Springbank 1993 (58%, ANHA, 2015)

Springer22.001

Mi ero ripromesso di fare un po’ una pausa con gli Springbank. Ovviamente, ci ho messo neanche due mesi a rompere questa auto-promessa . È uno dei pochi frutti della Banca Primavera di imbottigliatori indipendenti che ho avuto la possibilità di assaggiare. I responsabili del fattaccio in questione (l’imbottigliamento, appunto) sono quei tedescacci di Anam na h-Alba – the Sound of Scotland. Il gran capo Thomas Skowronek si auto-definisce il primo imbottigliatore indipendente del bacino della Ruhr, e dal 2011 lavora alacremente trafficando barili del tesoro liquido che tanto adoriamo dalla Scozia alla Germania. Che poi “primo imbottigliatore indipendente della Ruhr” a me suona un po’ come “primo carpentiere con un dente in avorio della Bassa Padana”, ma vabé. Questo Springbank, distillato nel 1993, è stato maturato per oltre 22 anni in un barile ex-sherry, assolutamente, arrogantemente, roboantemente e prepotentemente first fill

Raramente ho visto un whisky più scuro: sembra quasi vino. Imbottigliato a un magnifico 58%, si presenta bello, paffuto, densissimo. È una specie di Bud Spencer quello che ho nel bicchiere, che mi guarda di sottecchi aspettando sornione di tirarmi un bello schiaffone di quelli suoi. Timoroso come un malvivente di fronte alla Mano Sinistra del Diavolo, procedo con le mie tasting notes nate con la camicia.

Naso: Fumo, pelle, alcol (DUH!). Oh, sì che c’è sherry, sì che è first fill. Per tutti gli Enzo Ghinazzi (ma poi perché mi viene in mente lui?), che inizio poderoso! Lavanda, pesche, chiodi di garofano, vin brulé, arancia, rum, sale. Con acqua cambia tono come neanche Tafazzi quando si scassa la bottiglia sui maroni. Mi pare ora più rilassato, ma comunque potente e solidissimo. Arriva fino al cervello con quel suo soffio di fumo mischiato alle prugne e al cuoio, esaltato da una serie odori di lavanda e… qualcosa che sa di armadio chiuso? Terra secca, sabbia, con sherry e frutti rossi. È un naso impressionante e con una quantità incredibile di strati.

Palato: Per mille boccaporti se è intenso! E oleoso, e allappante, e secchissimo. Non esagero, ho i brividi: che roba buona. Oltre all’evidente sherry e a un amaro di fondo che non si vergogna di stare in secondo piano, è pieno, saturo di spezie, zenzero, chiodi di garofano, e poi erbette e sale. Con acqua questa bomba non si calma e lo mastico con un gusto tale che non vorrei mai mandar giù. Pieno di arancia, ananas, c’è un improvviso kick di fragole, un ballo di amarene impazzite. È un palato supersexy, sporco e indecente, proprio come piace a me. Un po’ come Leia in quello scellerato bikini dorato ne Il ritorno dello Jedi. Sale e Springbank.

Finale: Eterno e pieno di sherry, ma con tanta, tanta quercia. Con acqua puoi solo amarlo.

Giudizio: Eh per me qui arriviamo molto vicini a uno Yoda: 95/100. Ne sono state prodotte solo 150 bottiglie, a un ambiziosissimo 300 euro a botta. Davvero alto il prezzo per un 22enne, ma se c’è chi lo compra… È un whisky poderoso e intenso e nello stesso tempo complesso e in qualche modo raffinato. Kicking ass and taking names.

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