Caol Ila 12 Y.O. (43%, OB, 2014)

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Caol Ila 12. Forse un whiskettino sottovalutato?

Continuiamo la sequela di recensioni di entry level con un whisky che molto spesso passa inosservato, nonostante la sua presenza in molti supermercati. Caol Ila fa parte della scuderia Diageo, e il suo carattere torbato ma in un certo senso gentile lo rende una perfetta introduzione per i whisky di Islay, senza i cazzotti in faccia di whisky più potenti come Laphroaig o Ardbeg. Caol Ila è piuttosto apprezzato come single malt, ma è anche utilizzato molto per costruire dei blended whiskies. La maggior parte della produzione va infatti a finire nel Johnny Walker e vecchi Caol Ila sono utilizzati anche dalla Compass Box nei loro blended di qualità superiore (come ad esempio il Flaming Heart e il This is not a Luxury Whisky). Oltre al suddetto 12 anni fanno uscire ogni anno un 18 anni e una Distillers Edition tipica di molti Diageo. Due NAS si sono più o meno recentemente aggiunti al core range, il Caol Ila Moch e il Caol Ila Cask Strength.

Colore giallo paglierino. Come la maggior parte dei malti che appartengono al gruppo Diageo è sia filtrato sia colorato. È imbottigliato a un classico e apparentemente tranquillo 43% ma si vede che non c’è da fidarsi. Quella sua etichetta color panna, quella scatola con un paesaggio stile rivoluzione industriale… c’ha scritto in faccia “you underestimate my power” che neanche Anakin contro Obi Wan in Episodio III. Ecco le mie sottovalutate tasting notes.

Naso: Subito torba. Probabilmente persino quel mastro annusatore Giustiniano II Rinotmeto l’avrebbe sentita. Di primo acchito è ignorante come un Claudio Moschino ma in realtà sotto sotto ha la complessa astuzia di un Francesco Gullo. Il fumo di torba non è spiazzante e terrorizzante, ma pungente, sottile, fine, e va direttamente al fondo del naso. È comunque mitigato e addolcito dal grano e dall’odore erboso che dice al naso di non rammollirsi sul primo impatto torbato. Limone, tipico odore marino di un whisky di Islay. Mica male.

Palato: Ora il fumo di torba non domina come alla prima annusata, anche se c’è. Gommoso e zuccherino, non ha tutto quel sapore salino che invece è così caratteristico di tanti whisky che sono invecchiati sulle coste scozzesi. Mi ricorda un’estate in campagna, in una fattoria sulle colline. Fumo, pepe, forse zenzero.

Finale: Lunghetto ma non intenso e nemmeno particolarmente eccitante, devo dire, stile film di Thor. Rimangono oltre al fumo le spezie che ora diventano peperine e calde, con un buon sapore dolce di zucchero e vaniglia.

Giudizio: Non male e forse lievemente sottostimato, un po’ come “Il silenzio dei prosciutti“. No vabbè, il Silenzio dei prosciutti è un capolavoro, non scherziamo, il paragone non regge, ritratto. Il Caol Ila 12 invece per me si ferma a 79/100. Prezzo: qui dovremmo essere sui 35 euro. Ighibu!

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