Una masterclass da Antichi Leoni (degli Spiriti)

P_20181110_155933_LL-01Al recente Milano Whisky Festival ho deciso di partecipare a una Signora Masterclass organizzata dal grande Max Righi: la massiccia e decisiva Max’s Choice. Il tasting si prospettava una bella scampagnata nel mondo di Antique Lions of Spirits (ALOS), una collaborazione di tre signori imbottigliatori e selezionatori di malto. Si parla ovviamente del già citato Max Righi (Silver Seal), Diego Sandrin (Lion’s Whisky) e del tedesco Jens Drewitz (Sansibar Whisky): tre bei personaggioni che, come ci ha raccontato Max all’inizio della degustazione, si sono messi d’accordo per acquistare alcuni barilazzi superpiù! A differenza di Terence Hill, questi non barili non danno sganascioni ma promettono una libidine più godereccia di un buffet a un matrimonio indiano. In questa degustazione abbiamo sbevazzato ben 5 delle ultime uscite degli ALOS. E io, per condividere questa degustazione con voi, miei cari lettori immaginari, sono riuscito a riempire anche delle bottigliette di 4 whiskettini. Purtroppo mi son perso per strada uno stupendo Clynelish 1997-2018, vi dovrete accontentare degli altri quattro mostriciattoli qua…

La degustazione inizia subito con una bestia, un whiskettino, giusto per far capire chi comanda. Il prescelto da Max è un whiskettino di cui non ci dicono la provenienza, ma si sa che è un 44enne (!!!) di una distilleria dello Speyside, invecchiato in una botte ex-sherry. Ecco le mie impressioni:

Speyside Region 1973 (51.6, ALOS, 2017) Copia di Yoda
Il whiskettino qui ha 13 anni più di me e fa parte della serie “The Butterflies“, ma che non sia per niente un farfallone lo si vede fin dal bicchiere.
Naso: Incredibile, attacca con una fragola delicatissima e poi subito parte con un susseguirsi di odori che fanno letteralmente venire i brividi. Non sto scherzando, sento la pelle d’oca, è profondissimo. Malto, uno sherry leggero e scevro di ogni zolfo che dir si voglia. Densissimo e stratificatissimo, impressionante quanto il mento di Thanos. Starei ore a snasarlo senza mai stancarmi. Fiori, lavanda. C’ha un bouquet incredibile di aromi di campo, di dolce, di vino, di spumante, di bontà. Arance, miele, spezie (cannella).
Palato: Frutti fragolosi ed esotici si prendono la scena qui, ma compare anche un solido legno che comunque non è invadente. Mango, melone, arance… ci son talmente tante piste che rischio di confondermi in una sequela di esplosioni e di eventi come in Aquaman. Ricco di malto e miele, oleoso, erboso, con una lieve vaniglia di sottofondo. Oh, c’ha tutto sto malto, escono con acqua anche limone, arancia, un vago cioccolato. Fantastico.
Finale: Lungo, pulito, dolce e ricco di vaniglia, con un vago accenno di amaro di quercia.  Il finale a dirla tutta è davvero qualcosa di sorprendente, profondo, con un gioco tra vaniglia e fragola che mi lascia stupefatto. Che roba.

P_20181110_170904_LL-01Glenrothes 1997 (57%, ALOS, 2018) Copia di Luke
Un altro whiskettino della serie “The Butterflies“: Max ci dice che la distilleria non è proprio la sua preferita e che piace particolarmente in Germania. Io sono entusiasta lo stesso, che 20 anni di Glenrothes in un barile ex-sherry fanno gola a chiunque – ma può essere che siano i 6 anni passati ad Amburgo a parlare!
Naso: Capisco che ad alcuni  possa non piacere, ma parla alla grande alla mia parte teutonica ignorante e sporcacciona. Molto sherry, ma niente alcol nonostante l’imbottigliamento 57%. Un po’ erbaceo, un po’ solforico (vagamente). Cremoso, pure. Con acqua lo sherry si esalta ancora di più, molto carico, molto erbaceo ora. E stranamente molto aspro: limone e lime impazzano come i Rohirrim nella Battaglia dei Campi del Pelennor.
Palato: Molto più classico del naso, e anche più unidimensionale. Un po’ allappante (e qui molti storceranno il naso), per me buonissimo comunque. Ha qualcosa di sgraziato, se vogliamo, di sporco, sudicio. Ergo, mi piace. Un po’ alcolico, grezzo ma ottimo.
Finale: Medio e anche questo molto secco, con un po’ di dolcezza ciliegiosa e un lurido amaro che viene dal legno. Godurioso se bevuto da solo, se preso dopo lo Speysider di sopra delude un po’.

Springbank 1998 (48%, ALOS, 2018) Copia di Darth
E qui ci allontaniamo dall’entomologia e ci spostiamo nella “Savannah series“, e troviamo curiosamente sulla bottiglia un… orango?? Ma gli oranghi non vivono nella savana! Vabe’, sorvoliamo sulla biologia e concentriamoci piuttosto sul contenuto: uno Springbank di 20 anni, invecchiato in un barile ex-sherry. Cosa chiedere di più?
Naso: Urca urca tirulero, come dice Little John! Miseriaccia, che fumo aromatico, intenso come lo sguardo di ghiaccio di Tiberio Timperi. Attacca le retrovie delle narici con livore e frustate di cuoio. Spasmodico, sporco, satollo di pietra bagnata, terra e (sorpresa!) fiori. Un po’ bifolco e un po’ signore, un po’ Eddie Murphy e un po’ Dan Aykroyd in Una poltrona per due. Ancora una vaga fragola, con annessi aromi di agrumi.
Palato: Molto più lieve e meno esplosivo qui, si assesta su quell’osannato cuoio, sul sale (molto), su delle inaspettate viole. Poi la vaniglia (poca) distoglie l’attenzione dall’aspro dell’arancia, e dalla classica, ottima mineralità di casa Springbank. C’ha anche un leggero fumo incazzato e allappa un poco. Con acqua escono altri frutti (pesca) e ancora quell’aspro, ma anche sapori che mi ricordano robe dal lucida scarpe al lucida mobili. Avercene, va’.
Finale: Non lunghissimo, ma il fumo aromatizzato al lucida scarpe rimane a lungo. Allappa tanto a un certo punto che sembra raschiare il palato. Meglio del Glenrothes, anche questo parla ai miei gusti come mi parla d’amore Mariù.

Octomore 2011 (51.9%, ALOS, 2018) Copia di Han/Copia di Luke
P_20181110_170942_LL-01E faticosamente arrivo all’ultimo malto di questa degustazione pazzesca. E come non finire in bellezza con un mostruoso Octomore? Anche questo fa parte della “Savannah series“, e l’elefante ci sta molto meglio della grande scimmia di prima. E dopo 6 anni in un barile ex-bourbon (a differenza di quelli OB, che di solito hanno spesso una rifinitura in barili ex-vino), eccolo qui!
Naso: Torba da impazzire, violenta, sugosa, prepotente. Un limone netto, che taglia il fumo più delle mani di Rei dell’Uccello d’Acqua. È un Octomore più puro che duro. Anche se è comunque durissimo. Non complessissimo sto naso, ma va quasi bene perché non so se riuscirei a tollerare i cazzotti di fumo e di liquirizia che tira se ci fosse tanta altra roba.
Palato: Un connubio malefico e pantagruelico di vaniglia torba, con punte di violenza che Materazzi se la sognava. Spunta stranamente una fragola clandestina e interlocutrice, in mezzo allo zenzero, al limone e, naturalmente, al fumo insistente. Urca che buono. Peccato che con l’acqua si sciolga malamente.
Finale: Medio-lungo, tra legno di quercia e un fumo che ti attanaglia neanche fosse Claudio Gentile quando marcava Maradona. Forse quello che mi è piaciuto di meno tra i malti in degustazione, ma comunque sicuramente clamorosamente buono. E questo la dice lunga sul livello straordinario della Max’s Choice. Che gioia essermela goduta!

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