Port Charlotte 2007 (60.4%, ADoS, 2018)

Port Charlotte 2007 (60.4%, ADoS, 2018)

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What happens if you put together a wine cask maturation (here we go again) and a monstrously peated malt? Seeing that that’s a recent trend among some bottlers, I decided to explore it by immersing myself in a small tour de force of some whiskies displaying this peat and wine combo. In this article I’ll put on my explorer’s hat and will tell you about a Port Charlotte (2007-2018) matured in a matured in a cask that contained a red wine from the Vosne-Romanée region for over 10 years. It was bottled by Marco Bonn, the commander in chief of the German whisky shop Brühler Whiskyhaus.

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Octomore ‘Comus – 04.2/167 ppm’ (61%, OB, 2012)

Octomore ‘Comus – 04.2/167 ppm’ (61%, OB, 2012)

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Octomore Comus: non un whiskettino per deboli di torba.

Octomore è la versione più violenta e incazzusa di Bruichladdich, quella generata da esperimenti al limite della più estrema e bizzarra follia che hanno permesso alla distilleria di realizzare i whiskettini più torbati dell’Orbe Terracqueo. Quello che mi tracanno oggi non fa eccezione e so già che mi prenderà a mazzate il palato. Aspettate che arriva l’annunciatore, sentiamolo:

<<All’angolo sinistro, con 167 ppm di fenoli, alla domanda “Come ti senti oggi?” risponde sempre: “Cattivo come la fame”. Ecco a voiiiiii… Octomore Comus!>>

Octomore Comus – 04.2/167 ppm è un’edizione relativamente vecchiotta, imbottigliata nel 2012 e contiene un poderoso whiskettino invecchiato per circa 5 anni in barili ex-bourbon e poi rifinito in botti ex-Sauternes, e per la precisione Château d’Yquem, che la povertà a Bruichladdich a quanto pare fa schifo. Il fatto poi che questo sia uno dei vini preferiti da Hannibal Lecter di sicuro non è un caso.
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Per un pugno di Bruichladdich

Per un pugno di Bruichladdich

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Come diceva il Saggio: Un deux troisTarari comme ci comme ça.

Oggi mi ributto su una serie di bottiglie che ad oggi sono tragicamente più o meno introvabili. Ma oh, io i sample ce li ho e allora tanto vale annoiare voialtri che mi leggete. I tre whiskettini di stasera son tutti molto diversi tra loro, e penso che questo possa essere utile per tentare di dare una flebile impressione dell’incredibile varietà offerta dai prodotti della distilleria. Tale varietà è presente già negli imbottigliamenti ufficiali (rappresentati infatti da ben 3 serie differenti – Bruichladdich, Port Charlotte e Polveredasparo Octomore). Oggi, invece, concentro me e il mio tartassato fegatazzo su tre imbottigliamenti indipendenti, che come accennato sono ormai irreparabilmente irreperibili: due Bruichladdich e un Port Charlotte. E allora visto che oggi me ne toccano ben tre, sotto con le mie irrintracciabili tasting notes.

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Nel frattempo al whisky festival #2: Hanse Spirit 2017

Nel frattempo al whisky festival #2: Hanse Spirit 2017

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Ho vissuto ad Amburgo per quasi sei anni, è stata clamorosamente casa mia. Qui ho iniziato questo viaggio nella deficienza epatica che la mia passione per il whisky, e qui ogni tanto torno per motivi vari. Lo scorso weekend ci sono stato, tra le altre cose, anche per vedere “il più grande whisky festival del nord della Germania“. Che a dir la verità suona un po’ come “il più alto poliambulatorio del Canavese“, ma tant’è. In ogni caso, torniamo al festival: Hanse Spirit 2017. E dire che quando ero qui non ci ero mai stato! La location è quella solita delle fiere nella città anseatica: l’enorme Messhalle, un complesso che per qualche tempo aveva anche ospitato molti rifugiati siriani negli anni scorsi. Ma oggi ospita whisky! Tanti gli imbottigliatori indie presenti, e su di loro mi concentrerò nella mia visita in solitaria alla fiera. In solitaria? Sì, perché oggi non sono riuscito a trascinare nessuno dei miei amici a rinunciare a parte della loro salute per accompagnarmi  alla kermesse. Kermesse che costa 15 euro, prezzo più o meno in linea con quello di altri whisky festival.

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Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail (58.7%, OB, 2016)

Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail (58.7%, OB, 2016)

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Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail: un nome improponibile per un whiskettino portentoso. Sullo sfondo, Magical Mistery di Sven Regener. Perché? Solamente perché il titolo mi sembrava azzeccato, il resto del libro non c’entra assolutamente niente. Ah, indovinate un po’ da dove ho preso l’immagine a sx? Da whiskybase!

Ecco qui un nuovo, giovane e prepotente frutto di Islay, un Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail. Bruichladdich, la distilleria per molti versi sperimentale della costa occidentale di Islay, produce ben tre linee di whiskettini. Oltre agli eponimi Laddies (unpeated whisky) e i mostruosi -in senso buono, eh- Octomore (super heavily peated whisky), ci sono anche i torbati Port Charlotte (heavily peated whisky), che prendono il nome da una locale distilleria chiusa dopo la Prima Guerra Mondiale. Come al solito per maggiori info rivolgetevi qui. Il whiskettino in questione fa parte di una serie di edizioni fatte specificamente per i travel retail e imbottigliate a grado pieno. Questo qui in particolare è un 12 anni e il suo impronunciabile nome Oilean… Furach… vabe’ (Oileanach Furachail), ecco il suo nome si riferisce fumosamente all’attenzione dello studente verso il maestro durante il suo lavoro. Questa strana espressione vuole celebrare, come scritto sullo stesso sito della distilleria, Adam Hannett, head distiller di Bruichladdich dal 2015 e che sostituisce in toto il leggendario plenipotenziario e suo maestro Jim McEwan. Finite le inutili note di folklore? Sì? Allora proseguiamo. Continue reading “Port Charlotte PC12 Oileanach Furachail (58.7%, OB, 2016)”

Bruichladdich 1991 (46.9%, OB, 2016)

Bruichladdich 1991 (46.9%, OB, 2016)

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Un Laddie d’alta quota!

Come anticipato pochi giorni fa, ecco la recensione di un ottimo whiskettino che mi son portato dietro quando ho fatto il giro del Monviso. Un po’ di dipendenza qua (semicit.)? Per i simpatici degustatori occhialuti, sì, non preoccupatevi, l’ho riassaggiato a casa per compilare le tasting notes in un ambiente scevro di odori montani. Il whisky qui presente arriva direttamente da Islay, dalla distilleria di Bruichladdich. Ecco le mie proverbiali due info a riguardo: fu fondata sul finire dell’Ottocento e oggi produce tre versioni del suo malto. Oltre all’eponimo e non torbato Bruichladdich (di cui nel core range si trovano oggi solo espressioni NAS), la distilleria produce due versioni torbate: quella benzina estrema chiamata Octomore, e la meno ignorante Port Charlotte. In particolare, l’edizione speciale del Bruichiladdich che molesta il mio fegato oggi è un imbottigliamento dedicato a uno dei dipendenti della distilleria (un certo David Hope). È un valinch, un’edizione disponibile solo in distilleria che i simpatici avventori possono riempire direttamente dal barile con… be’, con un valinch (un tubo per estrarre il liquido), appunto. È un 24 anni (1991-2016): non filtrato, non colorato, entusiasticamente imbottigliato a un impudente 46.9% di alcol, è rosso chiaro, intrigante e conturbante nel bicchiere.

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Octomore ‘Islay barley – 06.3/258 ppm’ (64%, OB, 2014)

Octomore ‘Islay barley – 06.3/258 ppm’ (64%, OB, 2014)

Oggi mi sento in vena di distruzione.
“Come meglio torturare il mio palato?” Mi chiedo.
Octomore.” è la risposta che echeggia tra le pareti sempre più vuote della mia scatola cranica. Nella mia testa questa seconda battuta la dico con la voce di Batman.

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Octomore ‘Islay Barley’ 06.3. Un mostro esplosivo da 258 ppm. Era davvero necessario? Immagine a sx come al solito da Whiskybase.

Due paroline su questo che per me è un grande esperimento tirato avanti dalla distilleria Bruichladdich. La serie Octomore è composta di edizioni speciali e prende il nome da una fattoria locale vicino a Port Charlotte. Consiste dei malti più torbati dell’orbe terracqueo: sono tutte edizioni limitate, con numeri che appaiono sulle eleganti bottiglie che sembrano messi lì a caso da un cabalista ubriaco. La cosa che rende questi whiskettini particolari e assurdi sono appunto gli stratosferici livelli fenolici. I fenoli sono dei composti aromatici che penetrano nell’orzo maltato durante il processo di essiccazione con un fuoco alimentato dalla torba. Sono i fenoli i responsabili appunto di quel sapore “torbato”, o affumicato. Per farvi un esempio di quanto martelli questo Octomore, un Ardbeg, a parte l’estremo Ardbeg Supernova, ha tipicamente un livello fenolico di 55 ppm (parts per million). Ecco, per dire, questo morigerato whiskettino, che è finora il whisky più torbato della storia, di ppm ne ha… 258. Kaboom.

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