Intervista con l’Imbottigliatore: Martin Diekmann

P_20180504_114233_vHDR_Auto-01Torna oggi per la vostra gioia l’attesissima, inafferrabile e ineffabile rubrica “Intervista con l’Imbottigliatore”! E l’ospite odierno è Martin Diekmann, Megadirettore Clamoroso di Maltbarn, poderoso imbottigliatore della Germania del nord. In particolare, Maltbarn è di base a Stadland, in Bassa Sassonia, presso la foce del Weser. Un territorio fatto di bassopiani paludosi e ricchi di storia e di torbiere, quello del Wesermarsch. Un territorio che dal 2011 fornisce grazie appunto al lavorone di Martin whiskettini indipendenti, e proprio quest’anno Maltbarn ha celebrato la sua centesima bottiglia con un prepotente Sprinbank di 26 anni. Ho bevuto diversi suoi imbottigliamenti tra festival e cene eleganti senza Nicole Minetti. E senza eleganza, e senza cena. Ma in ogni caso, mi son generalmente piaciuti molto (qui trovate il resoconto di un blind tasting con suoi imbottigliamenti del 2016). Così, dopo l’uscita delle ultime bocce ho deciso di contattarlo ed eccovi il risultato, intervallato come al solito dalle mie temutissime Note del Sottoscritto (NdS).

– Ciao Martin, ti va di presentarti a noi poveri bevitori? Da quando fai questo lavoro e cosa ti ha motivato a iniziare questa carriera? Lo so, le domande suonano un po’ come quelle che ti possono rivolgere a un colloquio di lavoro. O su un sito di appuntamenti. 

Ciao! Ho 50 anni e ho iniziato con Maltbarn da 8. Prima ero un giornalista finanziario e scrivevo su fondi d’investimento e immobili, principalmente su Financial Time Deutschland, ma anche su altre grandi testate tedesche. Il whisky è un hobby dal 1997, il mio primo whisky fu un Highland Park, e da quella volta sono stato molte volte in Scozia.

– Da dove viene il nome Maltbarn e come hai iniziato? 

Otto anni fa abbiamo comprato una vecchia fattoria (ia ia oh, NdS) con un grosso capannone di 30 x 20 metri, il nostro Maltbarn, appunto! Abbiamo anche avuto la possibilità di comprare due barili che mi erano piaciuti, uno contenente un Caol Ila distillato nel 1980 e l’altro un Caperdonich del 1972.  Ho sempre voluto imbottigliare i miei whisky e di colpo avevo lo spazio, avevo abbandonato la mia carriera da giornalista e avevo anche un un nome per gli imbottigliamenti. Così ci ho semplicemente provato, ho avuto un buon feedback e quindi ho continuato.

matlabrn
Il mio primo contatto coi distillati di Martin: un blind tasting dei suoi imbottigliamenti del 2016.

– Le vostre etichette sono molto particolari: chi fa le foto sullo sfondo e generalmente come ti è venuto in mente questo concetto?

Le etichette devono essere un richiamo al mio paese d’origine: gli imbottigliamenti infatti sono per così dire la connessione di due cose che sono molto importanti per me – il whisky e la mia terra . Lavoriamo con tre fotografi della zona e in questo modo si trova il più delle volte qualcosa di interessante. Alcune foto vengono anche da altri, se tematicamente ci stanno e io in quel momento non trovo niente di appropriato presso i miei fotografi.

– Qual è la tua relazione con le distillerie e come ottieni i tuoi barili?

Dalle distillerie oggigiorno in realtà non si ottengono quasi più dei barili, tutto è organizzato attraverso dei broker.

– Qual è il tuo whisky blog preferito? E perché proprio A Song of Ice and Whisky?

(A questa domanda non ha risposto, NdS).

– Cosa cerchi in un whiskettino che vuoi imbottigliare? Come funziona per te la scelta e la selezione del distillato?

Prima che una cosa arrivi in bottiglia è sempre assaggiata, dal momento che io non non voglio imbottigliare niente che non mi piaccia. Non sono assolutamente un buon venditore, e se dovessi vendere qualcosa che anche a me non piace le persone lo capirebbero subito. Penso anche che questo non sia il senso di Maltbarn: io sono un fornitore di specialità, i miei imbottigliamenti non costano poco (come in realtà ogni whisky al giorno d’oggi) e se io offro qualcosa a questo prezzo deve essere qualcosa di particolare, altrimenti è inutile che io lo imbottigli. Non voglio lanciare sul mercato niente che sia nella media: per una cosa del genere la gente può comprarsi un whisky “standard”, che costa anche di meno.

– C’è una filosofia particolare dietro ai tuoi imbottigliamenti?

Mi piacciono soprattutto i malti anzianotti (dai vent’anni in su), dal momento che questi di solito offrono uno spettro aromatico molto differente dai malti più giovani. I malti giovani possono essere interessanti, soprattutto se torbati e/o provengono da barili insoliti (come barili ex-vino, per esempio), ma solitamente trovo le robe più vecchie più interessanti. I whisky che mi rendono più felice sono quelli da cui non mi aspetterei niente di speciale, come i miei Glen Spey o i Tullibardine. Mi piacciono molto i whisky secchi, minerali, e per questo molti dei miei imbottigliamenti vanno in questa direzione. 
Il mio tipo di invecchiamento preferito in un whisky è refill wood, dal momento che per me in questo caso la maturazione dura sì di più, ma questo metodo rende possibile lo sviluppo di molte sfumature l’una accanto all’altra. Il metodo di martellare il distillato col legno (una maturazione estremamente veloce in barili super nuovi) non fa per me. I barili ex-vino possono essere un’eccezione, ma non funziona sempre. 

– Qual è secondo te la collocazione degli imbottigliatori indipendenti in questo mercato whiskettaro in espansione che neanche l’universo? 

Penso che chi bazzica in questo segmento debba offrire qualcosa di particolare. Questo non succede forse sempre il 100% delle volte e ovviamente non tutti troveranno l’offerta di Maltbarn buona, ma in generale la qualità offerta deve essere alta. Questo atteggiamento ha successo, io in questo momento esporto in 18 Paesi e spesso i miei imbottigliamenti sono velocemente esauriti – cosa in realtà comprensibile, visto che ognuno dei 18 importatori ordina 6 bottiglie per imbottigliamento e io ne vendo personalmente tra le 30 e le 40 (in Germania vendo le bottiglie io stesso, non le si trova nei negozi). Così le circa 150 bottiglie si esauriscono in un paio di giorni.

– In Germania ci sono diversi imbottigliatori indipendenti: c’è ogni tanto qualche scambio o collaborazione tra di voi?

Scambi tra imbottigliatori indipendenti in Germania in realtà non ce n’è. Ci si parla, certo, ma ognuno fa le sue robe indipendentemente (NdS: perché sono imbottigliatori indipendenti, hahaha! Freddura tutta mia, ovviamente).

– Hai lanciato da poco i tuoi ultimi imbottigliamenti, hai nuovi progetti in cantiere?

Ho appena terminato i miei primi 100 imbottigliamenti e da parte mia ne verranno ancora diversi altri 🙂 (e da parte mia continuo invece la campagna contro gli smileys, ma sono fedele al testo originale, NdS). Le prossime bottiglie escono a fine maggio, inizio giugno, chi ha interesse può abbonarsi alla newsletter: in questo modo uno sa immediatamente quando escono nuovi imbottigliamenti.

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Oh, lo so che sembra una foto di whiskyfacile, ma me ne sono accorto dopo.

– C’è qualche bottiglia che ti rende particolarmente fiero e orgoglione, o che ti riporta alla mente ricordi particolari?

Sono particolarmente orgoglioso del mio Port Ellen, è fantastico, come anche lo Springbank, il centesimo imbottigliamento di Maltbarn (uscito quest’anno, NdS). Sono molto differenti tra loro, ma entrambi proprio quello che piace a me. Ma in generale i miei imbottigliamenti mi piacciono tutti, ce ne sono solo due o tre che non rifarei.

– Grazie mille della disponibilità Martin! E ora mi sa che stappo una delle sue bocce che ho preso in collaborazione con un mio amichetto. E che lui ha incautamente lasciato a… riposare a casa mia. O magari uno dei sample. Insomma, qualcosa di suo sbevacchio, e fatelo pure voi, ascoltate me! Oppure date un’occhiata al suo sito, e alla prossima.

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