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I quattro Cavalieri dell’Apocalisse pronti all’assaggio. Sullo sfondo, il divertente “Whisky Galore” di C. Mackenzie, che racconta del naufragio di una nave carica di whisky su un’isola scozzese dove l’Acqua della Vita, causa razionamento delle risorse dovuto alla Seconda Guerra Mondiale, scarseggiava. Consigliatissimo!

Oggi tento un “blind tasting”: provo cioè alla cieca quattro whiskettini senza sapere cosa siano né da dove diavolo vengano. Che poi è  probabilmente la modalità migliore per essere il più possibile neutri su quello che si prova, senza essere influenzati da marca e roba simile… Tornando al tasting: i sample sono quelli che erano stati provati dalla Whisky Cup 2016, un torneo amatoriale organizzato su un forum ogni anno da gruppi di whiskymaniaci teutonici. Io facevo parte della squadra amburghese, ma mi sono trasferito in Italia prima di poter partecipare alla competizione. Mi son però tenuto i sample per provarli a parte e mettere me stesso alla Prova, come Van Damme nel celeberrimo capolavoro del cinematografò. Ah, quando combatte col cattivissimo campione della Mongolia… che goduria. E dunque eccomi qui, quasi un anno dopo, a sbevazzare e a tirare calcioni a questi sample.

Le recensioni avranno la solita struttura, ma alla fine vi delizierò con la speciale sezione “My guess“, in cui vi delizierò con i miei tentativi di identificare regione d’origine, percentuale di alcol, metodo di invecchiamento, età e distilleria.. Vi posso però subito spoilerare quanti ne ho indovinati su quattro: NESSUNO (emoticon verbale: faccina triste che piange).

Old Pulteney 12 (40%, OB, -)
Colore: paglia scura.

Naso: Subito molto malto e scusate l’allitterazione assassina. Un po’ di sale, vaniglia, frutta secca? Speziato e peperino, dolce e un poco erboso. Con acqua viene fuori il lato erboso misto al salato e lascia poco spazio agli odori vanigliosi. Un buon naso molto marino. Non complessissimo ma buono.

Palato: L’attacco non è fortissimo, sempre marino. Meno bilanciato e meno dolce, con del legno che diventa più prepotente della vaniglia, il sale che rende il tutto abbastanza brillante. Con acqua non posso non definirlo annacquato. Il palato mi pare in generale deboluccio, con malto e pere cotte. Sbiadito.

Finale: Brevilineo, lascia un po’ d’amaro.

Giudizio: Dai, non male (soprattutto il naso) ma proprio non un qualcosa per cui perdere la testa: 77/100. Ah ma l’ho già recensito questo. Mi rassicura abbastanza quanto io sia riuscito a dare più o meno lo stesso voto in entrambe le recensioni, ma può benissimo essere un caso.

My guess: Isole, 43-46%, ex-bourbon (preso), 10-12 anni (preso). Tobermory (ma cos???). Insomma, dai, non ci sono andato lontanissimo… no?

Balvenie 14 Years Old Caribbean Cask (43%, OB, -)
Ha un colore più… caramellato del precedente.

Naso: Molto più dolce del primo whisky. Il naso oltre a queste note intese di frutta (mele/banane mature) mi pare abbia un che di sporco, terroso e molto interessante. Con acqua il malto sguscia fuori alle spalle e ti pugnala come neanche Norman Bates nella doccia. Poi le erbe entrano in campo e ribaltano la situazione.

Palato: Nuovamente molto dolce, ma ha un che di potente e irrazionalmente violento. Si sente del dolce e della frutta che collegherei a un invecchiamento in barili ex-sherry (dopo la degustazione aggiungo: ecco, avrei collegato davvero malamente, visto che l’invecchiamento è in barili ex-rum). Davvero molto dolce, con del limone inquisitorio. Con acqua mi lascia un po’ perplesso: più lo sbevacchio e devo dire che meno mi sconfinfera. Niente di male, per carità, ma c’è qualcosa di fuori posto che non riesco a definire

Finale: Rimane abbastanza a lungo. A costo di ripetermi ricordo ancora il dolce.

Giudizio: Difficile dare un voto. Il naso mi era piaciuto, e anche il simpatico palato prima di aggiungere acqua. Così per non saper né leggere né bere gli assegno un 81/100. Siamo sui 50-60 euro, io il rum non l’ho sentito davvero, tranne forse in questa costante coltre di dolcezza.

My guess: Highland, ex-bourbon con rifinitura in ex-sherry, 46%, 15-18 anni, Clynelish (Davvero, qui ne ho buttata una a caso). OK, non ne ho beccata nemmeno una qui. Sale l’imbarazzo.

Macduff 1990 (55.4%, IB, 2015)
Arancione ramato che urla sherry. A quanto pare è un 25 anni, e il dolce liquido in lui contenuto arriva dal barile #1271. Non so dirvi esattamente in questo caso chi è il responsabile di cotanta bottiglia, perché questo barile è stato diviso tra diversi imbottigliatori indipendenti (IB).

Naso: Subito dell’alcol violento, con sherry intensissimo. Rispetto ai precedenti molto poderoso, quasi troppo. Un po’ irrequieto, con del cioccolato e delle more. Lo sherry è deciso, quasi dominante: non riesco a capire tantissimo del distillato. Con acqua delle prugne, lo sherry ora è più tollerabile e il complesso più interessante. Davvero buono insomma: rimane uno sherry monster, apprezzabile anche se non troppo complesso.

Palato: Sherry, un alcol ancora più narcotizzante. Ciliegie, vaniglia, acqua di rose (questa non so come mi sia venuta, ma perdonatemi: sono al terzo bicchiere). Con acqua si banalizza un po’ su del cioccolato al latte, ma si riprende con sapori di caffè misti a vaniglia e fragole.

Finale: Medio-breve.

Giudizio: 86/100. Davvero buono, ma non troppo complesso. Soprattutto per un 25enne, da cui mi sarei aspettato maggiore profondità. O forse sono solo deluso da non averci preso manco per sbaglio (cfr. paragrafo sotto). I vari imbottigliamenti andavano sui 130 euro, nel caso vi interessasse.

My guess: Highland, 50-55% (preso), ex-sherry (preso), 10-12 anni (whaaaaaat?), un giovane Glendronch avrei detto. Ecco, bene ma non benissimo. Con un accento sul “ma non benissimo”.

Benriach 17 Y. O. Solstice (50%, OB, 2015)
È di un rosso sbiadito, tipo la mia vecchia maglietta di Flash che ho usato fin troppo. Adoravo quella maglietta.

Naso: Mamma li Turchi il fumo. Profondamente e inequivocabilmente torbato. Brace, proprio, con una punta di dolciastro simile a banana matura. Qua si mollano decisamente gli ormeggi e mi arrivano bastonate torbate sul naso. Mi pare quella torba medicinale che ha Laphroaig. La dolcezza satura di frutti (prugne ora?) si miscela benissimo a una serie di odori minerali e vegetali, come di muschio bagnato.

Palato: Forse un po’ meno violentemente torbato, questa volta vira subito su un profilo dolce ed erboso, anche se il fumo di torba resta il principe del palato. L’alcol c’è, forte e intenso, ma legato benissimo con gli aromi dolci di frutta matura e quelli un po’ prepotenti ora dovuti all’affumicatura. Liquirizia, arancia e anche un po’ di gomma bruciata che dai, alla fine non guasta (davvero, credetemi!). Molto buono.

Finale: Lungo e un po’ dolciastro, oltre alla torba onnipresente.

Giudizio: La rifinitura in ex-porto gli dona una dolcezza che non ne mitiga la possanza: ottimo! 88/100. Costicchia in ogni caso, visto che vedo su whiskybase che si trova sopra i 90 euro.

My guess: Islay, 48-50% (preso), ex-sherry, 15 anni. Laphroaig. Eh, qui proprio ho preso i classici fischi per fiaschi. Certo che mettere uno Speysider torbato in una degustazione alla cieca denota una perversione sadica che nemmeno Ramsay Bolton.

2 thoughts on “Blind tasting!

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