Ardbeg Uigeadail (54.2%, OB, 2014)

L’Uigeadail (da pronunciare “Oog-a-dal”, stando al foglietto informativo della distilleria) è un NAS, ovvero un No-Age Statement whisky. Questo vuol dire che sappiamo dell’età del whisky tanto quanto ne sa Jon Snow. Tipicamente la recente esplosione di edizioni NAS da parte delle distillerie è attribuita alla penuria di whisky invecchiati rispetto alla sempre crescente domanda per single malt. Alcuni blogger e in generale molti consumatori si stanno lamentando sempre più ad alta voce di questa tendenza dell’industria, dal momento che con la scusa del NAS sono uscite e stanno uscendo diverse edizioni di whisky troppo giovani e di troppo bassa qualità rispetto alle versioni degli anni passati. Questo non è, almeno per ora, il caso dell’Uigeadail.

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Ardbeg Uigeadail, o lo sherry e i falò.

Ardbeg Uigeadail è una bestia piuttosto diversa dal Ten e dal Corryvreckan. Come gentilmente l’ufficio PR di Ardbeg ci informa sulla scatola, il nome significa in gaelico “scuro e misterioso”, e prende il nome dallo scurissimo e misteriosissimo loch da cui la distilleria prende l’acqua per fare il whisky. Qui ci troviamo di fronte a un whisky comunque torbatissimo, ma frutto di un blend di whisky provenienti da barili ex-bourbon (90%) ed ex-sherry (10%). Questo spariglia un po’ le carte gustative e offre un profilo diverso e più profondo rispetto al Ten, e più tondo e dolce del Corry. Non è filtrato, né colorato, come tutti gli Ardbeg. Il colore è più scuro, sull’oro rosso, ammicca alla componente di sherry che il nostro Uigeadailino si porta dietro. Ma passiamo alle mie velenose tasting notes

Naso: Comincia col fumo di Ardbeg, quella spessa, odorosa coltre di fumo legnoso e pungente. Acqua di mare. Accanto alla torba, lo sherry è ovvio come la trama di Avatar. Fichi, mele, boia che botta. Dà quasi alla testa. Erbe (timo? rosmarino?) e ancora  cenere. Un poco di limone forse. Si comincia alla grande. Con acqua, viene su una parte più pungente, con del fumo da sigaro e di nuovo quel limone che avevo sentito prima.

Palato: Oh, niente da fare. Torba e sherry per me funzionano meglio di Zeus e McClane, e qui siamo a livelli di alta scuola nel farli stare insieme. L’attacco prepotente del fumo non è mitigato dallo sherry, ma è rafforzato e rilanciato dai frutti rossi. Mi ricorda cioccolato al latte e i Tuc. Ma con un falò in montagna. Abbassando la gradazione giusto un poco con dell’acqua sento una valanga di sapori, dalla salsa di soia, alle alghe, all’arancio e al caramello. Allappa da whisky forse giovane ma davvero ben fatto.

Finale: Ligure. Scusate, non ho resistito. Lungo, ricco, saporito. Sono vegetariano, ma mi ricorda a tratti un retrogusto di bistecca. Profondo, c’è del dolce fruttato, del pepe, del limone. I’m lovin’it che neanche Ronald McDonald.

Giudizio: Immagino si capisca che mi piace da matti questo “scuro e misterioso”. Voto? Un poco diplomatico 88/100.

Darei forse anche di più ma con sherry e torba, se il whisky è ben fatto, mi vien da pensare che ti piace vincere facile. Prezzo: dipende da dove lo si prende, varia nell’intervallo 55-70 €. In ogni caso, sotto i 60 per il rapporto qualità-prezzo è un colpo grosso al drago rosso.

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