Port Ellen 1982 (58.6%, MoS, 2012)

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Port Ellen 1982 – Malts of Scotland. Spietato come Sentenza, espressivo come Tuco, bello e fatale come il Biondo. Immagine a dx da Whiskybase.

Allora, come alcuni di voi avranno dedotto da alcuni molto sottili post sulla pagina Facebook, mi son trasferito, nientepopodimenoché… (rullo di tamburi con una suspence che nemmeno il Tenente Colombo) in Italia, sul Lago Maggiore per ora. Per auto-celebrare il mio ritorno, mi sono bonariamente versato e sommariamente goduto un Port Ellen, magico frutto di questa leggendaria distilleria di Islay ormai chiusa. La distilleria ha origini piuttosto antiche: fondata nel lontano 1833, fu chiusa definitivamente nel 1983. Il Port Ellen già distillato fu in seguito acquistato da Diageo, che a tutt’oggi vende e distribuisce poi barili a diversi imbottigliatori indipendenti, oppure ne rilascia costosissime e ingestibili edizioni speciali (le ultime si possono trovare tranquillamente a 2-3 kiloeuro). Il liquido che ho nel bicchiere fu imbottigliato dai tedeschissimi esperti di Malts of Scotland: in particolare, il Port Ellen incriminato fu imbottigliato nel 2012 e distillato giusto un anno prima della chiusura della distilleria. Invecchiato quindi per clamorosissimi 30 anni in un barile ex-sherry, mi ingolosisce già solo a leggere l’etichetta con le diverse informazioni. A questo punto però il mio Padre Maronno interiore mi bastona malamente maledicendo le mie troppo alte aspettative. Per fortuna che il saggio santo mi aiuta a considerare con più razionalità questo whiskettino, che rischio di cadere malamente nell’hype più del solito. Conscio del potere del Lato Oscuro della Suggestione che più di una volta mi ha fatto sbandare, vedo chiaramente il pericolo di esaltare a priori il frutto di questa distilleria per certi versi, purtroppo, talvolta sopravvalutata e stragonfiata dal mercato dei collezionisti. Con la testa piena di mantra (“la situazione era un po’ più complessa, la situazione era un po’ più complessa, la situazione era un po’ più complessa…”), proseguo dunque con la recensione. 

Nel bicchiere ha un bel colore dorato scuro e mi pare mi guardi sornione come Clint Eastwood quando osservava Ramón Rojo in Per un pugno di dollari. Imbottigliato a uno scontroso 58.6%, non fa altro che incrementare la mia voglia di estrarre la pistola e bermelo. Basta con gli indugi dunque e vado avanti con le mie tasting notes dagli occhi di ghiaccio.

Naso: Un fumo delicato ma intensissimo che si leva dal bicchiere. Potente, pesta un sacco: sarà tutta suggestione ma sento il naso aggredito da una carica di odori pachidermici. Sale, pepe, aromi che ricordano la salsa di soia e qualcosa di piccante. Molto salato, davvero, come si confà a un buon frutto di Islay. Vaniglia, sherry, prosciutto (o meglio, speck). In tutto questo can-can di forti odori carnosi, lo sherry non si scompone e come Demo Morselli al fatidico “Demo, tigla!” di Maurizio Costanzo, fa il suo sporco lavoro senza badare a chi gli sta di fianco. Il fumo è integrato benissimo e la parte fruttata dovuta allo sherry non è affatto cancellata dagli odori terrosi della torba. Con acqua continua a essere gentile come un dittatore a caso del sud-est asiatico, ma si esaltano un poco gli odori di marmellata che provengono dallo sherry. Marmellata di roba scura… more?

Palato: Eh, è un palato vigliacco questo: sembra dolce accattivante e poi ti colpisce a tradimento con un’ondata potentissima di fumo non appena gli volti le spalle. Prepotente e balordo come un’invasione mongola e inaspettato come l’inquisizione spagnola, il fumo misto a fortissimi sapori salati e all’alto tasso alcolico droga il primo assaggio. Con acqua si ammorbidisce giusto un filo, ma rimane decisamente intensissimo e molto, molto ricco. Riesce anche ad essere bilanciato con un bel po’ di alghe e e fumo intenso, che si dividono bene il palco con un’esplosione di agrumi e mele mature. Tanto zucchero anche, quasi caramello, poi caffè, cioccolato, liquirizia. Gli si perdona tutto.

Finale: Eterno e fumoso, con una dolcezza caramellata che non ti aspetti all’inizio. E quella nota d’agrumi che aaaah, come gioca Del Piero!

Giudizio: Sarà il mito, sarà la serata, sarà l’euforia ma io sto impazzendo e gli do uno scomposto e tumultuoso 97/100. Il primo Yoda del blog! Gentile e accomodante come Gengis Kahn quando gli chiudevano in faccia le porte di una città, ma davvero impressionante. Prezzo? NO.

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