Glendronach 15 Y.O. Revival (46%, OB, 2013)

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Glendronach 15. “I do like a bit of whisky with my sherry“.

Lui: “Say my name.”
Io: “Ma… non saprei… ”
Lui: “You know. You know exactly who I am. Now, say my name.”
Io: “…Glendronach. ”
Lui: “You’re goddamn right.”

Comincio così questa nuova recensione su uno dei whisky che mi hanno fatto innamorare dell’invecchiamento in barili ex-sherry. Questa è la prima di una serie di recensioni che dedico a Glendronach, la distilleria delle Highlands famosissima per l’invecchiamento in botti ex-sherry del suo intenso whisky. Presento oggi l’amato (e recentemente rimpianto, vedi sotto) Glendronach 15 Revival. Prossimamente recensirò altri tre whiskettini del core range con un age statement: il 12 anni Original, il 18 anni Allardice, e il 21 anni Parliament. Glendronach ha lanciato anche un 8 anni (Hielan), che non ho ancora avuto sotto mano/naso e che provvederò a recensire non appena lo acchiapperò. Nelle mie obbligatorie due parole sulla distilleria posso accennare che Glendronach fa parte della compagnia BenRiach (che oltre a BenRiach e Glendronach possiede anche Glenglassaugh) e che prende il nome dalla fonte Dronac, da cui attinge l’acqua usata per fare il whisky. I Glendronach sono famosi per essere delle sherry bomb, cioè stracarichi dell’influenza dei barili ex-sherry, in cui invecchiano parzialmente o totalmente.

L’imballaggio è quello tipico dei Glendronach moderni, con la bella scatola di colore verde smeraldo (ogni espressione ha un colore diverso) e bene in vista ci dicono che il whisky non è né filtrato né colorato. È di un bel rosso rubino, scuro, profondo, sexy. Il Revival è stato invecchiato completamente in barili ex-sherry, a differenza di altri whisky invecchiati in barili ex-bourbon e solamente rifiniti in barili ex-sherry. In questo qui, invece, si è andati all in. Imbottigliato a un decente 46%, il Revival è piuttosto ricercato tra gli appassionati. Purtroppo la distilleria ha annunciato nel 2015 che non avrebbe più prodotto il Revival per un po’ di anni e quindi le scorte si sono presto esaurite, dal momento che gli appassionati di whisky quando succede una roba del genere vanno in panico e tendono a far scorte come nemmeno durante un’apocalisse di zombie. Ma arriviamo ora alle mie affamate tasting notes.

Naso: Dolce, davvero molto sherry. Sherry Oloroso (quindi deciso e forte, meno delicato e più scuro della varietà di sherry Fino). Se si aspetta un po’, la botta di sherry diminuisce e si riescono a distinguere altri odori. Cioccolato scuro, uva, fichi? Anche una nota di legno, forse. Magnifico, spesso, carnoso, intenso.

Palato: Leggero e delicato come una manata sulla spalla da André the Giant. Subito di nuovo sherry. Ciliegia, mon chéri, caffè in chicchi. Complesso, intenso, cangiante. Mi piace un sacco, ma devo dire che il naso era ancora più interessante. Gustosissimo comunque.

Finale: Forte e medio-lungo. Pepe, prugne, non sembra nemmeno un whisky, dal momento che non brucia per niente tant’è rotondo. Il finale non delude affatto le aspettative. Non come quel bidone del “nuovo Roberto Carlos” Athirson, mannaggiallui.

Giudizio: Dritto per dritto (cit.): 89/100. Quando lo comprai era sui 45 euri (e allora probabilmente avrei alzato il voto fino a 91), ma da quando è stato tolto dal core range i prezzi sono saliti come neanche la CO2 in atmosfera dall’era preindustriale. Oggi lo si trova (se lo si trova) sui 90-100 euro, che per me non vale la pena. Ma, come al solito, fate voialtri!

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