Kavalan Solist Vinho Barrique (58.6%, OB, 2015)

P_20180806_230845_LL-01Purtroppo anche quest’anno le mie mete vacanziere mi portano troppo distante da Taiwan, dove avrei molto volentieri visitato anche la distilleria di Kavalan. Ho già assaggiato un paio di Solistsingle cask di grande qualità e prezzo altrettanto imponente – qui e qui, e per completare la serie non mi resta che cimentarmi nel Kavalan Solist Vinho Barrique. Imbottigliato nel settembre del 2015, era stato distillato il nel febbraio del 2012 e quindi ha passato i canonici tre anni in un barile che in cui avevano riposato vini bianchi e rossi (numero W120217023A, per i curiosi). La distilleria di Formosa fa spesso questo tipo di esperimenti, ma ovviamente essendo i solisti qui tutti provenienti da barili differenti, pure il risultato di cotali assoli sarà diverso. In ogni caso questo sample c’ho, quindi per ora devo accontentarmi di lui… e insomma, ci sono situazioni peggiori, dai. Nel bicchiere è più scuro di Carlo Conti, sembra quasi un porto. E invece no, è un whiskettino e io me lo scolo alla facciazza dei Toscani. Che, come tutti sanno, “con quella “c” aspirata e con quel senso dell’umorismo da quattro soldi, i Toscani hanno devastato questo Paese” (La Rochelle et al., 2007).

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Tobermory 10 Y.O. vs Ledaig 10 Y.O.

P1000095Be‘, tempo che mi beva un altro entry level va, che non si vive di soli single casks. Anzi, il Comitato sai che fa? Se ne beve due qui: un bel Tobermory 10 anni e un Ledaig 10 anni. Qualche anno fa avevo pure visitato la bella Isola di Mull in compagnia del mio immancabile compagno di sventure Jancarlo Magalli. La distilleria è piccola ma non minuscola (in realtà ha ben 8 alambicconi: 4 wash stills e 4 spirit stills) e impatta abbastanza la vita di Tobermory, la minuscola capitale dell’isola. Alla fine della visita ci avevano fatto provare le due espressioni base della distilleria: appunto il Tobermory 10 anni e il Ledaig 10 anni. Alle mie noiose domande sulle differenze nella produzione dei whiskettini, la guida (che avremmo rivisto completamente sverso la sera al pub) ci disse che sono maturati in maniera esattamente speculare, e pure invecchiati analogamente in barili ex-bourbon. La differenza sta nel malto torbato che va nel Ledaig, preso direttamente dalla vicina Islay. Mi scende una lacrimuccia nel ricordare la bella Mull, così piena di verde e di pecore e di zozze serate nei pub in cui i whiskettini e i birrini scorrono a fiumi. Ma bando alle ciance e alla nostalgia, che c’ho ben due recensioni da scrivere. Continua a leggere

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Glen Keith 1996 (52.3%, W-F, 2015)

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Questo Glen Keith 1996-2015 di Whisky-Fässle è ottimo anche per un picnic estivo!

È estate e che c’è di meglio di un distillato dal profilo fruttato e intenso? Be’, sì, ok,  in generale ci sono un sacco di cose che sono meglio di un distillato, ma se mi si mette sotto il naso Glen Keith? E oggi mi cucco un ottimo Glen Keith del 1996, imbottigliato nel 2015 da quegli ornitologi dalla papera facile di Whisky-Fässle. Il buon whiskettino qui l’ho acquistato dopo averlo provato al Whiskybase Gathering 2016, e non posso negare di essermelo goduto parecchio in questi due anni. Un po’ come Kenshiro con la sua Julia prima che questa morisse di polmonite, perché comunque la gioia dura poco in un inferno post-apocalittico popolato da enormi punk incazzati. I simpaticoni Whisky-Fässle sono, come probabilmente saprete, degli imbottigliatori tedeschi di Besigheim, nella profonda Svevia. Questi simpatici beoni hanno una passione (che talune malelingue potrebbero definire ossessione) per le anatre: mettono infatti su ogni etichetta dei loro imbottigliamenti un bel pennuto in pose più o meno seducenti. “Le anatre morte è meglio portarle dal Cinese” dice una canzone estremamente poetica nella lingua di Goethe. Quelle vive invece portatele da Whisky-Fässle che le schiaffa su un whiskettino. Continua a leggere

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La mia prima Islay – Parte 3: Bruichladdich, Kilchoman, Bunnahabhain e ciao, Islay ciao!

WhatsApp Image 2018-06-03 at 22.59.05Bene, a questo punto, dopo una mattinata piena di Laphroaig, ci mettiamo in viaggio verso il nord dell’isolotto. Sotto la sobria guida del Marcio che era stato lontano dall’alcol in mattinata, raggiungiamo in qualche modo Bruichladdich. Prima di scendere dall’auto siamo oltremodo esaltati e stiamo ancora cantando a squarciagola questo capolavoro della musica mondiale, quando il sempre sobrio Muschio si mette a tirare una pallonata molesta in auto che rimbalza clacson facendoci fare la classica figura barbina con gli altri turisti nel parcheggio. Questo evento ci riduce tutti a più miti consigli e cerchiamo di darci un tono sobrio quando scendiamo dal veicolo ed entriamo nel whisky shop. Non abbiamo moltissimo tempo, che poche ore dopo abbiamo prenotato una visita a Kilchoman. Per non saper che fare, quindi, ci mettiamo a bere assetati al bancone. Purtroppo non abbiamo tempo per un tour, ma ci dedichiamo agli imbottigliamenti disponibili in distilleria. Alle parole della tizia al bancone “potete provare gratuitamente tutto quello che è sotto le 200 sberle” Magalli strabuzza gli occhi come un pazzo assatanato, Muschio piomba al suolo in preda a convulsioni e l’Esperto si lecca i baffi. Io invece esprimo tutte queste reazioni in sequenza. L’unico tristo e poverello rimane il Marcio, che essendo il guido designato non può bere. Continua a leggere

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Glen Keith 1991 (55.9%, V&M, 2016)

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Glen Keith 1991-2016 di Valinch & Mallet. Immagine a sinistra rubacchiata da qui.

Io vi ricordo in anticipo che questa è una delle mie distillerie-feticcio, e che quindi non rispondo completamente delle mie azioni quando ho tra le grinfie un suo esemplare… Il Glen Kieth 1991 – 2016 che mi scucuzzo oggi è stato imbottigliato dagli italianissimi Davide Romano e Fabio Ermoli di Valinch & Mallet, e ha passato oltre 25 anni in una botte ex-bourbon: fa dunque parte della loro “Lost Drams Collection“, che comprende single casks tra i 20 e i 30 anni. Dato poi il mio amore per la distilleria ha tutti i crismi per essere una bestiaccia di cui mi posso innamorare facilmente, e proprio non vedo l’ora di passare all’assaggio. Ho preso questo sample al Milano Whisky Festival 2016, e all’epoca era appena stato imbottigliato: Davide Romano che faceva il cicerone al bancone suggeriva di lasciar passare del tempo prima di ingurgitarlo, che purtroppo aveva bisogno di stabilizzarsi un po’. Io ho di tempo ne ho lasciato passare fin troppo, ma ora it’s hammer time e davvero non c’è più niente che possa fermarmi: levatevi tutti che vado di assaggio violento. Continua a leggere

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La mia prima Islay – Parte 2: Lagavulin Sensory Experience e Laphroaig Warehouse Tasting

Proseguiamo dunque un poco alticci ma sempre meno barcollanti la nostra passeggiatina verso la distilleria che più di tutte, forse, urla torba e Islay: l’iconica Lagavulin. È una delle mie preferite in assoluto, ed è quindi pieno di eccitazione che accompagno la Compagni dello Schifo mentre facciamo la nostra imbarazzante entrata in distilleria. Tra le altre cose io mi prendo un sacco di insulti perché ho fatto arrivare tutti mezzora prima sbagliandomi clamorosamente sull’ora di inizio del tasting, facendo perdere a tutti mezzora di Ardbeg. Mugugno a bassa voce le mie tremebonde scuse e spero che presto questo tasting di Lagavulin possa far alticciamente dimenticare i miei torti. Il Sensory Tasting è un’esperienza decisamente interessante: ci vengono messi di fronte ben 5 drams: Lagavulin 16, Lagavulin Distillers Edition, Lagavulin Jazz Festival 2017 e Lagavulin 12. Accanto a questi ci danno degli altri campioni pieni di essenze che si possono (o si dovrebbero potere) trovare nei whiskettini offertici: dal sale alla torba (non proprio scelta felicissima, che la torba non sa di niente di per sé), dalla vaniglia al legno impregnato di sherry. È stata un’esperienza veramente interessante, dovrei farla più spesso… E poi ho potuto assaggiare l’edizione limitata che Lagavulin ha fatto uscire per Jazz Festival del 2017! Continua a leggere

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Douglas Laing: a remarkable regional tasting

P_20180527_182217_vHDR_Auto-02Douglas Laing & Co è un simpatico imbottigliatore indipendente con base a Glasgow. Tra i vari whiskettini che la casa fondata nel 1948 ci offre, c’è una particolare serie di blended malts dedicati alle regioni di produzione di whisky in Scozia (Lowlands, Speyside, Highlands, Isole e Islay): i famigerati cinque samuraiRemarkable Regional Malts“. Nel mio piccolo, con una certa fatica ho radunato sample di tutti i prodotti e quest’oggi me li autosomministro. Alla lista delle regioni manca irreparabilmente Campbeltown, che con l’apertura di Kilkerran è tornata a essere una regione di produzione con tutti i crismi. Secondo la dea Kālī Scotch Whisky Association, infatti, per essere considerata tale una regione deve avere almeno 3 distillerie attive. In realtà Douglas Laing per sopperire a questa mancanza e non far incazzare nessuno ha recentemente prodotto il The Gauldrons, che per ora esce a batches e che, come le figurine di Volpi e Poggi, mi manca. Con gran baldanza e sperpero di fegato, quindi, vado ad assaggiarli che mi ispirano se non violenta attrazione almeno grande curiosità. Continua a leggere

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La mia prima Islay – Parte 1: Arrivo e Ardbeg open day

P_20180601_185915_vHDR_Auto-01Come vi ho anticipato da qualche tempo – e come ha intuito chi segue la pagina feisbuc, sono tornato da un (troppo breve) giretto a Islay, la regina delle Ebridi. Ho deciso per una volta di non viaggiare solo come un cane come mio solito, ma sono riuscito a convincere altri quattro compagni ad aggiungersi a questa Compagnia del Whiskettino. Tra i compari di sventura spicca il celebre Jancarlo Magalli, già cooptato nelle mie disavventure durante la mia prima visita al Whiskybase Gathering di Rotterdam. Gli altri componenti della raccogliticcia Ciurma dello Schifo sono due miei amici storici: l’Esperto, che deve il suo nome alla rinomata modestia e al suo estremamente umile atteggiamento verso il mondo, e il Marcio, il cui nomignolo invece ricorda lo strano fenomeno di cui è affetto: col passare degli anni egli rimane esternamente eternamente uguale a se stesso, ma internamente marcisce inesorabilmente. Una specie di Ritratto di Dorian Gray delle interiora. A questo gruppo già ricco di imbecillità si è aggiunto per puri fini di sfruttamento del patrimonio un amico dell’Esperto, il Muschio (così chiamato per l’afrore emanato, affine a quello umido e parzialmente decomposto del muschio sfagno di cui Islay è così ricca).

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Glengoyne 21 Y.O. (43%, OB, ca. 2016)

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Glengoyne 21 con vista sulle Cliffs of Moher. Mica male.

Allora, allora, che dire… Oggi davvero non posso fare a meno di dedicarmi a un bel Glengoyne! Questo Glengoyne 21 anni (la nuova versione con l’etichetta nera) è figlio della famosa distilleria con un piede in due regioni – Glengoyne infatti come probabilmente ben sapete distilla nelle Highlands e matura nelle Lowlands. Possiamo dire che la distilleria soffre di un disturbo distillatico bipolare? Possiamo, perché questo è il mio blog e io come ben sapete sono stato campione regionale di freddure dal 1998. Sbam, proseguiamo. Allora, questo Glengoyne 21 anni è una delle espressioni più vetuste del core range (esiste anche un Glengoyne 25 anni che ancora non ho avuto la gioia di provare). Maturato esclusivamente e ultraselettivamente in soli barili ex-sherry, ha un 43% di grado alcolico e un’età che comunque incute un certo rispetto. Ciurma, avanti tutta che si beve! Continua a leggere

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Octomore ‘Comus – 04.2/167 ppm’ (61%, OB, 2012)

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Octomore Comus: non un whiskettino per deboli di torba.

Octomore è la versione più violenta e incazzusa di Bruichladdich, quella generata da esperimenti al limite della più estrema e bizzarra follia che hanno permesso alla distilleria di realizzare i whiskettini più torbati dell’Orbe Terracqueo. Quello che mi tracanno oggi non fa eccezione e so già che mi prenderà a mazzate il palato. Aspettate che arriva l’annunciatore, sentiamolo:

<<All’angolo sinistro, con 167 ppm di fenoli, alla domanda “Come ti senti oggi?” risponde sempre: “Cattivo come la fame”. Ecco a voiiiiii… Octomore Comus!>>

Octomore Comus – 04.2/167 ppm è un’edizione relativamente vecchiotta, imbottigliata nel 2012 e contiene un poderoso whiskettino invecchiato per circa 5 anni in barili ex-bourbon e poi rifinito in botti ex-Sauternes, e per la precisione Château d’Yquem, che la povertà a Bruichladdich a quanto pare fa schifo. Il fatto poi che questo sia uno dei vini preferiti da Hannibal Lecter di sicuro non è un caso.
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