Glen Garioch 12 Y. O. (48%, OB, 2016)

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Glen Giorgio 12 anni: scusate i toni esageratamente rossi della foto, probabilmente qualche spirito maligno s’è impossessato della camera senza che me accorgessi.

Per il momento basta coi single cask e con le manfrine sulle edizioni limitate da pseudohispter con la puzza sotto il naso: torniamo sulla terra che oggi mi cucco nuovamente un entry level, un Glen Garioch di 12 anni. Questa che è una delle distillerie più antiche della Scozia (produce whisky sin dalla fine del Settecento) sembra anche avere un nome quasi pronunciabile… non fosse che in realtà si dice qualcosa come “glenghirich“. E allora vien voglia di alzarsi, ribaltare il tavolo e in un eccesso incontrollabile di rabbia come nemmeno Soviero contro il Messina rinominarla Glen Giorgio. Ecco, un Glen Giorgio di 12 anni mi bevo oggi, contenti? Allora, come dicevo la distilleria Glen Giorgio è piuttosto vecchiotta, ma oggi fa parte del gruppo Suntory dal 1997, anno in cui fu riaperta dopo una chiusura biennale. Situata nelle Highlands, rilascia due whisky nel suo core range: il NAS Founder’s Reserve, e questo simpatico 12 anni. In entrambi i casi si tratta di whiskettini non filtrati e imbottigliati a 48%: sarebbe bello confrontarli ma il Glen Giorgio Founder’s Reserve mi manca, quindi quindi arrangiamoci con quello che abbiamo qui.

Giallo e moderatamente oleoso nel bicchiere, come i capelli di Philippe Mexès.  Non filtrato ma colorato, è appunto moderatamente alcolico, visto l’imbottigliamento a 48%, che per un entry level davvero non è malaccio. Insomma rimbocchiamoci le maniche e buttiamoci sulle mie tasting notes a gamba tesa.

Naso: Subito malto, con una serie decentissima di fiori, vaniglia e burro. L’alcol si sente malamente, ma dopo un poco ci si abitua, come alla barba di Paolo Bargiggia (ma seriamente, che problema ha?). Il tutto è condito da qualche zaffata di sherry che non fa mai male. Con acqua non si sfascia, ma gli odori si rifugiano un po’ troppo dietro al malto. È comunque un bel naso solido e brioso, fruttato e floreale.

Palato: Be’ non mi sembra complessissimo di primo acchito: amaro e sherry, di nuovo un intenso sapore di malto, poi sorprendentemente marzapane. È po’ aggressivo sulle prime, ma le apparenze ingannano come la faccia paciosa di un koala. Tutti invece abbiamo ben chiaro quanto in realtà incredibilmente, intrinsecamente e subdolamente malvagi siano questi terrificanti esseri pelosi che fungono chiaramente da emissari di Belzebù. Tornando al palato, con l’acqua rimane coerente e intenso, con qualche agrume che mi sembra spezzare benissimo un palato comunque non monotono.

Finale: Lunghetto un po’ legnoso, molto più amaro di quel che mi aspettassi.

Giudizio: Un solidissimo entry level: 78/100, non mi spingo oltre perché forse pecca un poco in eccessiva linearità (o forse, come sottolineo spesso, sono io ad avere il palato piallato). Comunque un buon prodotto, con un plauso particolare per il coraggioso imbottigliamento a 48%. Il Glen Giorgio 12 anni si trova agilmente sotto i 40, che di questi tempi è whiskettino che cola.

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