Glendronach 8 Y.O. The Hielan’ (46%, OB, 2015)

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Glendronach 8, the Hielan’. In pratica miniatura artigianale.

Avevo promesso ormai eoni or sono di fare diverse recensioni sul Glendronach core range. Ovviamente poi, come il corbucciano smemorato di Collegno (deh, che citazione gratuita da finto cinefilo), me ne scordai. Nel frattempo mi sono accaparrato un sample del più giovane rappresentante della famigliola, l’ottenne Hielan’. Il curioso nomignolo affibbiatogli dal potente e oscuro ufficio marketing è molto evocativo e sembra quasi quello di un Fremen di Arrakis. Significa invece più prosasticamente “Highlands“(la regione dove si trova la distilleria) nel dialetto locale. Degno di nota è, in questa nostra moderna era tempestata da Michael Bay e da non-age statements, l’onesta dichiarazione dell’età: 8 annetti non sono tantissimi ma sai mai che non sia un crack. Lanciato nell’estate dello scorso anno, questo giovincello certo non è stato fatto per rimpiazzare filosoficamente l’ottimo pensionato e mai troppo rimpianto 15 anni Revival. Si differenzia infatti dal suo ziastro non solo per l’età quasi dimezzata, ma anche nell’invecchiamento. E quindi  se volete saperne di più SBAM! Beccatevi il resto della recensione. 

Lo Hielan’ nasce da una combo di whisky invecchiato in barili ex-bourbon ed ex-sherry, mentre una delle caratteristiche fondamentali del Revival era proprio la full maturation in ex-sherry. Insomma, ha tante cose in comune con il vecchio 15 anni quante ne ha caratterialmente il pacifico Trunks con l’irascibile Vegeta. Figlio dunque di una filosofia di maturazione diversa, non è comunque né filtrato né colorato, e imbottigliato a 46%. Ma ora lasciatemi proseguire con le mie supersaiyaniche tasting notes.

Naso: Gustoso! C’è un bel mix di burro, vaniglia e sherry, dolce ma non troppo. Non è di una complessità o profondità madornale, ma per un ottenne va benissimo così. Ha in ogni caso un odore sostenuto di alcol, e sembra pure ci sia qualcosa di bruciato. Questa ultima nota mi lascia un poco perplesso ma proseguo impavido e a occhi chiusi come un novello Daredevil.

Palato: Un po’ acquoso, me lo sarei aspettato più denso e oleoso. C’ha della mela, ma anche pepe e sale e non sembra troppo un Glendronach. Riconosco il sottofondo di sherry e alcune note tipiche della distilleria perché so di aspettarmele. Mi do dell’autosuggestionato e però mi dico che malaccio non è.

Finale: Qui casca il celebre e sfortunato asino. La giovine età si sente molto nel senso che il finale quasi quasi non si sente breve. Davvero breve, con della quercia a dettare il ritmo alle poche note rimaste.

Giudizio: Non facile giudicare questo giovane esemplare. Non è affatto male e il prezzo (sotto i 30 euro) è onestissimo. D’altro canto non posso fare a meno di spendere una lacrimuccia a rimpiangere il classico, poderoso e solido matrimonio che il Glendronach ha con lo sherry quando è fully matured. Quindi in definitiva per non saper né leggere né scrivere gli affibbio un bel 79/100, e che il malto sia con voi.

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