Lagavulin 8 Y.O. (48%, OB, 2016)

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Lagavulin 8 anni: mezza vecchiezza sarà anche mezza bellezza?

Quei 16 anni del Lagavulin classico lo hanno reso apprezzato e finanche (sì, finanche!) adorato in tutto l’Orbe Terracqueo. Perché mai dunque, si chiede il più che maiprofano sottoscritto, dimezzare l’età di questo iconico imbottigliamento nell’edizione speciale per il bicentenario della più famosa distilleria di Islay? Saran leggi del mercato? O forse son consapevoli in quel di Lagavulin di aver per le mani un prodotto ottimamente commerciabile già a questa giovane età? Innanzitutto trovo sia encomiabile il coraggio di non inventarsi storielle più o meno accattivanti (fischiano le metaforiche orecchie, Ardbeg?) e di puntare invece su un semplice age statement che distingue certamente questo imbottigliamento dalla tendenza di questi ultimi anni di togliere l’età dall’etichetta. Insomma, il giovanotto promette bene dal punto di vista meramente concettuale: speriamo che dal punto di vista organolettico (oggi sono per una terminologia audace) non deluda! In effetti questa edizione ha avuto un successone che nemmeno il Sega Mega Drive tra i nati negli Anni Ottanta. E io adoravo il Sega Mega Drive: qualcun altro qui ha perso mesi su Sonic the Hedgehog o tutti avevate una vita? In ogni caso, è la prima volta che lo addento di pirsona pirsonalmente, quindi proseguo senza indugio.

Come molti prodotti delle edizioni Diageo, è colorato, o almeno questo ci suggerisce il sempre ottimo forum whiskybase. In realtà il simpatico whiskettino si presenta molto chiaro, un bel colore paglierino pallido: colorato ma non troppo, forse? Imbottigliato a 48%, è certamente più alcolemicamente poderoso del classico 43% del cugino più vecchio: chissà dunque se questo trepidante esempio di gioventù farà rimpiangere o meno la complessità del classico e mai dimenticato sedicenne? Per rispondere a queste e altre domande (ad esempio: chi ha ucciso Laura Palmer?), beccatevi le mie inquietanti tasting notes.

Naso: Naso pungente, un poco ricorda una versione edulcorata del drammatico, severo e clamoroso 12 anni. Non mi dà invece quella sensazione piena, calda e complessa del 16 anni, invece: ci sono aghi di pino, limone, tantissimo sale. Il fumo (e sono consapevole che possa essere sample-dependent) davvero non è fortissimo, anche se rimane consistente ed è la parte principale dell’odore – e qui mi verrebbe naturale una freddura turbonerd sulla Principal Component Analysis ma lascio (quasi) perdere. Mi sarei aspettato più ignoranza da un ottenne di Islay a 48% d’alcol, ma non ho tenuto conto dell’eleganza e della composta possanza propria di Lagavulin. Terra bagnata, punge ma non unge. Diventa più dolce con le snasate successive: miele forse? Miele salato direi. E poi pancetta, ma sarà che ho fame.

Palato: Il fumo aggredisce ma non morde, non è assolutamente intollerabile. Di nuovo la parte migliore e più sostanziale sembra il fumo, il resto è quasi un (bel) contorno. È molto giovane e un poco si sente, ma fa parte del gioco. Davvero, le canta e le suona al palato senza stonare per niente: salmone, pepe nero, limone, comunque in generale sottile quanto l’umorismo di Mai Dire Banzai. Il limone insiste e persiste (quasi come questa scontatissima combo di verbi), olio d’oliva e in generale non troppi sapori invadenti. Tracima improvvisamente della vaniglia, che tuttavia non domina sugli altri sapori, e il tutto rimane comunque in un bell’ambiente salmastro. Il retrogusto salato e zuccherato fa sudare come neanche gli svolazzi del costume di Lucy Lawless in Xena.

Finale: Medio-corto, ma risoluto. Un po’ come Brunetta quando asseriva di essere stato candidato al Nobel.

Giudizio: Un gran bel prodotto, lo apprezzo molto. Davvero buono, non era facile realizzare un prodotto di questo tipo senza sfigurare negli inevitabili confronti con un intramontabile classico che rimane tra i top della gamma per il rapporto qualità-prezzo: gli do dunque un sommario 85/100. Ad altri, come ai Facili e a Federico è piaciuto anche di più, mentre i prodi DolceMente danno un voto simile al mio (per quanto i metri di valutazione siano ovviamente diversi). In un certo senso quasi delicato, per quanto possa essere delicato un Lagavulin: io che me lo aspettavo vigoroso farsi avanti a calci sui denti sono rimasto molto (piacevolmente) sorpreso. Dal mio punto di vista funziona alla grandissima come un’introduzione al mondo Islay/Lagavulin, forse non tanto come celebrazione del duecentesimo anniversario della distilleria, ma sono opinioni personalissime. Comunque davvero molto buono! Prezzo: siamo qui 50 euro in Germania, altrove si sale (e in futuro salirà che neanche Daniele Silvestri causa esaurimento scorte). Ah, dimenticavo: BOB.

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2 risposte a Lagavulin 8 Y.O. (48%, OB, 2016)

  1. Pingback: South Shore Islay 8 Y.O. (48.8%, V&M, 2016) | A Song of Ice and Whisky

  2. Pingback: La mia prima Islay – Parte 2: Lagavulin Sensory Experience e Laphroaig Warehouse Tasting | A Song of Ice and Whisky

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