La mia prima Islay – Parte 2: Lagavulin Sensory Experience e Laphroaig Warehouse Tasting

 

Proseguiamo dunque un poco alticci ma sempre meno barcollanti la nostra passeggiatina verso la distilleria che più di tutte, forse, urla torba e Islay: l’iconica Lagavulin. È una delle mie preferite in assoluto, ed è quindi pieno di eccitazione che accompagno la Compagnia dello Schifo mentre facciamo la nostra imbarazzante entrata in distilleria. Tra le altre cose io mi prendo un sacco di insulti perché ho fatto arrivare tutti mezzora prima sbagliandomi clamorosamente sull’ora di inizio del tasting, facendo perdere a tutti mezzora di Ardbeg. Mugugno a bassa voce le mie tremebonde scuse e spero che presto questo tasting di Lagavulin possa far alticciamente dimenticare i miei torti. Il Sensory Tasting è un’esperienza decisamente interessante: ci vengono messi di fronte ben 5 drams: Lagavulin 16, Lagavulin Distillers Edition, Lagavulin 8, Lagavulin Jazz Festival 2017 e Lagavulin 12. Accanto a questi ci danno degli altri campioni pieni di essenze che si possono (o si dovrebbero potere) trovare nei whiskettini offertici: dal sale alla torba (non proprio scelta felicissima, che la torba non sa di niente di per sé), dalla vaniglia al legno impregnato di sherry. È stata un’esperienza veramente interessante, dovrei farla più spesso… E poi ho potuto assaggiare l’edizione limitata che Lagavulin ha fatto uscire per Jazz Festival del 2017!

 

Lagavulin Islay Jazz Festival 2017 (57.6%, OB, 2017) Copia di Luke
Maturato in un mix di American hogshead (refill) e 1st-fill American Barrels.
Naso: Destro e sinistro al naso con una torba poderosissima. L’abbinamento con del Lapsang Souchong (ci han messo davanti delle foglie di questo tè) mi fa pensare che effettivamente un poco lo ricorda. Secco, ricco di torba violenta, vaniglia e alcol. Aaah ma ha anche un lato fruttato: fichi secchi, zucchero, mele. Intenso e ottimo.
Palato: L’alcol e la torba mi disorientano, esce anche un simpatico lato marino con la classica combo sale torba. Mi sembra di sentire anche qui del tè, ma magari sono suggestionato come davanti a uno spettacolo di Giucas Casella. Frutti secchi, mele, e poi be’, un fumo di torba potente ma legato benissimo.
Finale: Lungo e piccante.

Dopo il tasting ci hanno anche fatto assaggiare un bicchierino di Lagavulin 18 anni imbottigliato per il Festival di quest’anno. Be’, m’è piaciuto talmente tanto che per non saper né leggere né scrivere ne ho presa una bottiglia! Il Marcio e Magalli, invece, han deciso di dividersi una bottiglia di Lagavulin Jazz Festival, mentre l’Esperto, per anni tacciato di essere un tirchiazzo colossale, cerca inutilmente di cambiare la nostra opinione e se ne prende una bottiglia da solo. Il buon Muschio, da par suo, si innamora come un adolescente nel tempo delle mele del sempre ottimo Lagavulin 12 anni. Ci romperà i maroni incessantemente Ne parlerà a profusione per tutta la sera e ci farà ritornare in distilleria il giorno successivo per prenderne una bottiglia. Terminato il tasting, ritorniamo a Port Ellen dove avevamo lasciato la macchina il mattino. L’aria è calda e c’è una spiaggia: che possono fare 5 italiani all’estero a quel punto? Esatto, compriamo un pallone e ci mettiamo a giocare come nemmeno Aldogiovanniegiacomo. Riporto di seguito le tasting notes della partitella.WhatsApp Image 2018-06-02 at 21.52.08(2)

L’Esperto 1985 (46%, OB, 2018) Copia di Darth
È un giocatore di categoria superiore, mette a sedere tutti con le sue finte incredibili. È aiutato dal fatto di aver perso negli anni entrambe le ginocchia: se questo lo limita nell’autonomia e lo rende fisicamente un’ameba, gli garantisce una flessibilità nelle articolazioni da fare invidia a quella di Mister Fantastic.
Il Muschio 1986 (46%, OB, 2018) Copia di Han
Pure lui ha una discreta tecnica, segna poco ma dispensa assist a gogo. Lascia a desiderare nella tenuta atletica, anche perché spreca fiato ripetendo all’infinito che vuole tornare indietro il giorno dopo per comprarsi una boccia di Lagavulin 12. Ossessionato.
Il Marcio 1984 (46%, OB, 2018) Copia di Han
Le molteplici paternità hanno reso il “Pirlo di Cantoira” un po’ più cedevole fisicamente, ma dimostra di non aver perduto negli anni certe giocate di qualità. Si spegne un po’ alla distanza complici i calcioni rifilatigli da me, ma uccella bellamente diversi avversari più volte. I diversi avversari sono sempre io, ovviamente.  
Jancarlo Magalli 1984 (46%, OB, 2018) Copia di Boba
Lo “Stambecco di Torrevecchia Teatina” si conferma un difensore aggressivo e ordinato, e si capisce perché abbia in casa le gigantografie die Paolo Montero e Pasquale Bruno “O’ Animale”. Purtroppo, come suggerisce il soprannome, è capace di saltellare solamente su pareti verticali. Essendo la spiaggia in piano, è lento in modo devastante. 
Il Vostro Affezionatissimo 1986 (46%, OB, 2018) jar_jar_binks
Corre incessantemente per il campo come un ossesso per compensare la totale e assoluta mancanza di mezzi tecnici. A un certo punto è talmente fastidioso nei suoi mancati controlli e nei tiracci a mare che compagni e avversari gli fanno credere con l’inganno che la fine del campo sia dall’altro lato della spiaggia e lo mandano laggiù. Si accorge del barbatrucco ormai a partita finita.

 

Terminata la partita e dopo esserci rifocillati localmente, torniamo a casa e passiamo la serata da veri giovani a giocare a carte e a sparlare degli assenti, che il giorno dopo ci aspetta il Laphroaig Warehouse tasting! Questa volta il tour (che è un vero e proprio tour della distilleria) inizia già alle dieci del mattino. Laphroaig è in una posizione bellissima, con la Warehouse n°1 proprio sulla baia. Il tour della distilleria è super interessante, e vediamo anche i famosi vecchi malting floors – Laphroaig usa una piccola percentuale (15%) di malto d’orzo fatto in casa, in particolare per le torbature particolarmente forti, mentre il restante è acquistato da Port Ellen. Vediamo anche dove è bruciata la torba (250 tonnellate ogni anno, in barba al climate change), rigorosamente raccolti nelle torbiere locali. Inebriati dal romanticismo del momento, passiamo le pot stills, che curiosamente a Laphroaig sono sette. E proprio il fatto che siano in numero dispari rende Laphroaig una distilleria unica: dal momento che si usa di solito una doppia distillazione di solito le distillerie hanno lo stesso numero di wash stills (prima distillazione) e spirit stills (seconda distillazione). Ecco, Laphi per motivi storici usa 4 spirit stills di diverse grandezze. A questo punto la simpatica guida che non vede l’ora di sbevazzare pure lui ci apre le porte della mitica Warehouse n°1 dove ci aspettano tre barili selezionati da lui stesso (ci dice) e dal master distiller John Campbell.

 

Il primo è un Laphroaig distillato nel 2003 3 che ha passato 7 anni in un barile ex-bourbon per poi essere travasato in un quater cask. A 50.6%. L’ultimo invece è un Laphroaig del 2005, che dopo 7 anni in un barile ex-bourbon è stato travasato in una botte ex-sherry (amontillado). Di quest’ultimo, ricchissimo e violentissimo, si innamorano tutti i miei compagni di viaggio e ne imbottigliano un sample da 0,2 l come da contratto maltico. Come avrete immaginato, io invece ho preso il secondo offertoci:

Laphroaig 2004 Handfilled – Distillery Only (49,7%, OB, 2018) Copia di Luke

P_20180605_110042_vHDR_Auto-01Ha passato 14 anni in un barile ex-bourbon ed “extra charred” (cioè ultra-carbonizzato prima dell’uso). Ha un colore dorato nel bicchiere, e si vedono dei rari pezzettini neri che galleggiano: residui del barile.
Naso: La prima sassata la tira una vaniglia delicatissima, intensa. Poi il naso vira inaspettatamente su banana e… lavanda! La torba è sottile e presente, anche se è delicata. Caramello, sale, poi ancora un’affumicatura elegantissima.
Palato: La torba qui è più evidente, mele, banana e limone. Ricco di caramello, e se lo si lascia riposare ti ricompensa con un fumo leggero e delicato. Molto buono, sono contento della mia scelta che temevo poter essere stata dettata dall’imbecillità momentanea.
Finale: Medio-lungo, con mela cotta e cannella.

In generale un Warehouse Tasting è un’esperienza unica (ogni volta sono scelti barili diversi) e ultrainteressante. Consigliata a tutti, anche per capire meglio cosa la distilleria può offrire al di là dei “soliti” OB. Terminata la visita, barcolliamo al bar-negozio della distilleria. Proviamo ancora Un Laphroaig Cairdeas 2018, maturato in barili ex-sherry (fino) e l’ultimissima versione del Laphroaig 10 Cask Strength. Entrambi davvero buoni, in particolare (per me) il 10 anni. L’Esperto e il Muschio, ormai in modalità di whiskconsumismo estremo, ne prendono uno a testa. Purtroppo posso già spoilerarvi che il povero Muschio sfortunello non ne berrà nemmeno una goccia, visto che al ritorno la bottiglia si spaccherà malamente nella sua valigia. A questo punto, ancora satolli per l’abnorme e decisiva colazione fatta prima del Warehouse Tasting, cominciamo a pensare di rimetterci in marcia verso il nord dell’isola. Ma per ora vi ho annoiati abbastanza e mi fermo qui.

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