Laphroaig Quarter Cask (48%, OB, 2014)

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Laphroaig Quarter Cask, maturato in barili formato Tyrion Lannister.

Torniamo su Islay, l’isola patria del fumo di torba che tanto divide gli appassionati whiskettari. Oggi presento un NAS (No-Age Statement) di una delle distillerie principali e più famose dell’isoletta: il Laphroaig Quarter Cask. Questa review fa parte di una miniserie di recensioni in cui metto a confronto tre OB (Original distillery Bottling) di questa grande distilleria di Port Ellen. La distilleria appartiene al gruppo Beam Suntory (sì, Suntory, i giapponesi del whisky di Lost in Translation), e nel suo core range ha oltre a questo Quarter Cask, altri NAS come il Triple Wood o il PX Cask (questo disponibile nei Duty Free), oltre a storici whisky come il 10 e il 18 anni che han fatto la storia della distilleria e dei whisky di Islay. Il nome Quarter Cask descrive il procedimento di maturazione di questo giovanotto: stando alle info della distilleria, è stato maturato in classici barili ex-bourbon ma poi ha subito una seconda maturazione in barili più piccoli, grandi più o meno un quarto (duh!) dello standard. Barili nani. Barili Tyrion Lannister.

Colorato ma non filtrato, il Quarter Cask è imbottigliato a un poderoso 48%. Di colore giallo pallido, si sente puzza di fumo fin da quando lo verso nel bicchiere. L’utilizzo di barili più piccoli di fatto aumenta la superficie a contatto col barile per unità di volume, e questo probabilmente accelera il processo di maturazione del whisky, o perlomeno aumenta l’influenza del barile sul distillato. E nella botte piccola sta il vino buono, dice Sun Tzu ne L’arte della Guerra. Momento, momento, momento, ma lo dice per davvero? Assolutamente no, miei cari debunker, me lo sono inventato ora. Procediamo quindi con le mie agguerritissime tasting notes.

Naso: Eh che botta. La torba è la prima cosa, seguita da tanto malto mischiato con vaniglia e sale. È un naso dolce questo, il che stupisce visto che è pieno di fumo pungente e note iodate. Ha l’odore di una bella palla di zucchero a velo buttata in un secchio di acqua salata (come, non l’avete mai fatto?). Il tutto vicino a un falò da spiaggia.

Palato: Tripudio salino e torbato. Molto, molto dolce, con un impressionante limone che si ammazza di botte con i fenoli come neanche i mostri e i robottoni di Pacific Rim.

Finale: Medio, un poco legnoso. Fumo e sale che arrivano al fondo troppo forte e per poco non escono fuori pista, se non fosse per la dolcezza dello zucchero che li rimette in carreggiata.

Giudizio: È un whisky ignorante come Enrico Papi e lecchino come Fabio Fazio. Nel senso, se ti piace la torba e ami i whisky con componenti marine, questo te la canta e te la suona titillando e adulando tutti i tuoi torbatissimi punti deboli e nel frattempo ti urla slogan dozzinali nelle orecchie come “Mooooseca“. In ogni caso non si può sminuirne la qualità, e personalmente questa versione mi convince un po’ di più del Triple Wood, che aggiunge un’ulteriore maturazione in botti ex-sherry. E poi si sa, a me le cose ignoranti piacciono: 83/100, dà quello che promette. Prezzo: onestissimi 30 euro!

 

 

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