Kilkerran 12 Years Old (46%, OB, 2016)

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Kilkerran 12 anni: buono, migliore, ottimo (cit.)!

E finalmente ecco la mia non richiesta opinione su quello che dalla maggior parte dei mortali è considerato uno dei migliori bang for your buck sul mercato whiskettaro (whiskettistico? whiskettale?) degli ultimi anni. Il Kilkerran 12 anni è il primo prodotto del core range della rivitalizzata distilleria Glengyle. Questa antica distilleria di Campbeltown abbandonata nel 1925 fu rimessa in funzione nei primi anni Duemila grazie all’intervento della sempre ottima Springbank. Dal 2004 è ricominciata la produzione, e dal 2009 Glengyle ha cominciato a mettere sul mercato delle apprezzatissime bocce a tiratura limitata: la serie Work in Progress. I lavori in corso, finalmente, sono terminati nel 2015, perché dall’anno seguente la nostra cara distilleria lancia questo bambinone. Il qui presentissimo e simpaticissimo Kilkerran 12 anni. è costruito sulla base di un mix di barili ex-sherry (30%) ed ex-bourbon (70%), e adesso basta che vi ho annoiato abbastanza. Vado a bere. Continua a leggere

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Laphroaig 1998 (54.8%, MoS, 2016)

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Laphroaig 1998-2016: un capolavoro. Sullo sfondo, il Palazzo del Louvre.

Visto che ho recentemente organizzato con dei pazzi scatenati un weekend lungo a Islay a inizio giugno, non trovo di meglio da fare che immergermi nella Vorfreude e recensire un altro bel Laphroaig! Quello di oggi è un imbottigliamento indipendente un Laphroaig del 1998, imbottigliato nel 2016 da Malts of Scotland (questo qui, per intenderci). Malts of Scotland, di cui ho già recensito un paio di whiskettini, è un attivissimo imbottigliatore tedesco che dal 2005 ha messo in bottiglia un sacco di single casks (whiskybase parla di oltre un migliaio di imbottigliamenti, boia de’). Il Laphi di oggi ha dunque diciotto (o diciassette?) anni, non è filtrato ed è imbottigliato a grado pieno (54.8%) come parte del “Warehouse Range“, una collezione disponibile solamente nel negozio di Malts of Scotland a Paderborn. Che poi porca miseria, io ci andrei anche a Paderborn, ma si trova nel Triangolo delle Bermude tedesco, vicino al fantomatico comune di Bielefeld per intenderci! Insomma, visitare la loro “stylish warehouse” per ora è fuori discussione, vediamo di gustarci piuttosto questo sample scampato alle grinfie dei produttori.

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Per un pugno di Bruichladdich

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Come diceva il Saggio: Un deux troisTarari comme ci comme ça.

Oggi mi ributto su una serie di bottiglie che ad oggi sono tragicamente più o meno introvabili. Ma oh, io i sample ce li ho e allora tanto vale annoiare voialtri che mi leggete. I tre whiskettini di stasera son tutti molto diversi tra loro, e penso che questo possa essere utile per tentare di dare una flebile impressione dell’incredibile varietà offerta dai prodotti della distilleria. Tale varietà è presente già negli imbottigliamenti ufficiali (rappresentati infatti da ben 3 serie differenti – Bruichladdich, Port Charlotte e Polveredasparo Octomore). Oggi, invece, concentro me e il mio tartassato fegatazzo su tre imbottigliamenti indipendenti, che come accennato sono ormai irreparabilmente irreperibili: due Bruichladdich e un Port Charlotte. E allora visto che oggi me ne toccano ben tre, sotto con le mie irrintracciabili tasting notes.

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Laphroaig Cairdeas (51.6%, OB, 2016)

P_20180115_211635_vHDR_On-01Ogni anno l’ottima distilleria di Islay che inizia con la L. (no no, non quella, l’altra!) rilascia degli imbottigliamenti speciali per i Superamici di Laphroaig. Questi imbottigliamenti si chiamano infatti Cairdeas, che nell’antica parlata di Bonzo di Groscavallo e per puro caso pure in Gaelico significa amicizia. Il Cairdeas di oggi è il Laphroaig Cairdeas 2016, che acquistai a tempo debito in quanto pur’io Superamico di Laphroaig. Che poi per diventare Superamici basta pigliarsi una bottiglia e compilare un modulo online: son finiti i tempi in cui Batman ti faceva il colloquio e se non parlavi ai pesci o non andavi in giro in calzamaglia nemmeno ti prendevano in considerazione. Ma torniamo a questo whiskettino: a differenza dei Laphroaig del core range, il simpatico Laphi Amicizia (fa un po’ Trattoria degli Amici, detta così) è rifinito in botti ex-Madeira, un vino fortificato famoso per le sue botti a forma di Cristiano Ronaldo e per il suo particolare metodo di produzione, l’estufagem. Detto questo, è imbottigliato a un violento 51.6%, che la violenza come si sa a Laphroaig è di casa. Non colorato e nemmeno filtrato, era disponibile, come tutti i Cairdeas, direttamente sul sito della distilleria.

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Glen Garioch 12 Y. O. (48%, OB, 2016)

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Glen Giorgio 12 anni: scusate i toni esageratamente rossi della foto, probabilmente qualche spirito maligno s’è impossessato della camera senza che me accorgessi.

Per il momento basta coi single cask e con le manfrine sulle edizioni limitate da pseudohispter con la puzza sotto il naso: torniamo sulla terra che oggi mi cucco nuovamente un entry level, un Glen Garioch di 12 anni. Questa che è una delle distillerie più antiche della Scozia (produce whisky sin dalla fine del Settecento) sembra anche avere un nome quasi pronunciabile… non fosse che in realtà si dice qualcosa come “glenghirich“. E allora vien voglia di alzarsi, ribaltare il tavolo e in un eccesso incontrollabile di rabbia come nemmeno Soviero contro il Messina rinominarla Glen Giorgio. Ecco, un Glen Giorgio di 12 anni mi bevo oggi, contenti? Allora, come dicevo la distilleria Glen Giorgio è piuttosto vecchiotta, ma oggi fa parte del gruppo Suntory dal 1997, anno in cui fu riaperta dopo una chiusura biennale. Situata nelle Highlands, rilascia due whisky nel suo core range: il NAS Founder’s Reserve, e questo simpatico 12 anni. In entrambi i casi si tratta di whiskettini non filtrati e imbottigliati a 48%: sarebbe bello confrontarli ma il Glen Giorgio Founder’s Reserve mi manca, quindi quindi arrangiamoci con quello che abbiamo qui.
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Visita alla Teeling Distillery

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Il logo della fenice che risorge dal pot still è tamarro quanto un tatuaggio tribale ma ispira violenza sufficiente.

Torno a raccontarvi un po’ del mio viaggio in terre irlandesi che se no faccio passare troppo tempo e mi impantano. Dopo due settimane di gironzolamenti più o meno ricchi di alcol e pioggia, dopo camminate e cadute imbarazzanti nel fango e nella torba dopo essermi perso nella nebbia, dopo essere sopravvissuto indenne all ciclone Ophelia, son ritornato a Dublino. E proprio a Dublino mi son trovato a visitare una delle più attive tra le nuove distillerie nel dinamico panorama irlandese: Teeling! La distilleria è organizzata come un museo, e permette un fantastico tour nella storia della distillazione in Irlanda dagli inizi alla grande crisi del whiskey irlandese dell’inizio del Novecento, fino alla nascita della moderna Teeling. È una vera e propria full immersion nella tradizione e nella storia del whiskettino irlandese quella offerta, organizzata strabene e davvero molto interessante. Mi sono dunque lasciato guidare in questo viaggio nel tempo come se fossi stato in una puntata di Ciao Darwin, però senza donnine in vestitini succinti. Continua a leggere

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Fettercairn 1990 (51.1%, JWWW, 2014)

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Fettercairn 24 anni di Jack Wieber! Sullo sfondo Io, Claudio di Robert Graves. Perché? Be’, a dir la verità, non me lo ricordo, e questo davvero non depone a mio favore.

Jack Wieber è un imbottigliatore tedesco con base a Berlino. Dei suoi imbottigliamenti mi hanno sempre colpito le etichette, a volte un po’ retrò, a volte un po’ stravaganti, a volte semplicemente sature di sfide al buongusto e al buonsenso. Questo Fettercairn 1990-2014 fa parte della bella linea di imbottigliamenti “Great Ocean Liners“, che commemora i grandi transatlantici a vapore del passato, ai tempi di Leonardo di Caprio quando sbraitava che era il re del mondo. Io mi sono un po’ innamorato di questa linea e appena riesco ne arraffo sample con la stessa mania irresponsabile di Fassone e Mirabelli lo scorso calciomercato. Fettercairn è una di quelle distillerie un po’ così, ignorate dai più, ma che ogni tanto tira fuori delle gemme che non ti aspetti. Si trova nelle Highland, a… (rullo di tamburi d’ordinanza) Fettercairn. Di solito il suo distillato va a finire nei blended di White&MacKay, ma recentemente se ne esce pure con espressioni single malt (e. g., il Fettercairn Fior). Questo single cask di Boba Fett-ercairn, invece, dopo essere stato distillato nel 1990 ha passato ben 24 anni in un barile ex-bourbon prima dell’imbottigliamento. Bello no? Speriamo che sia anche buono, che non ho nessuna voglia di cambiare la mia idea sulla collezione Great Ocean Liners di Jack Wiebers Whisky World.

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Glen Keith 1967 Connoisseurs Choice (46%, GM, 2006)

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Glen Keith 1967-2006 di Gordon & MacPhail. Il Mago del Caos annoia i suoi seguaci con le sue tasting notes, mentre la Mummia delle sue chiacchiere se ne fa un baffo e si dirige inarrestabile verso il bicchiere. L’orco in primo piano, invece, oltre che fuori fuoco è pure astemio.

Sarà che col recente trasloco mi son reso conto dell’imbarazzante e nauseante numero di bottigliette e sample ancora da provare, ma mi sento in dovere etilico di dare una bella botta alla mia collezioncina. Ecco che quindi oggi mi dedico a una delle mie distillerie-feticcio: Glen Keith. In particolare mi butto su un vecchietto, un whiskettino distillato nell’ormai lontano 1967. Per dire, all’epoca era in pieno vigore democristiano il poco gaudente Moro III e Felice Gimondi vinceva spavaldo il Giro d’Italia. Di questi avvenimenti, però, il buon Glen e l’ottimo Keith (oggi mi sento in forma sulle freddure) se ne sbattevano altamente e distillavano il loro delizioso malto ignari delle italiche faccende. Imbottigliato da Gordon & MacPhail nel 2006, fa parte della storica serie Connoisseurs Choice, una delle più antiche collezioni di whiskettini dell’orbe terracqueo. Iniziata negli Anni Sessanta, questa fortunata serie continua tutt’oggi e regala a noi porci perle come questo Glen Keith 1967-2006 qui.

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Benromach 35 Y.O. (43%,OB, 2016)

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Annunciazione, annunciazione! Benromach 35 anni qui, mica cafonate!

Allora, nel marzo 2016 iniziavo questa mia avventura alcolico-bloggistica proprio con un articolo sul mio amatissimo Benromach 10 anni. Oggi ho deciso invece di provare uno dei più vecchi imbottigliamenti di questa distilleria: il grasso e lussurioso Benromach 35 anni. Ne ho arraffato un sample alla Hanse Spirit 2017 di Amburgo, e dopo vari tentennamenti in queste vacanze natalizie ho deciso di aver finalmente trovato la perfetta occasione per provarlo (da qui le statuette della foto, rubate al tradizionale presepe dei miei). E per perfetta intendo perfetta come l’interpretazione di Adriano Celentano in Segni particolari: bellissimo, o perfetta come la capigliatura di Ivan Zazzaroni. Questo trentacinquenne (quindi fortunosamente ancora più vecchio di me) è stato invecchiato per oltre tre decadi in barili di quercia (della cui provenienza non sappiamo nulla), ci dice la distilleria. Dovrebbe essere scevro di colore (mi pare che Benromach non colori come politica), ma sulla filtratura I know nothing (Ygritte et al., personal communication), come dico spesso con una cit. ormai abusata. Continua a leggere

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Lagavulin 16 Y.O. (43%, OB, 2016)

P_20170920_211406_SRES-01E ci siamo, finalmente volgo la mia attenzione su un’edizione del primo vero single malt di cui mi ricordi bevute consapevoli. Il whisky che mi ha fatto innamorare e da cui è scaturito questo sperperotremendodienergieedanaro noiosonerdismoalcolico pacato e morigerato interesse verso il mondo del distillato di cereali. Il Lagavulin 16 anni. Nella mia testa dopo questa premessa al solo nominarlo sarebbero dovuti scrosciare applausi telematici e arrivare ballerine e ballerini in vesti succinte a esaltare il pathos dell’annuncio come neanche nei momenti più bui di Ciao Darwin. Purtroppo non è successo, quindi vado avanti. Maturato per oltre 16 anni in un mix esplosivo di botti ex-sherry ed ex- bourbon, è un imbottigliamento storico ormai, ed è l’unico whiskettino della distilleria a non uscire in batches (il fratellino a grado pieno, infatti, consiste di edizioni limitate, come questo qui). Ormai avvolto in una mistica aura di perfezione e santità come nemmeno Paolo Brosio, fa venire l’acquolina in bocca solamente a pronunciarne il nome. Provate a ripetere liturgicamente (volevo infilare questo avverbio da qualche parte oggi) con me: La-ga-vu-lin, La-ga-vu-lin, La-ga-vu-lin… e adesso basta che devo andare a bermelo. Continua a leggere

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