Old Pulteney 2006 (59.6%, MoS, 2016)

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Olod Pulteney 2006-2016 di Malts of Scotland, un giovane e rosso virgulto che promette molte gioie. Un po’ come il Sole dell’Avvenire (tra l’altro, un bellissimo libro di Valerio Evangelisti). L’immagine a dx? Da whiskybase.

Old Pulteney è una distilleria che nonostante i miei tentativi non mi ha ancora conquistato. E io, ovviamente per dovere di cronaca, non mi perdo d’animo neanche se me lo chiede l’Europa e mi verso un ulteriore whiskettino nel bicchiere: Old Pulteney 2006-2016, imbottigliato dai tedeschi di Malts of Scotland. Un giovane virgulto della distilleria di Wick dunque, imbottigliato a un tremendo 59.6% di alcol e invecchiato in un barile ex-sherry. La distilleria è famosa e apprezzata da molti maltomaniaci per il suo carattere unico e per la grande qualità dei suoi malti. Del core range finora ho solamente assaggiato l’espressione base, che non mi era dispiaciuta ma non mi aveva nemmeno lasciato a bocca aperta come il finale de I Soliti Sospetti. Che sia la volta buona che assaggerò un Old Pulteney che mi sorprenderà come ha fatto Verbal Kint? O mi dovrò invece accontentare di un qualcosa di noioso e melenso come Avatar? Continua a leggere

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Glenrothes 1997 (55,3%, ANHA, 2016)

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Glenrothes 1997-2016 imbottigliato da Anam na h-Alba: The Colour of Magic! Sì, lo so, sto bestemmiando Terry Pratchett, ma il colore del whiskettino me l’ha davvero fatto venire in mente! Foto a dx, come da tradizione, da whiskybase.

Glenrothes, un altro frutto saporito e maltoso della bella Speyside scozzese. Oltre a una serie di imbottigliamenti ufficiali, il grosso della produzione va a finire in The Famous Grouse e Cutty Sark, mentre in questo caso ho sotto naso, oibó, un’edizione indie. Il poderosissimo whiskettino sotto esame è un Glenrothes 1997-2016 imbottigliato da Anam na h-Alba, imbottigliatori tedeschi della Ruhr, invecchiato in un attivissimo barile ex-sherry. Allora, avevo provato tempo fa un altro Glenrothes 1997-2016 invecchiato in sherry, e mi aveva entusiasmato come neanche la prospettiva di un nuovo film su Deadpool. A proposito, il film? Visto una volta: capolavoro. Visto due volte: meh. Spero che questo Glenrothes mi renda più duraturamente entusiasta. Continua a leggere

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Highland Park 21 Y.O. (40%, OB, ca. 2012)

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Highland Park 21 anni, più delicato e sofisticato che rude e smanacciante vichingo. Sullo sfondo, Vikings: The North Atlantic Saga, una bellissima monografia sull’incredibile avventura dei simpatici Norreni in Groenlandia, dalla scoperta di Erik il Rosso alla loro tragica scomparsa. Sì, mi affascinano le epopee tragiche. Ah, foto a dx da whiskybase.

Era da un po’ che non mettevo il becco in un qualche vichingone delle Orcadi. Quest’oggi ho deciso di investire tempo e neuroni su una versione più vecchiotta del nostro amato whisky nordico: un Highland Park 21 anni. Imbottigliato a 40%, fa parte del nutritissimo core range della distilleria di Kirkwall, e il loro  simpatico sito ci dice che è un whiskettino “dinamico”. Chissà che significa, mi pare la descrizione di un giovane milanese in carriera negli anni Ottanta, un dinamico personaggio in giacca e cravatta che parla a voce troppo alta con un enorme cellulare in mano, per intenderci. Non mi sarei aspettato un “dinamico” nella descrizione di un maturo whisky vichingo, ma sarò io che sono prevenuto e che mi fisso giusto un poco con gli aggettivi. Come se poi io non ne usassi tanti completamente a sproposito nelle mie parossistiche tasting notes (taaaac, dice il dinamico milanese di prima). Continua a leggere

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Balvenie 15 Y. O. Single Barrel (47.8%, OB, 2015)

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Balvenie 15 Single Barrel #2806! Sullo sfondo, Il Profumo di Suskind. Perché secondo me quel fino profumiere di Jean-Baptiste Grenouille non avrebbe esitato troppo a uccidere per questo naso.

Balvenie rilascia ogni anno delle edizioni di 15 anni single cask, invecchiate di solito in poderosi e attivissimi barili ex-sherry. Questo Balvenie 15 anni Single Barrel (cask 2806) ha ricevuto una hype fuori dal normale, neanche fosse la maglietta sudata di Justin Biber a un concerto pieno di dodicenni. Hype comunque superata da quella che si e’ creata furibonda attorno al cask 2807. Mi sono accaparrato con altri amici maniaci di Amburgo un sample di questa release ed ecco a voi miei cari lettori il mio umilissimo giudizio. Dunque dunque dunque, cos’abbiamo qui? Un 15 anni invecchiato solamente in un barile di quercia ex-sherry, sexy come Jessica Rabbit e il suo vestito rosso.  Continua a leggere

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Benromach Peat Smoke: 2005 vs 2006

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Benromach 2005 (a dx) vs Benromach 2006 (a sx). Sullo sfondo, Fleisch ist mein Gemüse di Heinz Strunk. Perché. mi chiederete? Sarà per la carnosità del whisky? Nah, è piuttosto perché avevo quello sottomano.

Oggi provo un paio di Benromach. Vi avevo già detto che mi piace questa distilleria? Ci sono anche stato, un paio di anni fa. Bellissima visita, buonissimi whiskettini, visto che ci avevan fatto provare, oltre al 10 anni ufficialmente incluso nel prezzo, anche il 15 anni, il 10 anni 100 proof e il Benromach Peat Smoke. Questa è una versione fortemente torbata del malto prodotto in distilleria: uno Speysider tobato? Ma non è questa forse un’aberrazione, un po’ come vedere Auriemma tifare per la Juventus? Be’, no. Già nel classico Benromach 10 la distilleria affumica parte del malto, e alcune distillerie (Ardmore, per esempio) usano la torba da sempre. Siccome il Benromach Peat Smoke cambia un poco ogni anno, con diversi gradi fenolici e con età differenti, mi son detto: perché non provare due versioni diverse, e vedere cosa cambia? Ovviamente sarebbe stato più interessante confrontare una delle prime edizioni con una delle ultime, invece ho sotto sample solo quella del 2014 e quella del 2015, quindi accontentatevi. In ogni caso il Fumo di Torba qui è in tutte le sue declinazioni un whisky giovane, molto torbato (ma va?), e invecchiato in una botte ex-bourbon (first fill, per giunta!). Lasciate ogne sherry, voi ch’intrate.

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Intervista con l’Imbottigliatore: Davide Romano

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L’offerta di Valinch & Mallet allo Spirit of Scotland 2017 di Roma.

Sono sopravvissuto all’ultimo whisky festival a Roma, lo Spirit of Scotland 2017. Penso ne farò un piccolo report non appena avrò tempo, nel frattempo se voi curiosoni volete più info ne trovate a iosa qui. Al festival, tra un dram e l’altro e prima di crollare mbriaco sfinito la sera, ho annoiato lungamente Davide Romano. Co-fondatore con Fabio Ermoli di Valinch & Mallet, italianissimi imbottigliatori indipendenti di rum e whisky, Davide si è coraggiosamente e pazientemente prestato a una breve intervista col vampiro (il vostro affezionatissimo qui). Sul loro bellissimo sito trovate informazioni su di loro, sul loro range e sulla loro filosofia, qui sotto invece trovate la mia prima “Intervista Possibile” (cit.).  Continua a leggere

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Nel frattempo al whisky festival #2: Hanse Spirit 2017

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Ho vissuto ad Amburgo per quasi sei anni, è stata clamorosamente casa mia. Qui ho iniziato questo viaggio nella deficienza epatica che la mia passione per il whisky, e qui ogni tanto torno per motivi vari. Lo scorso weekend ci sono stato, tra le altre cose, anche per vedere “il più grande whisky festival del nord della Germania“. Che a dir la verità suona un po’ come “il più alto poliambulatorio del Canavese“, ma tant’è. In ogni caso, torniamo al festival: Hanse Spirit 2017. E dire che quando ero qui non ci ero mai stato! La location è quella solita delle fiere nella città anseatica: l’enorme Messhalle, un complesso che per qualche tempo aveva anche ospitato molti rifugiati siriani negli anni scorsi. Ma oggi ospita whisky! Tanti gli imbottigliatori indie presenti, e su di loro mi concentrerò nella mia visita in solitaria alla fiera. In solitaria? Sì, perché oggi non sono riuscito a trascinare nessuno dei miei amici a rinunciare a parte della loro salute per accompagnarmi  alla kermesse. Kermesse che costa 15 euro, prezzo più o meno in linea con quello di altri whisky festival.

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Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail (58.7%, OB, 2016)

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Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail: un nome improponibile per un whiskettino portentoso. Sullo sfondo, Magical Mistery di Sven Regener. Perché? Solamente perché il titolo mi sembrava azzeccato, il resto del libro non c’entra assolutamente niente. Ah, indovinate un po’ da dove ho preso l’immagine a sx? Da whiskybase!

Ecco qui un nuovo, giovane e prepotente frutto di Islay, un Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail. Bruichladdich, la distilleria per molti versi sperimentale della costa occidentale di Islay, produce ben tre linee di whiskettini. Oltre agli eponimi Laddies (unpeated whisky) e i mostruosi -in senso buono, eh- Octomore (super heavily peated whisky), ci sono anche i torbati Port Charlotte (heavily peated whisky), che prendono il nome da una locale distilleria chiusa dopo la Prima Guerra Mondiale. Come al solito per maggiori info rivolgetevi qui. Il whiskettino in questione fa parte di una serie di edizioni fatte specificamente per i travel retail e imbottigliate a grado pieno. Questo qui in particolare è un 12 anni e il suo impronunciabile nome Oilean… Furach… vabe’ (Oileanach Furachail), ecco il suo nome si riferisce fumosamente all’attenzione dello studente verso il maestro durante il suo lavoro. Questa strana espressione vuole celebrare, come scritto sullo stesso sito della distilleria, Adam Hannett, head distiller di Bruichladdich dal 2015 e che sostituisce in toto il leggendario plenipotenziario e suo maestro Jim McEwan. Finite le inutili note di folklore? Sì? Allora proseguiamo. Continua a leggere

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Kavalan Single Malt Whisky (40%, OB, -)

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Kavalan Single Malt Whisky, frutto del duro lavoro dei distillatori di Taiwan. Immagine a dx da whiskybase, e sullo sfondo “L’ultimo arrivato” di Balzano: carino e leggero, ma ogni tanto un po’ troppo melodrammatico. Proprio come il whiskettino qui.

Oggi provo l’entry level dell’offerta Kavalan: il Kavalan Single Malt Whisky. Le mie esperienza con i frutti della distilleria di Taiwan sono stati finora non del tutto entusiasmanti se non un poco deludenti. Ho già recensito un paio di Solist, whisky single cask di livello (e costo) superiore. In questo caso, il più e accessibile figlio di un Kavalan qui è stato invecchiato esclusivamente in barili ex-bourbon. Il Kavalan Single Malt Whisky è filtrato e colorato, e imbottigliato a un classico (e un po’ stitico forse) 40%. Non si sa l’età, ma d’altronde questa indicazione per i whisky invecchiati al di fuori delle terre scozzesi è molto spesso tralasciata. Trattasi probabilmente di un whiskettino molto giovane, ma in effetti la maturazione del distillato in climi tropicali (come quello di Taiwan) è ovviamente diversa dalla maturazione in Scozia a causa delle diverse temperature cui i barili sono sottoposti durante l’invecchiamento. Quindi smetto di pensare a queste questioni di lana caprina e assaggio.

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Glen Keith 1992 (51.8%, W-F, 2012)

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Glen Keith 1992-2013 Whisky-Fässle (quack quack). Sullo sfondo, Dune di Frank Herbert, perché secondo me questo per Glen Keith andrebbero pazzi anche i Vermi delle Sabbie. Ah, e scusate per l’antiestetico sbrodolamento sull’etichetta del sample, mentre l’immagine a sx è come sempre presa da whiskybase.

Glen Keith, ovvero distillerie fantastiche e dove trovarle: Glen Keith era stata costruita con l’intento preciso di produrre whisky per blended malt. È una distilleria giovane, fondata nel 1957. Appartiene ai Chivas Brothers e sulle particolarità di questa simpatica distilleria della Speyside potete leggere qui. Il whiskettino qui è un imbottigliamento indipendente: un Glen Keith 1992-2013 dei tedeschi di Whisky-Fässle. Gli imbottigliatori di Besigheim (vicino a Stoccarda, per i più geografi tra voi lettori) sono quelli che mettono sempre le anatre sull’etichetta (ma chissà poi per quale motivo) e che l’anno scorso avevano rilasciato un Glenrothes spettacolare (assaggiato qui). Il Glen Keith che ho ora sotto il naso è un ventenne imbottigliato a un non eccessivo 51.8% ed è invecchiato in un bel barile ex-bourbonContinua a leggere

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