Lochan Sholum 2003 (50.3%, MB, 2017)

P_20180504_114407_vHDR_Auto-01Qualche mese fa vi ho annoiato con una clamorosa intervista a Martin Diekmann, capo supremo e fondatore di Maltbarn. In concomitanza con l’intervistazza, ne approfittai per acquistare con un amico due bottiglie delle sue release dell’anno scorso. Una di queste è il misterioso, oscuro, tenebroso e un po’ losco Lochan Sholum 2003-2018, un whiskettino di Islay che ha passato 14 anni in una botte ex-sherry. Da quale distilleria viene? Be’, vi posso dire che viene dalla costa sud-orientale e inizia con la L. In particolare, è quella che non ama troppo avere il suo nome su bottiglie indipendenti… quindi forse forse la provenienza potete immaginarvela! Per sostenermi nella recensione di questo bell’imbottigliamento tedesco, ho chiamato il meno italiano degli attori italiani: abbiamo qui con noi la grande, poliedrica, multinazionale, fascinosa e poco toscana stella di Stanis La Rochelle!
Benvenuto Stanis, come ti senti?
Stanis: Che straordinario odore di whisky! Mi sento a casa! E vi invidio signori, sì! Voi artigiani che lavorate con mano e con occhio, con sapienza. Ed è per rispetto profondo della concretezza che trasuda da queste pareti che io mi sento di esprimere un mio umile pensiero: andatevene affanculo tutti! Appena posso la mollo questa intervista, sì! Sto scherzando! Sto scherzando! Sto in gran forma!

Cominciamo benissimo, vedo. Spero di essere all’altezza della professionalità e della scomodità del mio ospite odierno.
Stanis
Poi se sei in difficoltà, Seppia, mi guardi, eh? Io sono talmente vero in degustazione che porto con me questa specie di alone di credibilità che ti risucchia dentro.
Non sono così d’accordo che mi chiami “Seppia”, ma grazie in ogni caso del supporto.

È un bel whiskettino che trasuda l’invecchiamento in botti ex-sherry con un colore più arancione dei capelli di Dexter Morgan. Spero non sia un serial killer psicopatico pure lui, perché pianifico di bermelo tutto… In ogni caso, basta coi tentennamenti e avanti con le mie tasting notes assassine.

Naso: Mi accoglie subito un fumo pesantissimo che mi attanaglia e che mi ricorda tanto il più classico dei Lagavulin. Questo particolare fumo di torba mi fa venire Jack Nicholson in Shining, quando fa capolino dalla porta ed è come se dicesse: “Here’s Lagavuliiiin“!
Stanis: Io considero Kubrick un incapace! Lo considero il classico esempio di instabilità artistica, abbia pazienza! È uno che affrontava un genere, falliva e passava a un altro genere. Come lo vogliamo chiamare? Eh? Poi anni e anni da un film a un altro. Anni e anni di che cosa, eh? Di profondo imbarazzo per il film precedente, abbia pazienza!
Va be’, opinioni, Stanis. Il fumo di torba si attorciglia poi in qualcosa che ricorda la gomma bruciata, bilanciata da un florilegio di frutti rossi immersi e imbevuti in acqua salata. Sale, alghe, un té verde straordinario. Con acqua sale ancora quel fumo pesante da falò e si esalta anche l’aspetto sapido, per poi collassare su una menta vaga, sullo sherry, sul sollazzo e sulla goduria.
Stanis: Ho la sensazione che ultimamente Lagavulin… sia un po’ troppo… come dire… un po’ troppo italiano.
Non sono sicuro del significato di questa osservazione, ma rispetto e riporto la tua opinione.

Palato: Aaaah, è proprio uno di quelli che quando lo bevi alla fine di una giornata ti rilassa i muscoli e ti stampa un sorriso pacioso sulle labbra.
StanisPosso dire una cosa, che la tua mania di protagonismo è veramente insopportabile, Seppia? Ti faccio una domanda: tu ti rendi conto che ogni volta che sei lontano dal centro dell’attenzione tu cerchi di dire o fare qualcosa per farti notare? Questa è una cosa brutta!
Ma Stanis, è solo il mio modo di recensire i whiskettini e di nuovo, che bisogno c’è di chiamarmi “Seppia”? In ogni caso, se vuoi che io sia più preciso, al palato si sente meglio l’invecchiamento in sherry, ci sono delle fragole decise e seducenti. Il fumo rimane pesantissimo e inebriante, ma compaiono a lato anche note di pepe nero che danno una bella complessità al profilo massiccio. Con acqua lo sherry e il fumo si bilanciano alla grande, con qualche nota acida e aspra (limone, scorza di limone). Eh, che dire, mi esalta.
Stanis: Però c’è un’altra cosa che voglio dirti, che credo sia il vero, grande merito di questa recensione: è che non ci sono i toscani, capisci? Cioè nessuno che dice “la mi’ mamma”, “il mi’ babbo”, “passami la carne, la carta…” eh? Perché con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi i toscani hanno devastato questo Paese e questo lo devi scrivere per favore. Scrivilo.
Io scrivo tutto quello che mi dici, Stanis.

Finale: Il finale è ottimo e medio-lungo, grazie a una miscela interessantissima di sale misto a ciliegie e a quella vaga gomme bruciata. Tutte le componenti si corrono dietro accavallandosi e amalgamandosi alla grande.
Stanis: Io ho studiato da Marcel Marceau a Parigi una tecnica molto semplice: io riesco a correre stando fermo.

Giudizio: Immagino che si sia capito che ne sono entusiasta. Gran whiksettino, degno di una star come il nostro ospite odierno: 90/100. A tratti grandioso, sempre buonissimo. Costava sui 140 euro, che vista la qualità e la rarità di un Lagavulin indie (invecchiato in un barile ex-sherry per di più) non è un’eresia. Purtroppo non lo si trova più, temo.
Stanis: C’è un recente sondaggio che dimostra chiaramente che chi guadagna più di settantamila euro l’anno sta a rota de zinne!
Sarei curioso di vedere questo sondaggio. In ogni caso lo ripeto: buonissimo questo Lochan Sholum di Maltbarn!
Stanis: Però sei molto italiano, perdonami! Te lo posso dire? Sei molto italiano!
Me ne farò una ragione, Stanis… Ma grazie del supporto nella recensione!

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