Glen Keith 1991 (55.9%, V&M, 2016)

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Glen Keith 1991-2016 di Valinch & Mallet. Immagine a sinistra rubacchiata da qui.

Io vi ricordo in anticipo che questa è una delle mie distillerie-feticcio, e che quindi non rispondo completamente delle mie azioni quando ho tra le grinfie un suo esemplare… Il Glen Kieth 1991 – 2016 che mi scucuzzo oggi è stato imbottigliato dagli italianissimi Davide Romano e Fabio Ermoli di Valinch & Mallet, e ha passato oltre 25 anni in una botte ex-bourbon: fa dunque parte della loro “Lost Drams Collection“, che comprende single casks tra i 20 e i 30 anni. Dato poi il mio amore per la distilleria ha tutti i crismi per essere una bestiaccia di cui mi posso innamorare facilmente, e proprio non vedo l’ora di passare all’assaggio. Ho preso questo sample al Milano Whisky Festival 2016, e all’epoca era appena stato imbottigliato: Davide Romano che faceva il cicerone al bancone suggeriva di lasciar passare del tempo prima di ingurgitarlo, che purtroppo aveva bisogno di stabilizzarsi un po’. Io ho di tempo ne ho lasciato passare fin troppo, ma ora it’s hammer time e davvero non c’è più niente che possa fermarmi: levatevi tutti che vado di assaggio violento.

Imbottigliato a 55.9%, nel bicchiere è dorato e carico e i 25 anni nel barilozzo lo fanno sembrare alquanto oleoso e sornione. O meglio, sornione sembra a me mentre mi guarda dal fondo del Glencairn. E no, non sono sotto acidi, ve lo assicuro. Ma avanti ora con le mie drogatissime tasting notes.

Naso: Wow, fruttatissimo! C’è un’esplosione di odori dolci e zuccherini, molto – per la mia limitatissima esperienza – Glen Keith. Intenso, inebriante come una simulazione d’alta scuola di Neymar. Vaniglia, l’influenza del barile ex-bourbon si sente e non poco. L’alcol è forse un poco nervoso al naso, ma ci si fa presto l’abitudine. Mmh, che devo dire, sto profilo mi sconfinfera a manetta: mela, vaniglia, caramello sbruciacchiato. Col tempo si rivela davvero pienissimo, con pesanti frutti tropicali (mango soprattutto?). Con acqua e ulteriore tempo nel bicchiere, rivela ancora più fruttazzi tropicali, neanche fossimo in un mercato di Kampot. Per fortuna non sento da nessuna parte il durian.

Palato: Eh, anche qui molto, molto intenso e sempre più pesante. La delicatezza la lasciamo ad altri, qui abbondiamo di caramello, zucchero, vaniglia e un vago sapore amaro che lega il tutto. Mele, pesche, ricco come il celebre couscous dove periodicamente mi ci ficco. Sempre fruttatissimo dal momento che ritorna ossessivamente su sto mango e sull’ananas. A me piace tantissimo. Caldo, ancora un’esplosione di frutti. Con acqua non rivela una complessità disarmante e devastante, ma rimane mastodonticamente ricco e il suo lo fa alla grande. Un po’ come Avengers: Infinity War.

Finale: Piuttosto lungo, con un po’ di amarognolo accanto a una dolcezza profonda, dovuta a sti frutti che si che smarmellano come le luci di Duccio Patané.

Giudizio: Boh, a me piace un botto, cosa vi devo dire: 92/100, che fa caldo e non lesino votoni. Altri facili noti l’hanno apprezzato leggermente di meno, ma come ripeto sempre e fino alla nausea de gustibus non est cowabunga e io c’ho il palato ignorante, come ben sapete. Purtroppo esaurito quasi dappertutto…

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