Nel frattempo al whisky festival #3: Whiskybase Gathering 2017

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L’altr’anno il Gathering di Whiskybase mi era piaciuto un botto, come da simpatico resoconto qui. Siccome poi quest’anno il lavoro e la vita mi ha portato più vicino a Rotterdam, mi son chiesto: perché non svegliarsi a un’ora imbarazzante di sabato, prendere un treno a casaccio dall’altra parte di Parigi per andare a sbevazzare whiskettini al Maassilo di Rotterdam? Quest’anno, purtroppo, il mio caro Jancarlo Magalli, fido accompagnatore dello scorso festival, non ha potuto partecipare, e ho dovuto assemblare al suo posto una truppa raccogliticcia di personaggi abbastanza disperati e disagiati da accompagnarmi in questo viaggetto. Per proteggere le loro identità, e perché anche nella realtà sembrano usciti da una pessima barzelletta (c’erano un italiano, un tedesco, uno svizzero e un greco…), mi riferirò a loro con nomi fittizi che non lasceranno trasparire per niente le loro origini e che ignoreranno finalmente i comuni e abusati stereotipi che associano le nazionalità al cibo. I componenti di questa spedizione guidata dal Vostro Affezionatissimo sono stati, in ordine di molestia: il tremendo Bratwurst, l’insopportabile Emmental, e il debosciato Gyros, che a dirla tutta ha passato l’intero festival strafatto in stato semimeditativo. Ordunque, immerso fino al collo nei ricordi dei danni fatti da questa gloriosa Compagnia del Cicchetto, ecco a voi la mia recensione del Whiskybase Gathering 2017 e dei suoi highlight.

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La venue è la stessa dello scorso anno, il Maassilo, e come lo scorso anno il biglietto costicchia: 27 euro per l’entrata. Mi scuso in anticipo per la qualità delle foto ma stavolta l’illuminazione della fiera sembrava quella di un set di un film softcore. In ogni caso, lasciate tutte le speranze e la sobrietà all’ingresso, io e la Compagnia del Cicchetto ci dirigiamo prontamente verso i primi exhibitors. Dopo un rapido giro nella prima sala scelgo con fare imperioso il bancone dei van Wees. Ricco di whiskettini che promettono di non piallarmi il palato fin dall’inizio, grazie anche al tradizionale imbottigliamento a 46%, mi ispira subito molto (come tra l’altro successe l’anno scorso). Dopo un breve consulto con i compagni, optiamo per un Clynelish, un Mortlach, un Glenlivet e un Imperial. Ho assaggiato meglio gli ultimi due:

Glenlivet 2006 (46%, vW, 2017) trap
Un decenne reduce da un barile ex-sherry (first fill), è uno degli imbottigliamenti di quest’anno. Subito non so perché ma mi assale una sensazione da legno bagnato misto a zucchero filato misto a cannella. Sapori erborinati, mele e un’insospettabile vaniglia emergono al palato accanto allo sherry. Direi confuso e arruffone, un po’ come me a un whisky festival. Il finale si scioglie brevemente. Lo trovate leggermente sopra i 50 euro.

Imperial 1995 (46%, vW, 2016) Copia di Han
Un nuovo Imperial del 95! Avevo già assaggiato un’edizione di un anno più verde qui, e per accelerare il mio intorpidimento alcolico acclimatamento al festival scelgo questo malto vagamente famigliare. Al naso un’esplosione di pere, accanto un profilo famigliare erboso e leggermente vaniglioso che mi riscalda e mi fa sentire a casa come un urlaccio di mia nonna che mi rimprovera il ritardo per il pranzo quando torno in Italia. Il legno si sente, ma davvero al naso i frutti prevalgono (anche pesche, mi pare). Al palato mi sembra che insista piuttosto sull’amarezza, tipo quella che mi pervade vedendo Justice League. È comunque presente dello zucchero, con del limone che rende il tutto più vivace. Il finale forse non rende completamente giustizia, ma nel complesso molto buono, dai. E adesso bisogna andare che Mr. Gyros comincia a insistere un po’ troppo sul fatto che vede i whisky parlottare tra loro e se la situazione comincia a diventare imbarazzante.

A questo punto all’univoco e irrevocabile grido di “Più alcoool” ci dirigiamo saltellanti verso la seconda sala. Il Dottor Bratwurst comincia anche a diventare insofferente verso il Signor Emmental che fin da quando siam partiti in treno la mattina, istigato dal sempre più invadente Gyros, cerca di invogliarlo a… espandere i suoi sensi. Quindi tra un bestemmione e l’altro, con me che ignoro completamente le loro schermaglie, arriviamo al centralissimo bancone di Whiskybase, con gli imbottigliamenti della linea Archives. Io e il Signor Emmental sediamo brutalmente Mr. Gyros e ci assicuriamo che il Dottor Bratwurst gli faccia da balia, per dirigerci a riempire i bicchieri e gli animi. In un guizzo di classe che poco si confà alla sua persona, Emmental ordina un paio di irlandesi: l’imbottigliamento speciale per il Whiskybase Gathering dello scorso anno e un tamarrissimo Irish Diamonds di Alambic Classique. Entrambi devo dire, per quel che vale, di ottima qualità. Io invece mi dedico a un imbottigliamento di Archives uscito apposta per il festival di quest’anno, proveniente da una distilleria delle Orcadi che non è Scapa (wink wink).

Orkney 2002 (58.7%, Arc, 2017)Copia di Boba
Il bel pesciolone qui è un quindicenne invecchiato in una botte ex-sherry (refill), con un prezzo che si aggira sui 90 euro. Al naso in realtà la componente salata e marina mi pare che mangi in testa allo sherry, che davvero non sento. Se non l’avessi letto non ci avrei creduto, in realtà mi pare più un naso da ex-bourbon. Chiuso, intenso e vaniglioso. Con acqua, il sale s’incazza. Al palato mi sembra di sentire un po’ di fumo, ma non ci discostiamo da quel profilo salato che, se comunque lo rende abbastanza beverino e interessante, non lo esalta in profondità. Anche il finale, se pure intenso, non lascia un ricordo lunghissimo. Sveltina.

Per non farmi mancare niente, spingo a calcioni Emmental al bancone con Gyros e con Bratwurst (che a questo punto sono dediti a diatribe cosmologiche e cosmogoniche) e mi sposto verso il bancone gestito da Whisky-Fässle, imbottigliatori svevi di Besigheim con l’inspiegabile e quantomeno sospetta passione per le anatre (mettono un’anatra su ogni bottiglia). Per paragone col whiskettino precedente, dopo aver intimato al panzuto mescitore di mettermi in un sample qualche centilitro del loro nuovissimo Glenrothes, provo anche qui un whiskettino delle Orcadi.

P_20171125_141831_vHDR_Auto-01Orkney 2004 (50.5%, W-F, 2017) Copia di Luke
Sempre frutto di una maturazione in barili ex-sherry, ha un prezzo più alto del whiskettino di Archives, nonostante la più giovane età. Al naso all’inizio sembra brillante e giovane, ma a una snasata più accurata nasconde veli di sherry sotto una coltre leggera di vaniglia e caramello. Comincia a delinearsi un profilo marino e assassino che si muove sotto questa sua apparenza innocua. Un po’ come i koala, che notoriamente sono tra gli esseri più malvagi e complessi dell’Orbe Terracqueo. La finta delicatezza al naso sparisce al palato, dove è intensissimo, con una combo di cioccolato, limone, vaniglia e amaro che mi lascia di sasso. Il finale anche, legnoso e lungo, rende giustizia a un ottimo imbottigliamento. Loved it, ma purtroppo quest’anatroccolo costa attorno ai 100 euro.

Tornato al bancone col resto della Compagnia, a un certo punto ci rendiamo conto dell’orrenda musica che martella le nostre orecchie: come l’anno precedente, infatti, l’accompagnamento musicale è affidato a degli improbabili e davvero improponibili musici vestiti da cowboys. L’anno scorso a un certo punto si erano attaccati alla bottiglia e avevano smesso, mentre quest’anno, tragicamente, sembrano in forma e astemi. I miei amici cominciano a fare associazioni strane tra note e colori, e io capisco che è giunto il momento di levare le tende e di scomparire dalla loro vista per un po’, così mi dedico ai Claxton’s (clacson?), imbottigliatori dello Yorkshire. La forma delle loro bottiglie a dirla tutta mi convince meno della pettinatura di Ace Ventura, ma quel che conta è il prezioso liquido al loro interno, quindi…

Bunnahabhain 2001 (55.8%, Cl, 2017) Copia di Darth
Maturato gloriosamente in un barile ex-sherry (Oloroso). Purtroppo ad oggi è introvabile, ma mi pare un ottimo esempio di quanto lavorano bene questi imbottigliatori, relativamente nuovi sulla mappa whiskettistica. Il naso sparacchia subito mele e frutta candita in un insieme dolce e mieloso. Al palato lo sherry si esalta ed esplode in un insieme delizioso di caffè e cioccolato, curiosamente misto a sale e pepe. Sarà che sto bevendo da troppo tempo e comincio ad avere traveggole, ma in questo palato pieno come il buffo facciotto di Jabba the Hutt mi sembra di scorgere anche della cannella. E io di solito provo per la cannella un odio fiero quanto quello verso gli Ewok, ma in qualche modo qui ci sta bene. Questo non cambia il fatto che ogni volta che vedo Episodio VI io sogno sempre che gli Stormtroopers compiano crimini tremendi contro quei simil-koala antropomorfi. Il finale è lungo, persistente e leggermente amaro. Highlight #1 del festival!

Oh, ho anche assaggiato un loro Linkwood 2006 (53.5%, Cl, 2017) Copia di Han e un giovane Craigellachie 2008 (57.3%m Cl, 2017) Copia di Boba che mi son piaciuti leggermente di meno, ma di questi non ho scritto molto visto che ne ho bevuto troppo poco e non avevo voglia di pensarci troppo. Potete leggere quest’ultima frase con: l’alcol comincia a darmi alla testa e ho bisogno di una pausa con dell’acqua. A questo punto gironzolando senza meta vedo Emmental che commenta con fare trasognato le luci basse del capannone accanto al Dottor Bratwurst.
“E dov’è finito quel baccaglione di Gyros?” chiedo, un po’ allarmato dalla sua assenza.
Mi risponde Dr. B.:
“Eh, è arrivata la sua dolce metà, deve fingersi sobrio.”
Non comprendo questa sua improvvisa pudicizia, ma come il peggiore dei buoni Samaritani mi prendo cura dei due caproni rimasti. Costoro mi chiedono a gran voce un whisky “intenso” per esaltare le loro esperienze extrasensoriali, e io non posso che consigliare loro questo Octomore. Saranno le sostanze psichedeliche in circolo nel loro corpo, ma dopo l’assaggio sostengono di vedere in lontananza confusi miraggi di torbiere in fiamme e farfugliano profezie che preannunciano la fine del mondo. Non mi sento di contraddirli.

Lascio ordunque le novelle Cassandre alle loro visioni e vado verso lo stand della Compass Box, che pure a me è venuta voglia di assaggiare un po’ di fumo di torba.

P_20171125_150753_vHDR_AutoNo Name (48.9%, CB, 2017) Copia di Luke
Nato dalla mescita di whiskettini di Islay e delle Highlands (beccatevi la ricetta e ditemi che riuscite a non sbavare), è un altro blend di livello altissimo e dall’etichetta spettacolare prodotto da quei maghetti della CB. Al naso un fumo salato che ondeggia tra il violento e il delicato come la mano di Mario Brega. C’ha un che di complesso: è particolarmente ricco di Ardbeg, ma con accanto un fumo come di legna. Pere, cera, un limone ineffabile (sì, ineffabile). Ultra interessante. Se subito al palato mi sembra che voglia tirarmi calci sui denti con tutto sto fumo, mi colpisce invece con dei toni molto più eleganti, quasi… scuri. Il sale mi sembra riveli sapori di agrumi (mandarino e limone su tutti), con sapori anche sorprendentemente erbosi. Il fumo di torba legato a questo corpo mi pare poi svoltare poderosamente su dei sapori ricchi di cuoio. Il finale è lungo e pressante, un po’ come il monologo di Jules Winnfield in Pulp Fiction. Costicchia eh (oltre cento euro).

Sono fissato sulla torba ora, e dimentico dei compagni mi dileguo nella folla e torno nello stanzone principale. A questo punto passo dagli ottimi tedescazzi di Maltbarn, e dopo aver rubato loro qualche classico sample mi faccio mescere un:

Port Charlotte 2008 (57.6%, MB, 2017) Copia di Darth
Si tratta di un giovanissimo Port Charlotte (solo 8 anni), maturato per intero in un barile ex-vino (Château Margaux). Al naso mi travolge come un disastro naturale random in 2012. Che filmaccio inguardabile, e mi dicono che Geostorm sia ancora peggio, ma mi son rifiutato di immolarmici. Al naso, oltre a una torba ovvia, è eccezionalmente fruttato, con drammatici frutti rossi a fare a pugni tra loro. Fragole? Prugne? Sicuramente lavanda. Gran naso, per me. Al palato rischia di sbracare con toni troppo dolci, e invece si riprende benissimo con dell’arancia amara e una torba ancor più pronunciata. Stavolta mi sembra escano dei mirtilli, ma probabilmente sono alticcio. Molto buono e spesso, in definitiva, con un finale che lascia tracce di legno, fumo, e quel dolce vinoso che di solito non mi sconfinfera ma che qui viaggia alla grandissima. Un imbottigliamento dal mio punto di vista molto riuscito, e di solito non sono un fan deibarili ex-vino. Mi son dimenticato di dire che beneficia molto dell’aggiunta di un po’ d’acqua e che anche questo qui purtroppo ha un prezzaccio: costa sui 130 euro, ma per me è l’highlight #2 dei whiskettini che ho assaggiato.

A questo punto mi godo ancora un Talisker 10 Y.O. (45.8%, OB, early 90’s)Copia di Luke che mi delizia, e conto di fermarmi qui. Ottimo esemplare, sto Talisker, veramente made by the sea, salato, ricco anche di mela e menta e soprattutto di pepe. Davvero fantastico, non ho qui un Talisker 10 anni per paragonarlo, e probabilmente il festival (e il mio palato a questo punto del festival) non è la condizione migliore per impegolarsi in strani paragoni che rischio di essere più imbarazzante del solito. Mi godo dunque alla grande il Talisker e parlocchio con la rappresentante di Belgian Owl, il whiskettino belga. Mi sembra molto interessante quel che fanno, e organizzerò di sicuro una visita nel 2018. A questo punto mi ricongiungo agli altri, e per giocare un ultimo tiro mancino all’ormai stremato Emmental, d’accordo, con il sogghignante Dr. Bratwurst e il rientrante Gyros gli verso un whisky della sua terra natale, un Säntis, che assaggio pure io:

Säntis Malt Edition Dreifaltigkeit (52%, OB, 2016) Copia di troop
Allora, io questo l’avevo già assaggiato, e tragicamente anche l’assaggio di questa volta conferma i miei ricordi a riguardo. Per affumicare il malto, gli svizzeri responsabili per cotanto imbottigliamento (con un nome che significa Trinità non possono che tirarsi addosso degli sberleffi…) usano ben 3 tipi di affumicatura, usando fumo di legno di quercia, di faggio e poi di torba locale. Il liquido è stato poi maturato in barili ex-birra. Ok, dopo sta manfrina la mia reazione al naso è stata qualcosa tipo: “Oddio, no, ma perché?” Aringa affumicata come se piovesse. Un fumo intensissimo e coprente, quasi opprimente. Cioè, chi ha voglia di berselo? Bah, andiamo. Al palato male male, l’aringa affumicata mi pare che si ripigli e sguazzi nella mia bocca. Molto fumo, tipo brace. Finale? per favore, basta. Lunghissimo. Rischia il Jar-Jar, ma magari sono solo io che son prevenuto quindi si becca lo Stormtrooper. A me dispiace un po’, anche perché in teoria l’esperimento può essere interessante e si vede che fanno attenzione alle materie prime e che han voglia di sperimentare… ma ve prego, non così! Se l’avete bevuto pure voi, fatemi sapere le vostre impressioni, io cerco di dimenticare l’anguilla.

Il festival si chiude qui, con Gyros ormai soberrimo che, forte della sua conoscenza della città, insiste per andare a bere dei birrini in centro. Di nuovo un bel festival, più amplio e più ricco della prima edizione, con interessanti bottiglie da collezione e le più rampanti novità di tanti imbottigliatori indipendenti. Highlights per me tra le novità: il Bunna/Clacson e il Porto Carlotta/Maltbarn. Tornerò l’anno prossimo? Probabilmente sì, e stavolta spero che il mio caro Jancarlo Magalli torni ad accompagnarmi. E che i cowboys la smettano una volta per tutte… P_20171125_134828_vHDR_Auto-01

 

 

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