Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail (58.7%, OB, 2016)

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Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail: un nome improponibile per un whiskettino portentoso. Sullo sfondo, Magical Mistery di Sven Regener. Perché? Solamente perché il titolo mi sembrava azzeccato, il resto del libro non c’entra assolutamente niente. Ah, indovinate un po’ da dove ho preso l’immagine a sx? Da whiskybase!

Ecco qui un nuovo, giovane e prepotente frutto di Islay, un Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail. Bruichladdich, la distilleria per molti versi sperimentale della costa occidentale di Islay, produce ben tre linee di whiskettini. Oltre agli eponimi Laddies (unpeated whisky) e i mostruosi -in senso buono, eh- Octomore (super heavily peated whisky), ci sono anche i torbati Port Charlotte (heavily peated whisky), che prendono il nome da una locale distilleria chiusa dopo la Prima Guerra Mondiale. Come al solito per maggiori info rivolgetevi qui. Il whiskettino in questione fa parte di una serie di edizioni fatte specificamente per i travel retail e imbottigliate a grado pieno. Questo qui in particolare è un 12 anni e il suo impronunciabile nome Oilean… Furach… vabe’ (Oileanach Furachail), ecco il suo nome si riferisce fumosamente all’attenzione dello studente verso il maestro durante il suo lavoro. Questa strana espressione vuole celebrare, come scritto sullo stesso sito della distilleria, Adam Hannett, head distiller di Bruichladdich dal 2015 e che sostituisce in toto il leggendario plenipotenziario e suo maestro Jim McEwan. Finite le inutili note di folklore? Sì? Allora proseguiamo.

Nel bicchiere si presenta davvero pieno di colore (ramato) e molto denso. Il Pichichi12 qui mi sembra davvero un whiskettino con tutti i crismi e salgono già dei fumi di torba che mi solleticano le nari. Quindi avanti tutta con le mie bomberistiche tasting notes.

Naso: Fumo spessissimo, banchi di nebbia fatte di un fumo legnoso, pesante. Mi sembra di stare a Silent Hill. Il fumo non è pungente, ma copre troppo il resto. Molto intenso e alcolico, abbisogna terribilmente di annacquamento. Con una delicata gionta di acqua trovo ovviamente ancora fumo, ma anche zucchero, arance, limone, cioccolato all’arancia, poi proprio del bacon. Un naso sporco, con gomme bruciate che però sono bilanciate da un intenso aspetto fruttato.

Palato: Urca che bomba, sono aggredito da davvero troppo alcol. È intenso, con il fumo che mi assale implacabile come un attacco dei cosacchi. Avete presente quelli che avevano convinto il dolce topolino Fievel Toposkovich e la sua famiglia a sbarcare in America? Ecco, quei cosacchi. Il mio palato non può emigrare e quindi cerco di calmare le sue proteste aggiungendo acqua. Ora ci sono zucchero, pepe nero, sherry, prugne. È un whisky speziato ed esplosivo. Oleoso e allappante, tira calci che sanno di fumo, arance e cenere.

Finale: Lungo e legnoso, ma non si fa mancare un nonsochè di dolce.

Giudizio: Ottimo, davvero. Moderato come Antonio Er Mutanda Zequila quando Adriano Pappalardo parla di sua madre, ma ottimo: 89/100. Costicchia, purtroppo – siamo tra i 120 e i 150 euro. Ne vale la pena? Non lo so, non lo so

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