I 10 migliori whisky torbati – sotto i 50 euro

 

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Judge Death prende il posto di Judge Dredd per questa rubrica fumosa.

Torna una delle rubriche meno richieste e più arroganti di A Song of Ice and Whisky: oggi vi propongo infatti la listazza dei 10 migliori whisky torbati sotto i 50 euro! In questo caso il Vostro affezionatissimo si rimette il caschetto da Giudice e, chiedendo aiuto al più orripilante sbirro di Mega-City One, si infila in un tortuoso percorso affumicato, ricco torba e di mostri mutanti delle paludi scozzesi. Il Giudice Dredd non ama i discorsi fumosi e così chi ho al mio fianco in questa avventura è l’amabile Judge Death. L’immagine che potete ammirare qui sopra lo ritrae in un momento di relax, mentre si reca a fare il bagno a Bibione. 

Qui di seguito considero, come per le liste precedenti (le trovate qui e qui) solamente le edizioni non limitate e non entro nel meraviglioso mondo dei single casks. Nel momento in cui scrivo questa listarella tutti i prodotti sono reperibili e per i prezzi mi rifaccio a quelli riportati da Whiskybase. Ah, e sulla definizione la definizione di “torbati” poi, si può discutere per ore. Whiskettini come Springbank e Benromach, ad esempio, usano malto torbato e quindi un petulante Puffo Quattrocchi qualunque potrebbe chiedersi: “Perché non sono inclusi nella lista“? Perché I AM THE LAW, ecco perché.

10. Laphroaig Quarter Cask: Comincio la lista con un NAS e lo so, lo so, qui i guru dell’artigianalità storceranno il naso. Un whisky ultraruffiano, giovane e torbato, invecchiato in barili diversamente grandi. L’ho descritto altrove come “ignorante come Enrico Papi e lecchino come Fabio Fazio“, e rimango della mia idea. Comunque oh, il suo lo fa, che devo dire.

9. Longrow Peated: Chi coi NAS comincia, coi NAS continua, diceva il Saggio… e questo l’unico whiskettino sputazzato fuori dalla Banca Primavera senza un age statement. Grazie ai suoi 45ppm sulla carta è aggressivo come Paolo Montero nei suoi giorni migliori, ma in realtà va giù bene quanto Neymar dopo un contrasto appena accennato. La qualità è il marchio di fabbrica della casa, sicuramente questo Rigalunga non fa eccezione.

8. Ledaig 10: Recentemente feticcio di molti imbottigliatori indipendenti (perché, diciamocelo, Ledaig è strabbono), il torbatissimo whiskettino base della distilleria dell’isola di Mull impressiona per la sua aria marina e dolce, con un gran sapore di grano e malto a far da contraltare alle note sapide. Un po’ come Roger Murtaugh quando cerca di convincere quel pazzo di Riggs a non fare troppe cazzate. I’m NOT too old for this Ledaig.

7. Kilchoman Machir Bay: Ritorniamo dunque su Islay, e per non sbagliarci prendiamo la stradina che porta direttamente a Kilchoman. Nella bella fattoria (ia-ia-oh!) fanno questo ottimo whiskettino, pieno di fumo pungente e di sale, liquirizia, vaniglia e frutta bianca. Non ignorante quanto potrebbe sembrare, per me merita decisamente ogni elogio ricevuto in questi anni.

6. Lagavulin 8: Fratellino minore di Sua Maestà il Sedicenne, ha cominciato la sua avventura nel variopinto mondo whiskettaro nel 2016, dopo il lancio di un’edizione speciale per il bicentenario della distilleria che ha avuto più successo del pilot di Breaking Bad. Sottile quanto l’umorismo di Mai Dire Banzai, è oleoso e ricco di limone, accanto a un fumo pungentissimo e molto Lagavulin. Il retrogusto salato e zuccherato fa sudare come neanche gli svolazzi del costume di Lucy Lawless in Xena.

5. Port Charlotte 10: Lanciato l’anno scorso durante il recente restyling dell’offerta di Port Charlotte, la versione pesantemente torbata di Bruichladdich. L’ho assaggiato durante la mia visita a Islay, e mi aveva intrigato tantissimo. Imbottigliato a un gargantuesco 50%, sprizza qualità, fumo, e frutta bianca. Oleoso e gustoso, è interessante anche per l’attenzione che Bruichladdich pone a tutte le parti della prodizione, dal tipo di orzo, al lievito utilizzato, all’invecchiamento. Porto Carlotta, aspettami!

4. Ardbeg TEN: Scrivevo altrove che non è non un whisky per tutti: pieno di alghe, mare, roba marcia e tanto, tanto, tanto fumo di torba. A circa 45ppm è prepotente, malvagio e arrogante come un’entrata in ritardo di Chiellini, con del limone e del pepe che sorprendono entusiasticamente. Senza mezze misure e senza mezze stagioni. Love it or leave it.

DREDD
Prima della Top 3, riceviamo la visita del nostro Giudice preferito: Dredd Mode ON!

3. The Peat Monster: Lo recensirò nei prossimi giorni, ed è l’unico blend della lista. Però che blend! Un mix di Laphroaig, Ledaig, Caol Ila, Ardmore, e altri whiskettini delle Highland miscelato dalla Compass Box. Cosa può andare storto? Niente, ecco cosa. Ha un’anima delicata e fruttata accanto a un fumo deciso ma non invadente. Davvero interessante, un mostro che vale la pena conoscere.

2. Talisker 10: Uno dei migliori whisky per qualità/prezzo sul mercato, visto che si trova (raramente ormai) anche sotto i 30 euro. Prodotto dalle onde marine che vanno a sbattere violente sulle scogliere dell’isola di Skye, un whisky dolce, carnoso, torbato ma non troppo, e ricchissimo di sale e pepe neanche fosse la capigliatura di George Clooney. “Made by the sea” dice la distilleria, e non si può certo darle torto. In poche parole, lo adoro.

1. Lagavulin 16: È sua maestà Re Lagavullo XVI il Poderoso il chiaro vincitore di questa lista per me. Un intensissimo fumo di torba legato benissimo ad agrumi corposi e a una indiscutibile e tremenda eleganza. E poi dai, è il malto preferito di Ron Swanson, chi sono io per contraddirlo? La migliore recensione possibile su questo malto la trovate qui. È filtrato a freddo e pure colorato. E allora? Chissenefrega, è buonissimo!

 

 

 

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