Longrow 11 Y.O. Red (51.8%, OB, 2014)

longorw11
Longrow Red edizione 2014. Inauguro oggi questa mia nuova politica di mettere sullo sfondo libri a caso con The Zombie Survival Guide di Max Brooks, che fa tanto nerd e non impegna. A sx immagine da whiskybase.

Il Longrow Red fa parte, come la maggior parte dei mortali ben sa (cit. quel paraculo di Seneca), della linea di whisky torbato prodotto dalla distilleria Springbank. Distillato due volte (e non due volte e mezza, come invece lo Springbank vero e proprio), è un whisky decisamente torbato e aggressivo. Di questa linea ho già recensito un ottimerrimo 18 anni (addirittura con rum finish). Questo Rigalunga è appunto un Longrow Red, un’edizione speciale che esce ogni anno e che aggiunge alla classica torbatura del whiskettino un extra invecchiamento in un barile particolare, tipicamente ex-vino (ex-Cabernet-Sauvignon, ex-Shiraz, ex-Pinot Noir…). In questa edizione, imbottigliata nel 2014, sono stati usati barili ex-porto, invece. Rosso come Ottobre Rosso (e questa è solo la prima freddura di questo tenore in questa recensione, ve lo assicuro), dovrebbe in teoria combinare la dolcezza del barile vinoso al fumo e alla mineralità tipica dei Longrow per un kick in teoria irresistibile. Un po’ come il Tiro della Tigre di Mark Lenders.

Il colore è molto bello, rossiccio, appunto. Non filtrato né colorato, si presenta oleoso come i capelli di John Travolta in Grease. Avanti con le mie tasting notes brillantinate.

Naso: Puh! Subito una torba aggressiva e terrosa, piena. C’è sicuramente del dolce che sta entrando dal retro e la combo sulle prime mi ricorda un poco (eresia!) un Ardbeg Uigeadail, ma in realtà lo ricorda solo di strascico. Ha bisogno d’acqua, non dice tantissimo di primo acchito. Con acqua si addolcisce molto, ora il porto si sente eccome. Il fumo si integra davvero bene con il dolce e i frutti rossi, anche se continua ad apparirmi un poco chiuso. Mi pare ricco e pesante, mi pare di sentire troppo poco di quel che ha da offrire. Un po’ un naso da elefante ignorante a dirla tutta.

Palato: Fumo e dolciume, ma non troppo. Spesso, un poco pachidermico. Lamponi cioccolata al lampone. Focoso. Vino, terriccio, erbe. Vin brulé. Arance. L’acqua in realtà non aiuta, il porto qui si riduce a un dolciume confuso e stranamente l’alcol si sente quasi di più, il fumo si fa meno grasso. Intrigante, sì, ma non da innamorarsene. Il retrogusto è pure dolciastro. Colpo grosso al Longrow Rosso? Mmh, non ne sono sicuro.

Finale: Amaro e lungo. Cappuccetto Longrow rosso sangue.

Giudizio: Davvero un buon whisky, ma non eccezionale. Non mi sembra mantere tutte quelle promesse implicite che mi faceva ammiccandomi dal bicchiere: 83/100. Queste edizioni costicchiano, ricordo che il Longrow Red 2015 Pinot Noir, per esempio, che pure mi era piaciuto di più, costava sugli 80 euro. Longrow Rosso non avrai il mio scalpo.

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