Benromach 15 Y.O. (43%, OB, 2016)

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Benromach 15 anni: strangolatevici come la povera Margherita di Borgogna, prima moglie di Luigi X l’Attaccabrighe. No, non sono i miei soliti blateramenti a caso, il tutto è parte della storia raccontata nel libro di Marcel Druon sullo sfondo, il secondo della serie “I re maledetti” (una sorta di Game of Thrones in salsa capetingia).

Era da un po’ che non mi dedicavo a Benromach, ma oggi recupero alla grande. Come un avvoltoio plano con le mie ancora sobrie grinfie sul più anziano prodotto del core range della distilleria: il Benromach 15 anni. Rilasciato per la prima volta nel 2015, è maturato in un poderoso mix di barili ex-bourbon ed ex-sherry (un po’ come il fratellino minore decenne). La più lunga maturazione porta, secondo quei bei sbrodoloni di Benromach sul loro sito, la naturale affumicatura a smorzarsi, e nello stesso tempo rinforza lo sviluppo del legno e dei suoi aromi. Io però son scettico di natura, e di quel che dicono i distillatori non riesco a fidarmi a scatola chiusa: mi trovo dunque a fare sacrifici inenarrabili e a sottopormi all’assaggio dei whiskettini. E allora sotto con l’autosomministrazione del Benromach 15 anni!
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Glenburgie 1995 (54.1%, Arc, 2016)

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Glenburgie 1995-2016 imbottigliato da Archives! Sullo sfondo, “The singer’s gun” della fantastica Emily St. John Mandel. Un libro delicato e coinvolgente… come questo whiskettino!

Quest’oggi ho messo le grinfie su un sample di un Glenburgie 1995-2016 imbottigliato da Archives, gli imbottigliatori dell’ottimo sito Whiskybase. Rapii questo sample al Whiskybase Whisky Gathering a Rotterdam, un ottimo whisky festival che sarà ripetuto quest’anno a fine novembre. Glenburgie è una distilleria dello Speyside di proprietà di Pernod Ricard, e molta della sua produzione a va a finire nei simpatici blended di Ballantine’s. In realtà la distilleria è stata completamente demolita e ricostruita nei primi anni Duemila, subendo un processo di rifacimento che nemmeno Simona Ventura. Il whiskettino che ho qui è stato distillato prima di questo rifacimento, nel 1995, ed è stato imbottigliato 21 anni dopo dopo aver dormito in un barile ex-bourbonContinua a leggere

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Blind tasting!

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I quattro Cavalieri dell’Apocalisse pronti all’assaggio. Sullo sfondo, il divertente “Whisky Galore” di C. Mackenzie, che racconta del naufragio di una nave carica di whisky su un’isola scozzese dove l’Acqua della Vita, causa razionamento delle risorse dovuto alla Seconda Guerra Mondiale, scarseggiava. Consigliatissimo!

Oggi tento un “blind tasting”: provo cioè alla cieca quattro whiskettini senza sapere cosa siano né da dove diavolo vengano. Che poi è  probabilmente la modalità migliore per essere il più possibile neutri su quello che si prova, senza essere influenzati da marca e roba simile… Tornando al tasting: i sample sono quelli che erano stati provati dalla Whisky Cup 2016, un torneo amatoriale organizzato su un forum ogni anno da gruppi di whiskymaniaci teutonici. Io facevo parte della squadra amburghese, ma mi sono trasferito in Italia prima di poter partecipare alla competizione. Mi son però tenuto i sample per provarli a parte e mettere me stesso alla Prova, come Van Damme nel celeberrimo capolavoro del cinematografò. Ah, quando combatte col cattivissimo campione della Mongolia… che goduria. E dunque eccomi qui, quasi un anno dopo, a sbevazzare e a tirare calcioni a questi sample.

Le recensioni avranno la solita struttura, ma alla fine vi delizierò con la speciale sezione “My guess“, in cui vi delizierò con i miei tentativi di identificare regione d’origine, percentuale di alcol, metodo di invecchiamento, età e distilleria.. Vi posso però subito spoilerare quanti ne ho indovinati su quattro: NESSUNO (emoticon verbale: faccina triste che piange).

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Wolfburn “Hand Crafted” (46%, OB, 2016)

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Wolfburn Hand Crafted. Because the North remembers.

Stavolta niente whiskettini troppo anzianotti, che dopo un po’ annoiano: mi dedico al giovanissimo Wolfburn “Hand Crafted”, uno dei primi prodotti dell’eponima distilleria. Che poi non è vero che annoiano, è solo che in queste calde notte estive cariche di zanzare e calciomercato ogni tanto giova pure qualcosa di giovane e vibrante. In ogni caso, la distilleria, Wolfburn, è nuova di pacca: o meglio, attiva sin dal lontano e financo previttoriano 1822, fu tristemente chiusa e dismessa nel 1877. Nel 2013, però, dei prodi whiskettari hanno riaperto la distilleria di Thurso (cittadina portuale sulla costa settentrionale della Scozia), costruendo la nuova sede poco distante dal sito della vecchia Wolfburn, vicino al fiumiciattolo chiamato… [rullo di tamburi da logoro cliché]… Wolf Burn! OK, terminata la prefazione da wikipedia, dedichiamoci al whiskettino. Questo Wolfburn “Hand Crafted” ha solamente 3 anni, passati in botti ex-bourbon ed è stato imbottigliato a un ottimo 46% senza aggiunta di E150 e senza filtratura a freddo che dir si voglia.
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Laphroaig 10 Y.O. Cask Strength (59.2%, OB, 2016)

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Laphroaig 10 Cask Strength batch #008: un mostro di goduria che ritorna ogni anno. Sullo sfondo “Lui è tornato”, un libro su cui non posso ancora esprimere un giudizio visto che non l’ho ancora letto… ma il titolo mi sembrava appropriato.

Come ogni anno, Laphroaig rilascia gli imbottigliamenti del Laphroaig 10 anni Cask Strength, e finalmente riesco a recensire la versione 2016, ovvero il batch #008.

Ok, lo so, lo so che sono in ritardo e che è già uscita la versione 2017. Non posso farci niente però, ci sono troppi whiskettini da assaggiare… ah, che vitaccia!

Avevo già provato il batch #007 uscito nel 2015 e mi era davvero piaciuto, nonostante qualche cattiva recensione di alcuni miei amici whiskettari. Ma insomma, l’anno scorso durante le convulse settimane dopo la sua uscita, quando le bottiglie sparivano dal sito anglosassone come neanche la Gran Bretagna dall’EU, mi feci prendere la mano e ne ordinai una bottiglia. E sì, mi piacciono i passati remoti a caso. In ogni caso, me lo sono versato nel bicchiere alla faccia di Brexit.

Se non l’avete ancora notato sì, sto cercando in questo momento spudoratamaente di allungare il brodo per meri motivi grafici, quindi tollerate per favore questa frase insostenibile quanto la leggerezza dell’ essere e allacciatevi le cinture per la recensione.

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Nikka Taketsuru 21 Y.O. (43%, OB, ??)

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Nikka Taketsuru, un blended malt di 21 anni direttamente dal Giappone. Immagine a sx da whiskybase, e per i miei lettori più occhialuti: il WID sul sample è sbagliato, non è 45877, ma 45887.

Con queste calde serate estive non posso non pensare a viaggi e vacanze. E mi piacerebbe tantissimo tornare in Giappone e questa volta per un po’ di tempo, ma tra lavoro, cambio di città e vacanze gia’ programmate quest’anno pare chiaro che non succederà. Quindi come posso rimediare? Be’, qui non ci sono gli incredibili paesaggi giapponesi e nemmeno del ramen (per citare due robe a caso tra le tante), quindi non posso che consolarmi con l’alcol (sic). E oggi assaggio un Nikka Taketsuru di 21 anni che è più giapponese di Mai Dire Banzai. Avevo gia’ assaggiato il relativamente recente e poco caro Nikka Taketsuru NAS che non mi aveva conquistato del tutto. Oggi invece mi becco una delle versioni extralusso di questo blended whisky del Sol Levante, un blended malt (cioè un assemblaggio di single malts da distillerie diverse, in questo caso Yoichi e Myagikyo) di 21 anni (come sempre, il numero indica l’età minima del distillato presente all’interno della bottiglia). Vediamo come me la cavo. Continua a leggere

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South Shore Islay 8 Y.O. (48.8%, V&M, 2016)

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South Islay Shore 8 Years Old: a sx la foto della bella bottiglia direttamente da whiskybase. E sullo sfondo Il Re di Ferro, di Maurice Druon: perché Filippo il Bello avrebbe tranquillamente bruciato un paio di Templari in più pur di potersi scolare cotanto whisky.

Quest’oggi metto finalmente le mie grinfie su uno degli imbottigliamenti prodotti da Davide Romano e Fabio Ermoli. Mi trovo infatti di fronte al South Shore Islay, un single malt di 8 anni di cui però non ci dicono la distilleria. Le mie potenti facoltà investigative (che fanno apparire Rustin Cohle un povero mentecatto a confronto) mi hanno permesso di restringere la ricerca della distilleria d’origine a quelle della costa sud di Islay. In particolare, come già raccontato da Ben Altri (ad esempio qui e qui), le più classiche voci di corridoio sussurrano che si tratta di una distilleria che inizia con la L. e che non può essere nominata se non in imbottigliamenti originali della distilleria. E dunque di chi si tratterà? A voi, miei immaginari e immaginifici lettori, l’ardua sentenza. Io intanto mi ingurgito questo gioiellino come Rust si beve le sue birre: sparando vaccate filosofeggianti. OK, visto che sono fissato con lui quest’oggi, ho deciso che me lo porterò dietro nella recensione. Completamente senza motivo.

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C’eran tre piccoli Littlemill

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I tre piccoli porcellin… ehm, Littlemill che mi autosomministro oggi. Potete trovare le descrizioni su whiskybase qui, qui, qui e soprattutto qui! Sullo sfondo Mia suocera beve di Diego De Silva. Be’, il titolo mi sembrava abbastanza autoesplicativo.

Littlemill è una delle poche distillerie delle Lowlands scozzesi e una delle più antiche in assoluto. Questa introduzione sembra quella di un noioso tema delle medie, ma aspettate che la storia prende subito una piega (o una piaga?) decisamente più drammatica e pepata, e oserei dire finanche anche un poco tragica. Era il 1992, e in una notte uggiosa, con il cielo che piangeva lacrime amare quando dei malvagi e insensibili bulldozer si avvicinarono e demolirono la povera, innocente e inerme distilleria (come sempre trovate maggiori informazioni qui). THE END. E il lieto fine, direte voi? Non c’è, Littlemill rimane tristemente una distilleria chiusa e scomparsa. Ma molto romanticamente oggi invece dico chissenefrega, e penso piuttosto ai molti imbottigliamenti indipendenti che ancora escono e che ci permettono (ancora per un po’) di gustarci i frutti di questa piccola gemma. Quando si dice berci sopra, no? In particolare oggi mi dedico anima e fegato a tre Littlemill indipendenti, tutti poderosamente single cask, dai 18 ai 25 anni.

 

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Aberlour A’Bunadh #47 (60.7%, OB, 2014)

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Aberlour A’Bunadh batch #47! E sullo sfondo un volume a caso di Judge Dredd perché I AM THE LAW e decido io che diavolo mettere sullo sfondo. E giusto per fare il trasgressivo oggi non ho nemmeno messo l’immagine della bottiglia: andatevela a vedere su whiskybase!

Colpevolmente non avevo ancora recensito questo che è uno dei più famosi e accessibili sherry monster sul mercato: l’Aberlour A’Bunadh. Questo whiskettino è sicuramente nella top ten per gli OB coi nomi più originali, un po’ come il nome di questo famoso negozio di animali. Esce in lotti: ad oggi siamo già al batch #58, e invece io che ho la velocità recensiva di Thiago Motta agli ultimi Europei di calcio mi appresto a provare l’Aberlour A’Bunadh batch #47, imbottigliato nel 2014. A’Bunadh nel caro e buon vecchio gaelico vuol dire origine, come ci raccontano tra gli altri quegli infaticabili beoni di whiskyfacile qui. E loro che di batches ne hanno recensiti parecchi, mica come il pigro sottoscritto. Ma torniamo a noi, vado a immergere naso e pensieri (sporchi) in questo rosso e carichissimo whiskettino. Continua a leggere

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Mortlach 1995 (55%, Ri, 2015)

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Mortlach 1995-2015 della Riegger’s Selection. Sullo sfondo, una biografia di Napoleone che dai, sta bene su tutto.

Oggi assaggio un Mortlach 1995 della Riegger’s Selection, imbottigliato a 55% nel 2015. Riegger, importatori di vino, alcolici e orsù, persino imbottigliatori della Foresta Nera. Recentemente la distilleria di proprietà Diageo ha lanciato una nuova linea di imbottigliamenti ufficiali che non ho ancora avuto la fortuna di assaggiare. Come posso dunque reagire a questa mia imperdonabile mancanza? Be’, in allegria ed euforia non posso che molto prosasticamente sbattermene e mi rivolgo invece a uno dei tanti imbottigliamenti indipendenti che escono da questa particolarissima distilleria. Particolarissima anche per il suo strano metodo distillazione, che grazie a un impianto vetusto ma ben attivo produce un malto distillato 2.81 volte. No, non sto straparlando né dando numeri come alla tombola di Capodanno (mai giocato alla tombola a Capodanno), e per saperne di più come al solito vi rimando alle erudite spiegazioni del Whiskyclub ItaliaContinua a leggere

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