Amrut Cask Strength (61.8%, OB, 2011)

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Amrut Cask Strength, un mostro alcolico direttamente dal Subcontinente Indiano.

Il primo Amrut del blog è una bottiglia che comprai un po’ per caso, un po’ per curiosità verso questa distilleria esotica e non troppo conosciuta (da me). Avevo un buono regalatomi da conoscenti che sapevano della mia mania maltata, e quindi lo investii nella versione cask strength di questo whisky di Bangalore. La differenza geografica in realtà non è solo una curiosità da Trivial Pursuit: Amrut deve infatti far fronte a un problema non da poco rispetto alle distillerie scozzesi. Il caldissimo clima indiano. Ovviamente temperature più alte accelerano l’evaporazione del liquido e l’interazione del distillato col barile. L’influenza del barile durante la maturazione, quindi, a parità di tempo aumenta moltissimo rispetto ai cugini in kilt. Per ovviare a questi problemi, le menti ingegnose che governano la produzione del distillato indiano hanno escogitato diversi barbatrucchi per usare questa peculiare caratteristica climatica a loro vantaggio. In generale le edizioni di questo malto esotico sono ovviamente molto giovani (3 anni?): è finora impossibile trovare un Amrut con un’età superiore ai 10 anni, e anche questi sono esageratemente rari e impossibilmente costosi. 

L’Amrut qui presente è il batch #12 dell’Amrut Cask Strength, distillato chissà quando ma imbottigliato sicuramente nel 2011 a un distruttivo 62.8%, si presenta denso e grave come un Pavarotti triste. Oh, e questa è la versione “unpeated” del cask strength: ne esiste anche un’altra torbata, ma di quella forse parlerò un’altra volta.

Naso: Esagerato come Singham (e dal minuto 1:05 fatemi il favore di guardarvelo con la musica che è un capolavoro). Pungente, ricco di alcol, caldo. È un tripudio di malto e grano, modulato un poco da zucchero e vaniglia. Ovviamente aggiungo acqua come se piovesse: a questo punto diventa ancora più pungente e penetrante, un’arancia che mi arriva in faccia come nemmeno al carnevale d’Ivrea. Il dolce del malto e dello zucchero è cancellato, spazzato via da odori speziati e satolli di quercia. Interessante e violento.

Palato: Per curiosità e dovere di cronaca lo provo nudo e puro: a 61.8% di alcol brucia come le ruote della V8 Interceptor. Eh, però è buono! Molto intenso, e non solo per l’alcolizzato contenuto alcolico. Colgo dei sapori carnosi e con aromi tipo rosmarino. Con acqua diventa subito molto amaro con subito un botto di quercia, e si ricrede poco dopo con qualcosa di dolce tipo banana matura. Allappa senza fine, davvero molto intenso: aggiungendo ancora acqua non si calma e sento olive, pepe, frutti… avocado forse? Tutta sta sequela di sapori in realtà dura pochissimo e mi lascia un poco confuso. Troppo e troppo in fretta.

Finale: Lungo e duro. Leggeteci quel che volete.

Giudizio: Buono, direi persino troppo intenso e pieno di roba, ingestibile a tratti. In ogni caso, nonostante la giovinezza che che si fugge tuttavia, la qualità è indubbia: 82/100. Si trova (in altri batch ovviamente) sui 50 euro, molto particolare. Devo ammettere che la versione base, il Fusion, mi era piaciuto un poco di più. E i marò?

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