Un blind tasting coi Sopranos (Parte Prima)

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“You woke up this morning, got yourself a gun. Mama always said you’d be the Chosen One.”

Avete anche voi un amico che vuole male al vostro fegato? Ecco, io ne ho diversi. Uno di questi è un tenebroso omone calabrese in trasferta permanente a Monaco di Baviera. Per proteggere la sua identità e per ricordare la sua sugosa passione naturalista per questo grosso carnivoro, lo chiamerò qui Orso Calabro. Con questo magnifico esemplare di urside qui ci siamo spesso ritrovati a dissertare su quanto clamorosamente fantastica e complessa sia la serie The Sopranos. Ricordo serate amburghesi passate a insultare Uncle Jun, a esaltare i capelli di Silvio Dante, a sognare la Meadow delle ultime stagioni. Complice dunque un recente acquisto in comune, il nostro eroe è stato così generoso da donarmi un massiccio set di otto (OTTO!) sample. Rimembrando romanticamente il nostro infognamento per la serie americana menzionata prima, ha subdolamente evitato di dirmi cosa fosse cosa e ha appiccicato su ogni bottiglietta un’etichetta col nome di un personaggio dei Sopranos. Conscio della mia incapacità, per sbeffeggiarmi pubblicamente mi ha invitato ad assaggiarli alla cieca e a pubblicare il risultato sul blogghettino. Accetto tremebondo la sfida e mi accingo a fare questo blind tasting a casa dei Sopranos!

Le recensioni avranno la solita struttura, ma alla fine vi delizierò con la speciale sezione “My guess“, in cui vi mostrerò i miei maldestri tentativi di identificare regione d’origine, percentuale di alcol, metodo di invecchiamento, età e distilleria. Oh da notare che ho fatto sto tasting in due sessioni, altrimenti sarei stramazzato al suolo come un gipeto ubriaco.

Christopher: Edradour Ballechin 2008 Double Cask (46%, OB, 2016) Copia di Boba
Il buon Cristopher si rivelerà un whiskettino frutto del matrimonio di 1 botte ex-sherry di Edradour e di 3 botti ex-bourbon di Ballechin (l’Edradour in versione torbata). Imbottigliato esclusivamente per il mercato tedesco, nel bicchiere è di un colore abbastanza carico, un po’ come lo stile da tamarro di Chris!

Naso: Un vago sherry mi intorta il naso accanto ad alcol, vaniglia, caramello. C’è un qualche fumo in sottofondo? Sì, e molto delicato. Col tempo lo sherry scompare, ma rimane fumantino quanto il carattere del buon Chris (e chissà se il nostro Orso Calabro tra una ‘nduja e l’altra abbia fatto questo collegamento). Mela, poi qualcosa tipo lucidante per mobili.
Palato: Abbastanza sbilanciato rispetto al naso, cremoso, alcolico, non troppo complesso. Ancora quel fumo non troppo invadente che mi ha un po’ spiazzato. L’alcol ancora si fa sentire, accanto a pochi frutti: direi mela. Non intensissimo, sempre con un alcol un po’ slegato e una vaniglia che vaga spersa per le papille gustative. Buono e molto bevibile, ma leggerino.
Finale: non lunghissimo, rimane un agro-dolce interessante.
Giudizio: A naso il naso è molto più complesso e deciso (hahaha), mentre il palato mi delude un poco. In generale buon prodotto, vedo che lo si trova ancora sui 60 euro. Certamente particolare, e senza quella nota saponosa che ho trovato in altri Edradour: 77/100.
My guess: Speyside, 10/12 anni, 43%, ex-bourbon con finish sherry , Benriach. Allora, qui non ne ho azzeccata nemmeno una. potete almeno darmi qualche punto per aver beccato lo sherry e il fumo nelle note? Vabe’ non cominciamo benissimo…

Anthony Junior: Green Spot (40%, OB, -) Copia di Han
Anthony è un single pot still Irish whiskey, stranamente uno dei pochi che non ho assaggiato durante il mio viaggio in Irlanda un anno fa. Prodotto a Midleton, è un blend di whiskey di 7-9 anni, con un quarto delle componenti che hanno subito un invecchiamento in botti ex-sherry. Spero che non sia antipatico e viziato come quell’insopportabile pivello disagiato che è il figlio di Tony e Carmela…

Naso: Subito un bel miscuglio di sherry e malto che di primo acchito mi sembra molto bilanciato. Una pera decisa con un grosso e grasso amaro di fondo, un po’ chiuso. Legno. Con acqua diventa molto più intenso, e paradossalmente l’alcol si sente ancora di più. I frutti rossi smarmellano, un bel naso forte e grasso.
Palato: Freschissimo, intenso, alcol viziato e umorale quanto Anthony Junior, appunto. Abbastanza delicato, ma molto energico. Molto amaro, alcol, frutta rossa, lamponi. Con acqua vien su anche vaniglia, e lascia il legno dietro. A parte questo amaro un po’ troppo lamentoso mi sembra molto ben bilanciato.
Finale: Medio, secco e con un amaro un po’ legnoso.
Giudizio: Meglio del povero Chris: 82/100. Conoscendo a posteriori la sua identità mi ha devo dire molto sorpreso. Anche il poderoso amaro che sentivo adesso lo giustifico meglio, sapendo che è un pot still e che quindi usa anche dell’orzo non maltato. Consigliatissimo per me, si trova anche sotto i 40 euro.
My guess: Ecco, ennesime note dolenti., Anthony per me veniva dallo Speyside, aveva tra i 12 e i 15 anni e pensavo fosse imbottigliato a oltre 50% di alcol (effettivamente l’alcol si sente tantissimo per avere solo 40%). Avevo beccato una componente ex-sherry, ma di nuovo è proprio l’unica cosa che ho preso. La distilleria? Benrinnes (oh my Goooooood!).

Meadow: Clynelish 1992 Distillers Edition (46%, OB, 2007) Copia di Han
Questo è un Clynelish che rispetto al classico 14 anni ha subito un’ulteriore maturazione per un anno botti ex-sherry (Oloroso Seco). Meadow Soprano, la figlia del buon Tony, sapeva essere dolce e comprensiva e intelligente, ma era anche un’adolescente viziata, incontrollabile e in preda a periodici e terrificanti scatti d’ira. Come sarà il whiskettino che la rappresenta secondo il mio Orso?

Naso: Un odore di sherry molto forte, che fa il paio con con un alcol decentissimo ma che non disturba affatto. A un certo punto si sente una prugna ribelle e poi uno sherry vivace e deciso. E poi… ah, cera! Mmh, quella delle candele! Mi dice qualcosa… poi odori di malto e ancora frutti (lampone su tutti). Rimane dolce, con qualcosa di terroso.
Palato: Dolce come il languido sguardo della figlia di Tony quando non insulta malamente qualcuno. Mela, ancora lampone: ben bilanciato e molto consistente, ancora quella cera che mi sembra inconfondibile. Oleoso e allappante, con un legno vago. Ne berrei di più, ma il sample è finito… maledetto quel tirchio del mio amico Orso! Che poi chiamarlo tirchio dopo che mi ha riempito di sample è come dare del longilineo ad Adinolfi.
Finale: Be’ anche qui davvero non male, sostenuto e deciso, con malto e sherry a fare il vocione.
Giudizio: Molto buono. So che tanti whiskynerd non sono dei gran fan dei finish, ma in questo caso non penso davvero che peggiori l’originale, anzi: 85/100. Per me un’ottima Distillers Edition, son contento per l’orso calabro che c’ha una bottiglia intera!
My guess
: E questo, signore e signori, l’ho beccato! Highlands, 14-15 anni, 46%, ex-bourbon con finish sherry, Clynelish. Be’ ci voleva una piccola botta d’autostima forse, dopo le figuracce descritte sopra…

Paulie: Springbank 14 Y.O. Bourbon Cask (55.8%, OB, 2017) Copia di Han
Questo simpatico prodotto della Banca Primavera è stato distillato nel 2002 e imbottigliato nel 2017, dopo 14 anni passati in barili ex-bourbon (first fill e refill). È un’edizione speciale, rilasciata nel 2017: con l’Orso si era parlato anche di acquistarla insieme e poi tragicamente non se ne fece nulla. Morale, quel beone se n’è presa una boccia intera da solo…

Naso: Molto chiuso, con un denso contrasto tra limone e vaniglia. C’è un qualche sentore di sale, pure. Rimane molto chiuso e timido persino con l’acqua: snaso lavanda, erbe, un odore interessante di prato bagnato. Poi sale misto a crema e un vago fumo di torba. Difficile e spigoloso, un po’ come il carattere di Paulie Gualiteri!
Palato: Pizzica: molto alcolico, molto sporco, molto terroso. Uh, quanto pizzica! Mi stordisce come un pugno di un picchiatore cattivo, senz’acqua è davvero di difficile comprensione – come il guardaroba di Paulie. Aggiungo acqua come se non ci fosse un domani e a questo punto mi pare ricco di sale, fumo e vaniglia. La parte marina mischiata allo zenzero fa dimenticare il fatto che allappa ancora fastidiosamente.
Finale: Abbastanza lungo e molto buono: interessante, con una mela pungente e persistente.
Giudizio: Paulie, Paulie… ignorante e aggresivo come pochi, ha bisogno di acqua per brillare veramente: 84/100. Buono, ma sinceramente forse mi sarei aspettato di più se avessi saputo la distilleria di provenienza. Insomma, buono ma davvero troppo aggressivo, spigoloso, e un po’ unidimensionale. L’Orso qui ha azzeccato benissimo l’etichetta!
My guess
: Speravo di poter dire che io lo Springbank lo becco a occhi chiusi, speravo di poter fare il fanfarone impenitente dichiarando ai quattro venti che quel carattere così unico della distilleria che io amo così tanto è proprio inconfondibile per me. E invece no, cannato completamente: avrei detto che Paulie veniva dalle Islands, aveva circa 12 anni passati in una botte ex-bourbon (e questa dai, ci sta) ed era stato imbottigliato a 58%. Distilleria? Highland Park (ma porc…).

E dopo questo smacco colossale faccio una pausa, che se no comincia a diventare troppo noioso per i miei poveri lettori immaginari… Tra l’Irlandese e, soprattutto, lo Springbank mi son fatto un bel classico, abusato, abusivo, aberrante, abrasivo e abominevole bagno d’umiltà. Ma insomma, me ne mancano ancora quattro, spero di riprendermi coi prossimi whiskettini! Orsù dunque, aspettate con ansia ingiustificata la Parte Seconda.

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