South Shore Islay 8 Y.O. (48.8%, V&M, 2016)

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South Islay Shore 8 Years Old: a sx la foto della bella bottiglia direttamente da whiskybase. E sullo sfondo Il Re di Ferro, di Maurice Druon: perché Filippo il Bello avrebbe tranquillamente bruciato un paio di Templari in più pur di potersi scolare cotanto whisky.

Quest’oggi metto finalmente le mie grinfie su uno degli imbottigliamenti prodotti da Davide Romano e Fabio Ermoli. Mi trovo infatti di fronte al South Shore Islay, un single malt di 8 anni di cui però non ci dicono la distilleria. Le mie potenti facoltà investigative (che fanno apparire Rustin Cohle un povero mentecatto a confronto) mi hanno permesso di restringere la ricerca della distilleria d’origine a quelle della costa sud di Islay. In particolare, come già raccontato da Ben Altri (ad esempio qui e qui), le più classiche voci di corridoio sussurrano che si tratta di una distilleria che inizia con la L. e che non può essere nominata se non in imbottigliamenti originali della distilleria. E dunque di chi si tratterà? A voi, miei immaginari e immaginifici lettori, l’ardua sentenza. Io intanto mi ingurgito questo gioiellino come Rust si beve le sue birre: sparando vaccate filosofeggianti. OK, visto che sono fissato con lui quest’oggi, ho deciso che me lo porterò dietro nella recensione. Completamente senza motivo.

A differenza di quasi la totalità degli altri imbottigliamenti, questo non è a grado pieno, ma è stato  per renderlo più bevibile (nelle parole di Davide Romano nella sua intervista) non è imbottigliato a grado pieno, ma a un più moderato 48.8%. Questo in linea con la filosofia degli imbottigliamenti della “Dumpy Series“, di cui questo South Shore Islay 8 years old fa parte. Nel bicchiere brilla di un colore giallo tipo paglia chiara, ma come al solito sono daltonico quindi fidatevi fino a un certo punto (anche se sul giallo ci sono abbastanza). Procedo ordunque con le mie tasting notes stavolta con le promesse interruzioni a caso e fuori luogo di Rustin Cohle.

Naso: Un fumo pieno, non è aggressivo e non esagera. Un fumo coscienzioso.
Rust: I think human consciousness is a tragic misstep in evolution. Stop reproducing. Walk hand in hand into extinction. One last midnight, brothers and sisters opting out of a raw deal“.
Sì, vabbe’, Rust. Coscienzioso, non coscienza… poi tu stai lì a lisciarti i baffi e a scimmiottare poveramente Giacomino Leopardi, ma io qui dentro ci trovo limone, un sale intensissimo… non puoi piuttosto prestare attenzione alle associazioni di profumi che il whiskettino emana?
Rust: “You know me. I don’t see the connection between two dead cats and a murdered woman. But I’m from Texas“.
E io sono di un paesino del Torinese e nei bei tempi andati ci chiamavano “pelacristiani” per le nostre esagerate doti di esattori di pedaggi. In ogni caso la torba qui non sta uccidendo nessuno, tantomeno dei gatti. Quindi non ci sono connessioni omicide da trovare, tranne quelle con gli ottimi odori marini intensi e assassini. Inoltre, più che limone direi che qui si va sul mandarino, con del dolce (vaniglia forse? non sono sicuro) che permea e aggrega bene le altre componenti. Ma come al solito non sono bravissimo nel dare un nome a tutti gli odori che mi vengono in mente.
Rust: “Life’s barely long enough to get good at one thing. So be careful what you get good at“.
Vabe’, OK.

Palato: Il fumo si fa martellante qui, e il marino diventa esplosivo. Ottimo, spero di non perderci il sonno stanotte.
Rust: “Back then, not sleepin’, I lay awake thinkin’ about women, my daughter, my wife… I mean, it’s like somethin’s got your name on it, like a bullet or a nail in the road“.
Be’, certo, certo… Ma nel frattempo non noti questa arancia, questa mela, questo limone, questo gusto poco oleoso ma pienissimo? Insomma, non sai che un whiskettino di soli otto anni di questa qualità non è così facile da trovare oggigiorno?
Rust: “I know who I am. And after all these years, there’s a victory in that.
Una vittoria sarebbe farti tacere, comincio a capire l’insofferenza del povero Marty. Il palato, per riassumere, mi sembra molto, molto bilanciato. Ricco, deciso, e anche straordinariamente bevibile.

Finale: Non lunghissimo ma sostenuto, con un fumo poderoso che non può non farmelo amare.
Rust: “I don’t think men can love“.
Uff.

Giudizio: A tratti mi ha entusiasmato. La versione ufficiale del Lagavulin di età analoga (e prendo una distilleria totalmente a caso, wink wink) mi pare decisamente inferiore, ma come al solito è un giudizio ultrasoggettivo.
Rust: “This… This is what I’m talking about. This is what I mean when I’m talkin’ about time, and death, and futility. All right there are broader ideas at work, mainly what is owed between us as a society for our mutual illusions. To realize that all your life–you know, all your love, all your hate, all your memories, all your pain–it was all the same thing. It was all the same dream, a dream that you had inside a locked room, a dream about being a person. And like a lot of dreams, there’s a monster at the end of it“.
Rustin, piantala che se no ti tiro un pugno come neanche Germano Mosconi con l’Uomo che Entrava Dentro. Alla fine di questo sogno non c’è un mostro ma un ottimo 89/100, davvero bravissimi i V&M! E sì che sto gioiellino si trova ancora in qualche esemplare sotto i 70 euro: scatenate la caccia!
Rust: “I quit“.
Bravo.

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