Nel frattempo al whisky festival #1: Whiskybase Gathering 2016

20161126_143209-01Come anticipato, ecco un breve resoconto della mia recente visita al primo Whiskybase Gathering. Come molti di voi improbabili lettori, ho recentemente partecipato anche all’ottimo Milano Whisky Festival, ma farne un resoconto qui, dato il mio alto livello di novellinismo e l’alta densità di blogger e di appassionati, mi sembrava ridondante quanto la campagna sul referendum. Ho scelto quindi di raccontare un evento più di nicchia cui, almeno dal Belpaese, era più complicato partecipare. Whiskybase è un sito conosciuto da tutti gli appassionati di malto, la più grande community e il più aggiornato database di whiskettini dell’Orbe Terracqueo. Vi si trova di tutto, da informazioni su whisky più mainstream di Johnny Depp, fino a descrizioni di imbottigliamenti più oscuri dell’antro di Gollum. Insomma, punto di riferimento per i whiskettari di tutto il mondo, Whiskybase, è anche un negozio di whisky, che esiste fisicamente tanto quanto il mio imperituro odio per gli Ewok. Si trova a Rotterdam e proprio nell’anseaticissima città il Whiskybase Shop ha avuto l’ottima idea di organizzare per la prima volta un suo proprio, nuovo e fiammeggiante whisky festival.

Accompagnato da un prode amico (che per comodità d’ora in poi chiamerò Jancarlo Magalli) che sopporta più di altri questa mia mal(t)atissima mania, ho deciso cogliere la proverbiale palla al balzo. Unendo il dilettevole (weekend nella ribalda capitale dei Paesi Bassi) al più dilettevole (whisky festival) ho dunque preso degli scontatissimi voli per Amsterdam e mi sento ora in dovere morale di inventare di sana pianta descrivere con parole mie il festival e i whiskettini lì provati.

Il whisky festival e’ stato organizzato nella cornice del Maassilo, un enorme ex-granaio al porto di Rotterdam, che fu trasformato negli anni Duemila in una multifunzionale struttura dal chiaro sapore post-industriale atta a ospitare eventi di diverso tipo. Dopo aver lasciato giacca e zainetto da quinta elementare alla reception e aver goffamente riempito le tasche dei pantaloni con bottigliette vuote e imbuto per sample, si parte. Riceviamo con il biglietto (decisamente caro per un whisky festival: 27 euro) un classico bicchierino e “ben” 5 gettoni da usare ai vari banchi degli assaggi (1 gettone = 1 euro). La prima stanza che si para davanti ai nostri assetati e sobri occhi e’ questa:

20161126_141936-01

Siccome ogni tanto sono ottimista quanto Giacomino Leopardi, ho subito pensato che questa fosse l’unica stanza e mi ero già preparato  a una cocente delusione, ma ovviamente mi sbagliavo. Ci sono diversi stand di imbottigliatori indipendenti (il festival è focalizzato su di loro), radunati in due grossi ambienti (che chiamerò molto tecnicamente stanzoni) separati da una camera dedicata alle cibarie – formaggi olandesi, meat pies, onnipresenti patatine e altre amenità. Buttati altri danari per ottenere nuovi gettoni io e il fido Janfranco ci dirigiamo spediti verso il fondo al primo stanzone, dove ci attirano delle gigantografie della linea Ultimate di van Wess (imbottigliatori olandesi, manco a dirlo). Girovaghiamo un altro poco e decidiamo infine di rivolgerci a loro per il primo dram della giornata. Qui sotto quello che ho pensato dei primi assaggi.

Mortlach 2008 (46%, vW, 2016) scelto da Magalli. Copia di Boba
I miei appunti parlano di un whiskettino invecchiato per otto anni in un barile ex-bourbon. Colpevolmente non ho segnato il barile, ma ho sicuramente notato il drammatico odore alcolico, mischiato a cereali e vaniglia. Al palato tanto malto e limone, ancora vaniglia. Sono stato molto sorpreso in realtà dalla brevità del finale, amaro e laconico come una breve storia triste. Mi sento un poco friendzonato.

Glenburgie 1998 (46%, GM, 2015) per me invece. Copia di Boba
È uno Speysider imbottigliato dai Gordon & Macphail (gli imbottigliatori che posseggono Benromach, per intenderci) e whiskybase dice che è sui 70 euro. Pure costui è stato maturato in un barile ex-bourbon: si sente di nuovo una vaniglia un po’ smargiassa, ma comunque non coprente altri odori erbosi. Al palato leggo dai miei occhialuti appunti che è molto caramellato e maltato, con degli odori erbosi che si trasformano in una roba tipo aglio. Non mi impressiona particolarmente e mi pare ci sia qualcosa di fuori posto, un po’ come uno sguardo minaccioso lanciato da Pippo Franco.

20161126_151002-01Insomma, per ora niente di straordinario, ma ci siamo ubriacati un minimo abbiamo acclimatato il palato a ciò che verrà dopo. Un breve gironzolo ulteriore e decidiamo che questa prima stanza per ora non ha niente di speciale da offrirci (non sono un fan di whisky svedesi e svizzeri che invece ammiccano nelle mani hostess molto sorridenti) e ci spostiamo verso lo stanzone principale, dove ci sono dei… cowboy che suonano musiche scozzesi! Superato lo shock e la confusione, una rapida occhiata ai banchi dei collezionisti mi stende moralmente e mi fa pensare che è stato un bene aver lasciato a casa la carta di credito che avrei probabilmente esagerato altrimenti.

Il prode Janfranco al mio fianco mi spinge sul fondo dello stanzone, dove il Whiskybase Shop ci propone i suoi propri imbottigliamenti: la selezione Archives, di cui in passato ho apprezzato molto alcuni imbottigliamenti (i bellissimi Fishes of Samoa). Dopo essere intontiti dalla selezione ampia quanto il girovita di Michael Moore, assaggiamo i seguenti:

Springbank 1999 (50.3%, Arc, 2016) Copia di Darth
Mi ci fiondo come un avvoltoio, conquistato dall’etichetta, dal nome della distilleria e dal consiglio del prode mescitore al banco. Non delude per niente: invecchiato per 17anni in un barile ex-sherry, ha un costo davvero eccessivo per un whiskettino comunque minorenne. Al naso non risparmia calci in faccia che nemmeno Jean-Claude (Juncker) Van Damme, poi lo sherry fa il gradasso con tanti odori marini e pietrosi. Al palato sparacchia una serie di sapori che c’è bisogno d’acqua se no non si capisce nulla. Fumo, frutta, e tanto altro si susseguono in un whisky che meriterebbe ben altra e più rilassata situazione per essere degustato meglio. Negli occhi mi compaiono dei cuoricini che nemmeno un dolce cerbiatto in amore. Highlight #1 del festival per me.

Glenburgie 1995 (54.1%, Arc, 2016) invece attira l’attento Magalli a causa, a suo dire, dello svolazzante pesce volante sull’etichetta. Di questo non dirò un bel niente qui, perché ne ho preso un clamoroso sample che recensirò a tempo debito.

A questo punto l’amico Magalli, a causa di bagordi eccessivi la sera precedente ad Amsterdam (cui avevo partecipato con molta più moderazione), con la scusa di un persistente quanto palesemente fasullo singhiozzo comincia a subire un tantino l’alcol e si chiude a riccio dopo essersi ingozzato di tartine al formaggio e ai funghi. Shame on you, Janfranco.

Io al contrario non mi do per vinto e proseguo nella visita degli altri stand. Dai Maltbarn non assaggio niente ma faccio incetta di sample: è davvero un peccato che le loro edizioni siano limitatissime perché han davvero roba di qualità. Vicino a loro campeggiano invece orgogliose gigantografie di imbottigliamenti curiosi con un’anatra. Sono ineffabilmente i Whisky-Fässle, pure loro tedeschi che per chissà quale ornitologico motivo mettono sui loro imbottigliamenti questo goffo uccellaccio che alla pechinese amo particolarmente (ho abbandonato il vegetarianesimo, forse si nota). Rubo anche a loro un sample (Glen Keith del ’92) e mi preparo a godere la loro star della fiera:

20161126_162912-01Glenrothes 1997 (51,8%, W-F, 2016) Copia di Darth
Molta hype su questo imbottigliamento, che infatti ha già un prezzo tragicamente vicino ai 150 euri. Ma che droga che è. Invecchiato un barile ex-sherry (mi dicono dalla regia first fill) è rosso come i miei occhi iniettati di sangue al momento di provarlo. Dispensa emozioni. Lo sherry non si nasconde ed è moderato quanto i toni di Sgarbi su qualsiasi argomento. Qua scrivo di odori di zenzero e cannella, ma temo di aver perso lucidità. Si sprecano elogi sui miei appunti, e al palato con acqua parlo di prugne e carnazza alla griglia. Finale lunghissimo, questo lo ricordo bene ancora adesso, violento e stressante. Buonissimo. Highlight #2 per me.

A questo punto torniamo un po’ più barcollanti verso il primo stanzone e siamo anche un poco intontiti dalla martellante musica dei sempre meno convinti cowboys che nel frattempo si stanno scolando una bottiglia di Sangiovese. Non scherzo. Mi sento dunque sedotto dallo stand della Compass Box, prima colpevolmente trascurato. Sbologno velocemente a Janfranco i miei sample e corro con imbuto e gettoni intimando l’arguto addetto al bancone di servirmi un dram di Flaming Heart e di imbottigliarmi 2 cl di Spice Tree Extravaganza da provare a casa. A questo punto Janfry M. si riprende, si scorda il singhiozzo, e torna ad aiutarmi a buttar giù i centilitri di malto dimostrando quanto la sua non fosse che una pessima farsa da attore fin troppo consumato.

20161126_150005-01Flaming Heart (48.9%, CB, 2015) Copia di Luke
Quinta edizione per questo blend di ultra lusso della Compass Box, di cui ancora nell’internette circola la ricetta. L’ultra lusso porta con sé anche un prezzo tragicamente ben sopra la soglia dei 100 euro. C’è del Caol Ila di 30 anni e del Caol Ila di 14, c’è del Clynelish 20enne e altra roba ben più giovane. Insomma, sembra una bomba, e non manca di farmi innamorare un pochino. Di sicuro si sente il fumo romantico e salmastro del vecchio Caol Ila, si sente lo spirito giovane e fruttato degli altri ingredienti, si sente la parte solida, oleosa e corposa del Clynelish. Un deciso limone salato che danza con pere e fumo al palato. Poi un ottimo finale per un ottimo blend, molto ricco e molto complesso.

A questo punto, già che siamo sul torbato, controlliamo quanti gettoni abbiamo ancora e ci dirigiamo vogliosi di fumo (e sì che siamo nei Paesi Bassi, questa affermazione può essere facilmente interpretata male) verso lo stand dei mercanti londinesi di Berry Bros. & Rudd, dove individuo tra i singhiozzi dell’indebolito Magalli il nostro nuovo obiettivo.

20161126_164851-01Laphroaig 1997 (50.2%, BR, 2015) Copia di BobaCopia di Han
Allora, sono in difficoltà. A me non è piaciuto particolarmente, ma può essere che sia dovuto alla saturazione del mio palato. Sui miei appunti, leggo che il decentissimo fumo non porta con sé particolari odori marini. Piuttosto qualcosa di campagnolo, grano, zucchero. Lo zucchero predomina quasi al palato, lasciando in un angolo il fumo davvero non invadente. L’ho trovato troppo poco Laphroaig, un po’ troppo camouflage (questa è per Lapo Elkann, che ieri a New York ne ha combinata una davvero di livello). Non son sicuro che votazzo dargli perché qui noto che il mio palato comincia a essere felpato. Sicuramente non più di un Han Solo, però.

Ora, pensavate fosse finita vero? Eh no, perché il poco esperto mescitore al banco dei Berry Bros. era probabilmente più ubriaco di noi e ci ha fatto uno sconto sul dram di Islay. Janfranco implora pietà simulando ora coliche inesistenti ma si fa convincere a impiegare l’ultimissimo gettone in un’esplorazione di qualcosa di esotico e diverso: l’India.

Amrut Fusion (50%, OB, ca. 2016) Copia di Han
Non è la prima volta che lo assaggio, e sicuramente non è la più sobria. Raschia la gola e all’ormai fantozziano Magalli qui di fianco davvero non piace, però io continuo imperterrito e inamovibile come un Brachiosauro addormentato a considerarlo un ottimo whisky. Il che vale per la sua a mio giudizio sorprendente complessità e soprattutto per il rapporto qualità prezzo, come non manco di far notare in questa lista qui. È un po’ un profilo di whisky che subisco e che mi fa sciogliere le ginocchia per il piacere, ma forse è solo la fine della fiera e io sono out.

Arrivo finalmente al termine di questo ottimo evento. Tornerò l’anno prossimo? Può essere. Sicuramente un bel festival, improntato molto su imbottigliatori indipendenti tedeschi e olandesi. Anche molto curioso e interessante dunque dal momento che sul mercato italiano tali imbottigliamenti arrivano raramente. In particolare ho trovato balordamente fantastici il Glenrothes/anatra e lo Springbank/conchiglione. Un po’ caro forse, ma straconsigliato. Alla prossima!

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