Glendronach Galore

P_20170910_202745_vHDR_Auto-02Glendronach, una delle distillerie che più fanno uso di barili saturi di torbido, violento, sozzo e deliziossimo sherry. Quest’oggi ho deciso che non me ne basta uno, ma come un ghiotto Whinny the Pooh davanti al suo miele saturo di stupefacenti, me ne verso ben tre. Son tutti versioni single cask del malto delle Highlands, famoso come accennato per i suoi invecchiamenti in cui lo sherry ha la moderazione di Ramsay Bolton. Ogni anno Glendronach rilascia questi imbottigliamenti speciali specificandone il vintage, e oggi assaggio tre millenovecentonovantatré. Come i celebri trentatré trentini che entrarono a Trento, trotterello verso i tre bicchieri da me predisposti. Non posso che quindi tacitarmi e andare deciso e con cattive intenzioni verso le mie multiple tasting notes di difficile pronuncia. E ho appositamente usato uno scioglilingua con molte “r”, visto che nella vita reale non riesco a dirle. Maledetto rotacismo.

Glendronach 1993 (57.1%, OB, 2012)
Il primo whisekttino sui cui poso le mie tremebonde grinfie ha passato ben 19 sporchi anni in un barile ex-Pedro Ximenez (cask #26). Ho poco da dire riguardo al colore: rosso profondo, sanguigno.

Naso: Lo sherry misto ad alcol aggredisce con veemenza. I frutti rossi però rendono subito il profilo un qualcosa di complesso, di non banale né piatto. Ribes, fragole. Tantissimo cioccolato, ma quello scuro, sapete, quello con una percentuale di cacao superiore al colesterolo di Tony Soprano. Potrei passare ore a snasarlo, ma mi fermo e ci aggiungo dell’acqua che non guasta. A questo punto  spunta l’arancia e qui chiudo che mi sono innamorato.

Palato: Caldo, ricco di malto e fragole, arancia, un poco di sale. Con acqua questa bestia si calma un po’ ma allappa un botto, che roba poderosa! Vengono fuori anche quel sale accennato prima e un piccante abbastanza spettacolare. Dolcissimo ma il legno si sente e fa a botte con cannella e prugne. E con un vago sapore di bruciato

Finale: Non eterno ma bellissimo.

Giudizio: Che inizio, davvero un whiskettino degno di nota: 93/100! Maturo, complesso e purtroppo introvabile oggi. E delizioso, come direbbe il lupo cattivo osservando il primo dei tre porcellini…

Glendronach 1993 (59.2%, OB, 2012)
Un altro 19enne invecchiato in un barile ex-sherry (cask #1616), questa volta senza  19 anni. Rosso che nemmeno Malpelo.

Naso: Ha odori un po’ più… scuri, è un naso pesante. Ci trovo anche un tocco di balsamico, ma forse farnetico. Davvero intensissimo lo sherry, davvero ottimo il whiskettino. Con acqua arance, una fragola intensa che comunque mista all’alcol mi colpisce senza pietà, un po’ come gli avvoltoi sulle case sopra la città.

Palato: Complesso, con un insieme di frutti non mortificato dal pur poderosissimo alcol. Oleoso e speziato, piccante e sexy. Con acqua rimane un po’ solforoso, può essere? Il palato è almeno sullo stesso altissimo livello qualitativo del precedente, con un significativo legno, persino dei vaghi ricordi di tabacco. No, non sto farneticando, è proprio buono e complesso.

Finale: Medio-lungo e piuttosto sull’amaro.

Giudizio: Altra espressione eccezionale, forse con un naso leggermente meno interessante rispetto alla versione ex-PX: 92/100. Pure questo introvabile (immaginatevi una faccina triste qui).

Glendronach 1993 (56.4%, OB, 2014)
Questo è stato maturato esclusivamente in una botte ex-Oloroso (cask #475), per un totale di 21 grassi anni. Rosso come quella rompiscatole di Cappuccetto.

Naso: Forse un profilo più classico, ancora più Glendronach, ancora più pesante e pachidermico. L’Oloroso lega benissimo, è a casa come Chewie e il vecchio Han sul Millennium Falcon. Che buono, uno sherry forte e saturo di prugne. Fragole pure qui. Con acqua sì, si sente un po’ di zolfo, poco da fare. Té nero, pregno di cioccolato forte. Forse leggermente  dopo averlo lasciato riposare.

Palato: Prugne, cioccolatone, pienissimo, delude un attimo sulla complessità forse. Il dolce collassa strabene sul legno che risponde presente come le bestemmie di Buffon in una finale di Champions. Buonissimo.

Finale: Lungo e deciso, poco disposto a compromessi.

Giudizio: Conclude la tripletta, buonissimo pure lui ma a mio modestissimo parere non al livello eccelso degli altri: 88/100. Interessante che il più anzianotto sia stato quello che mi è piaciuto di meno: l’equazione età = bontà si rivela per un’altra volta una stupidaggine pari alla teoria della Terra piatta.

In generale, tre grandiosi esemplari di quello che la distilleria può fare, tre ottimi single cask!

 

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