Ardbeg Ten (46%, OB, 2015)

Quello che voglio fare con le prossime tre recensioni è esplorare un’iconica distilleria di Islay. Sto parlando di Ardbeg, che al di là del mostruoso hype recente e delle più o meno felici trovate pubblicitarie, rimane una delle mie distillerie preferite. In particolare, i tre whisky che costituiscono il suo core range (cioè i whisky che la distilleria fa uscire ogni anno e che non sono edizioni speciali) sono di alta qualità e dal prezzo abbordabile. Parlo di Ardbeg Ten, Ardebeg Uigedail e Ardbeg Corryvreckan. Non posso dire di essere particolarmente convinto, né impressionato dalla gamma senza fine di edizioni speciali e limitate, che mi sembra siano solo una grossa grassa fregatura pubblicitaria. Soprattutto a quel prezzo. Bene, allora come sempre nella storia italiana, facciamo gli struzzi su quello che non ci piace e focalizziamoci sulle parti migliori. Cominciamo dal classico, selvaggio, brutale e lacedemone Ardbeg Ten

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Ardbeg Ten, una bestiaccia insolente.

Questa è l’unica espressione del core range con un’informazione sull’età del whisky, dieci anni appunto. Non è colorato né filtrato, imbottigliato a 46% di alcol, e si presenta nel classico pacchetto+bottiglia verdone con ghirigori celtici tipici della distilleria Ardbeg. Ardbeg fa molta attenzione al design, un po’ come il sig. Baiocchi, e i risultati si vedono. Il colore del whisky è giallo paglierino.

Naso: Allora, avete presente quando, in Una pallottola spuntata, uno spettatore allo stadio si alza all’improvviso allo stadio indicando Frank e urla: “Ehi, ma quello è Enrico Pallazzo!”? Ecco, esattamente a quel modo la mia narice destra alla prima annusata ha urlato: “Ehi, ma quello è Ardbeg!”. Il suo tipico odore di fumo dovuto al malto torbato è inebriante. Alghe, odori marittimi. Sento anche un po’ di profumi floreali dietro al Big Peat (blink blink).

Palato: Bum, che torbona. Un whisky denso, intenso, potente. La bocca si riempie di un fumo da falò. Sapore di sale, sapore di mare, ma senza Jerry Calà. Non diluito, non sento molto altro oltre a questo (buonissimo) attacco torbato. Con un po’ d’acqua (poche gocce, si rischia subito di annacquarlo) si affacciano dei sapori dolci, temperati da del limone e del pepe nero. Ci sono mele e qualche altro frutto che non riesco a identificare, ma il Ten non si lascia confondere e mi calciorota costantemente sulla torba e i sapori marittimi. 

Finale: Medio e intenso. Tanto fumo ancora, sale, ancora pepe. Forse anche capperi. Direi che il finale è la parte meno interessante.

Giudizio: In definitiva è davvero un gran bel whisky. Poco da fare, non particolarmente complesso ma più aggressivo di Paolo Montero. 84/100.

Nota postuma (al dram): In questa recensione non parlo di come la torba influenzi i whisky. Dato il mio amore per il soggetto (io con le torbiere, guarda un po’, ci lavoro proprio) ho deciso che farò più in là un post più lungo amorevolmente dedicato alla Sig.ra Torba e al suo ruolo nella produzione del whisky. Prezzo: attorno ai 40 €.

 

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