel che dicono i distillatori non riesco a fidarmi a scatola chiusa: mi trovo dunque a fare sacrifici inenarrabili e a sottopormi all’assaggio dei whiskettini. E allora sotto con l’autosomministrazione del Benromach 15 anni!
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Glenburgie 1995 (54.1%, Arc, 2016)

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Glenburgie 1995-2016 imbottigliato da Archives! Sullo sfondo, “The singer’s gun” della fantastica Emily St. John Mandel. Un libro delicato e coinvolgente… come questo whiskettino!

Quest’oggi ho messo le grinfie su un sample di un Glenburgie 1995-2016 imbottigliato da Archives, gli imbottigliatori dell’ottimo sito Whiskybase. Rapii questo sample al Whiskybase Whisky Gathering a Rotterdam, un ottimo whisky festival che sarà ripetuto quest’anno a fine novembre. Glenburgie è una distilleria dello Speyside di proprietà di Pernod Ricard, e molta della sua produzione a va a finire nei simpatici blended di Ballantine’s. In realtà la distilleria è stata completamente demolita e ricostruita nei primi anni Duemila, subendo un processo di rifacimento che nemmeno Simona Ventura. Il whiskettino che ho qui è stato distillato prima di questo rifacimento, nel 1995, ed è stato imbottigliato 21 anni dopo dopo aver dormito in un barile ex-bourbonContinua a leggere

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Blind tasting!

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I quattro Cavalieri dell’Apocalisse pronti all’assaggio. Sullo sfondo, il divertente “Whisky Galore” di C. Mackenzie, che racconta del naufragio di una nave carica di whisky su un’isola scozzese dove l’Acqua della Vita, causa razionamento delle risorse dovuto alla Seconda Guerra Mondiale, scarseggiava. Consigliatissimo!

Oggi tento un “blind tasting”: provo cioè alla cieca quattro whiskettini senza sapere cosa siano né da dove diavolo vengano. Che poi è  probabilmente la modalità migliore per essere il più possibile neutri su quello che si prova, senza essere influenzati da marca e roba simile… Tornando al tasting: i sample sono quelli che erano stati provati dalla Whisky Cup 2016, un torneo amatoriale organizzato su un forum ogni anno da gruppi di whiskymaniaci teutonici. Io facevo parte della squadra amburghese, ma mi sono trasferito in Italia prima di poter partecipare alla competizione. Mi son però tenuto i sample per provarli a parte e mettere me stesso alla Prova, come Van Damme nel celeberrimo capolavoro del cinematografò. Ah, quando combatte col cattivissimo campione della Mongolia… che goduria. E dunque eccomi qui, quasi un anno dopo, a sbevazzare e a tirare calcioni a questi sample.

Le recensioni avranno la solita struttura, ma alla fine vi delizierò con la speciale sezione “My guess“, in cui vi delizierò con i miei tentativi di identificare regione d’origine, percentuale di alcol, metodo di invecchiamento, età e distilleria.. Vi posso però subito spoilerare quanti ne ho indovinati su quattro: NESSUNO (emoticon verbale: faccina triste che piange).

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